{"id":97583,"date":"2026-10-20T08:59:30","date_gmt":"2026-10-20T06:59:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97583"},"modified":"2026-10-19T16:03:31","modified_gmt":"2026-10-19T14:03:31","slug":"blocus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97583","title":{"rendered":"Blocus!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GLI ASINI (Nicholas Bertoli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<h1 class=\"rivista\"><\/h1>\n<\/header>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/lettres_aux_lyceens-1-e1791713134184-1024x204.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"204\" \/><\/p>\n<div class=\"autore\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"postshare\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_24 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/blocus\/\" data-a2a-title=\"BLOCUS!\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry_content\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p><em>Pubblichiamo la traduzione di un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ici-et-ailleurs.org\/Lyceens-en-blocus-ecouter-avant-de-juger\">volantino<\/a>\u00a0fatto circolare dagli studenti durante le ultime manifestazioni partite dalle scuole superiori delle banlieue di tutta la Francia e un testo di appoggio di una associazione di studenti, ricercatori e attivisti:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ici-et-ailleurs.org\/-qui-sommes-nous-\">Ici et Ailleurs \u2013 Pour une philosophie nomade<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BLOCCO<\/strong><\/p>\n<p>Ovunque in Francia questa settimana abbiamo dato il via ai blocchi nei nostri licei.<br \/>\nSoprattutto a sostegno dei licei meno privilegiati.<br \/>\nNon guardate Cnews, non ascoltate Europe 1: leggete e ascoltate i vostri figli e nipoti.<br \/>\n<b>I giovani in Francia sono stufi<\/b>. Sono un terzo i liceali interessati: non \u00e8 un dato trascurabile.<br \/>\nCos\u00ec come nel 1968, nel \u201873, nell\u2019\u201886, nel \u201890, nel \u201898, nel 2006 e nel 2018\u00a0<b>il governo non sa che farsene di noi.\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Oggi protestiamo principalmente contro:<\/p>\n<p><b>LA MANCANZA DI MEZZI NELLE SCUOLE<\/b><\/p>\n<p>\u2013 10% (= 6000) tra scuole, istituti e licei in condizioni di degrado<br \/>\n\u2013 Classi con pi\u00f9 di 35 alunni (assenza di limite legale)<br \/>\n\u2013 Professori assenti, spesso mai sostituiti<br \/>\n\u2013 Bonus cultura dimezzato in tre anni<\/p>\n<p><b>DISUMANIZZAZIONE DEL SISTEMA SCOLASTICO<\/b><\/p>\n<p>\u2013\u00a0 Orari non adatti al bio-ritmo degli adolescenti<br \/>\n\u2013 21% dei liceali a rischio abbandono nel 2025<br \/>\n\u2013 19% dei liceali a rischio depressione<br \/>\n\u2013 400 i suicidi annuali tra gli alunni<\/p>\n<p><b>ORIENTAMENTO E PARCOURSOUP*<\/b><\/p>\n<p>\u2013 Rinforzo di strutture classiste<br \/>\n\u2013 Autocensura degli alunni<br \/>\n\u2013 Sistema di espressione delle preferenze<br \/>\n\u2013 126.500 (=15%) gli studenti senza proposte d\u2019ammissione entro fine anno<\/p>\n<p><b>+ BILANCIO DELLE VIOLENZE DELLA POLIZIA<\/b>:<br \/>\npi\u00f9 di 200 i feriti tra alunni e personale scolastico e solo 3 inchieste IGPN (organo di controllo interno della polizia in Francia) aperte:<br \/>\nproiettili di gomma, lacrimogeni, manganellate, strangolamenti, immobilizzazioni a terra\u2026<\/p>\n<p>Alcuni bruciano, sfasciano, provocano: lo riconosciamo. Sebbene i media manipolino i fatti per dipingerci solo come dei violenti.<br \/>\nFacciamo appello alle parole dell\u2019arcivescovo brasiliano Dom Helder:<\/p>\n<p>\u201cCi sono tre tipi di violenza. La prima, madre di tutte le altre, \u00e8\u00a0<b>la violenza istituzionale<\/b>, quella che legalizza e perpetra il dominio, l\u2019oppressione e lo sfruttamento, quella che schiaccia e lamina milioni di uomini nei suoi ingranaggi silenziosi e ben oliati.<br \/>\nLa seconda \u00e8\u00a0<b>la violenza rivoluzionaria<\/b>, che nasce dalla volont\u00e0 di abolire la prima.<br \/>\nLa terza \u00e8\u00a0<b>la violenza repressiva<\/b>, che ha lo scopo di soffocare la seconda, facendosi\u00a0<b>complice e ausiliaria della prima\u00a0<\/b>violenza, quella che genera tutte le altre.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8\u00a0<b>peggiore ipocrisia<\/b>\u00a0che chiamare violenza solo la seconda, fingendo di dimenticare la prima, che la fa nascere, e la terza, che la uccide.\u201d<\/p>\n<p>NELLA SPERANZA CHE COMPRENDIATE MEGLIO LE NOSTRE RAGIONI, se interessati: sosteneteci, parlatene,\u00a0<b>unitevi anche voi ai blocchi<\/b>, proteggete i nostri compagni dalle violenze della polizia e soprattutto andate a manifestare il\u00a0<b>6 &amp; 7 ottobre.<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>*<\/b>Parcoursup \u00e8 la piattaforma nazionale francese di pre-iscrizione all\u2019istruzione superiore, introdotta nel 2018 per sostituire APB (Admission Post-Bac). Gli studenti dell\u2019ultimo anno delle scuole superiori vi presentano le proprie preferenze detti \u201cdesideri\u201d (<i>v\u0153ux<\/i>); le singole universit\u00e0 e scuole esaminano i dossier e formulano le proposte di ammissione.<br \/>\nLe criticit\u00e0 principali sono:<br \/>\n\u2013 mancanza di trasparenza dell\u2019algoritmo nei processi di selezione;<br \/>\n\u2013 un sistema classista che rinforza le diseguaglianze sociali invece di appianarle;<br \/>\n\u2013 procedimenti interni alle scuole non anonimi che spingono gli studenti ad autocensurarsi nella scelta della propria formazione futura ( ad esempio, essendo l\u2019espressione delle preferenze esaminate e validate o meno dai professori, quando uno studente ha un cattivo rapporto col prof di una determinata materia finisce per non prendere in considerazione un percorso di studi in quel campo, perch\u00e9 ha la quasi certezza di rimanerne escluso e \u201csprecare\u201d quindi una preferenza sulle dieci disponibili);<br \/>\n\u2013 bias di genere dell\u2019algoritmo, per cui ad esempio le ragazze tendono a non intraprendere percorsi di formazione scientifica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LICEALI IN BLOCCO: ASCOLTARE PRIMA DI GIUDICARE<\/strong><b><br \/>\n<\/b>di Citoyens Engag\u00e9s<\/p>\n<p><b>Il risveglio della giovent\u00f9\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Questa settimana i liceali di tutta la Francia hanno bloccato i propri istituti. Stando alla loro lettera aperta, sono un terzo i licei interessati. Se questa cifra \u00e8 esatta, non si pu\u00f2 proprio parlarne in termini di rabbia cieca. Sono loro stessi a ribadirlo: non si tratta di casi isolati.<br \/>\nQuesto movimento non si riduce a una somma di rabbie individuali. I liceali ci tengono a porre l\u2019accento sul fatto di aver dato il via ai blocchi \u201cper sostenere i licei meno privilegiati\u201d.<br \/>\nUna solidariet\u00e0 tra istituti che, al di l\u00e0 delle diseguaglianze che li separano, \u00e8 cosa rara tanto alla loro et\u00e0 quanto ad altre. I giovani dei licei pi\u00f9 abbienti non chiedono nulla per s\u00e9, ma si mobilitano per chi ha di meno.<br \/>\nAltro dettaglio che merita attenzione: la loro lettera non si rivolge alla politica, ma agli adulti.<br \/>\nL\u2019invito \u00e8 a non informarsi pi\u00f9 attraverso CNEWS e Europe 1 e a leggere piuttosto il loro manifesto. Genitori e nonni sono gli interlocutori: \u201cascoltate i vostri figli e i vostri nipoti\u201d.<br \/>\nUn modo per eludere la macchina mediatica e riappropriarsi della parola.<br \/>\nLa rivolta dei liceali si iscrive in una lunga lista (1968, 1973, 1986, 1990, 1998, 2006, 2018) da cui traggono un\u2019amara conclusione: come sempre, \u201cil governo non sa che farsene di noi\u201d.<\/p>\n<p><b>Primo pilastro: la mancanza di risorse<\/b><\/p>\n<p>I liceali denunciano le condizioni materiali in cui versa la scuola.<br \/>\nAffermano che il 10% degli istituti tra scuole medie e licei, ossia 6000 strutture scolastiche, sono fatiscenti. Cifre simili indicano che una fetta importante di alunni studia in condizioni di degrado.<br \/>\nLe infrastrutture sono il primo messaggio che una societ\u00e0 manda ai propri figli sul valore che attribuisce alla loro istruzione.<br \/>\nIl volantino prosegue segnalando classi di oltre 35 alunni e l\u2019assenza di un limite legale.<br \/>\nIn condizioni tali, seguire gli alunni diventa una performance acrobatica: pi\u00f9 l\u2019effettivo \u00e8 numeroso, pi\u00f9 le sue componenti pi\u00f9 fragili diventano invisibili. S\u00ec parla inoltre di professori assenti e spesso non sostituiti. Ore perse che non si recuperano e che pesano soprattutto sulle spalle degli studenti le cui famiglie non possono sostenere la spesa di ripetizioni private.<br \/>\nUltimo elemento del volantino: bonus cultura dimezzato in tre anni. Per molti, esso rappresenta una porta d\u2019accesso a libri, concerti, spettacoli teatrali.<br \/>\nUna stretta che limita l\u2019accesso alla cultura, in particolare in famiglie dove essa non \u00e8 una realt\u00e0 da dare per scontata. Quattro punti che formano un quadro chiaro: una scuola a cui si chiede sempre di pi\u00f9, ma con meno mezzi a disposizione.<\/p>\n<p><b>Secondo pilastro: una scuola che disumanizza<\/b><\/p>\n<p>Il secondo punto \u00e8 forse il pi\u00f9 perturbante, poich\u00e9 entra nella sfera dell\u2019intimit\u00e0.<br \/>\nI liceali denunciano orari non adatti al ritmo naturale degli adolescenti.<br \/>\nLa questione del sonno e della fatica \u00e8 spesso trattata con paternalismo, quando invece condiziona l\u2019attenzione, l\u2019apprendimento e l\u2019equilibrio.<br \/>\nSeguono numeri che dovrebbero preoccupare: il 21% dei liceali \u00e8 a rischio abbandono scolastico nel 2025,\u00a0 il 19% ad alto rischio di depressione e 400 sono i suicidi all\u2019anno tra gli alunni. Dati, quelli riportati sul volantino, di una gravit\u00e0 estrema. Sebbene si discuta circa la loro accuratezza,\u00a0 tale stima racconta un malessere profondo.\u00a0 Un sistema che lascia un quinto dei suoi liceali sull\u2019orlo dell\u2019abbandono scolastico e quasi un quinto esposto a un reale rischio di depressione non puo\u2019 cavarsela raccontandola come una lamentela studentesca.<br \/>\nQuando gli studenti si dicono esausti della scuola la questione non \u00e8 capire se esagerano, ma comprendere cosa ci dicono.<\/p>\n<p><b>Terzo pilastro: sistema d\u2019orientamento e Parcoursup<\/b><\/p>\n<p>La terza contestazione riguarda il futuro. I liceali denunciano la riproduzione delle strutture sociali: il liceo di provenienza e la\u00a0<i>fiche Avenir<\/i>\u00a0[documento che contiene valutazioni e pareri di professori e consiglio di classe sullo studente, ndt] hanno un peso sull\u2019ammissione alla formazione post liceale. Il presunto merito si scontra quindi con criteri che ci ricordano da dove veniamo. Ci parlano inoltre di autocensura: ci si pone dei limiti in funzione della durata o prossimit\u00e0 dei percorsi formativi e la rinuncia a progetti per realismo economico e geografico. A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019ottimizzazione delle dieci preferenze, detti \u201cdesideri\u201d [in francese\u00a0<i>voeux<\/i>, ndt], diventato ormai un gioco di strategia, in cui si fanno calcoli invece di scegliere. Un giovane di 17 anni dovrebbe poter scegliere del proprio futuro senza avere l\u2019impressione di giocare una partita di scacchi.<br \/>\nInfine, un numero spietato: 126.500 alunni (ovvero il 15%) senza proposte di ammissione entro fine anno. Per ognuno di loro si tratta di un anno di sforzi che si conclude con il silenzio di una piattaforma. Quando un allievo su sette rimane senza una risposta, non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare di casi individuali, ma di un problema sistemico.<\/p>\n<p><b>La questione della violenza<\/b><\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 parlare di questo movimento senza parlare della violenza. E il liceali non evitano il discorso. Riconoscono che \u201calcuni bruciano, sfasciano, provocano\u201d. Un\u2019ammissione che gli fa onore: \u00e8 la differenza tra un\u2019analisi onesta e la propaganda. Ma aggiungono che i mezzi di informazione manipolano i fatti per dipingerli solamente come violenti.<br \/>\nFanno poi un bilancio delle violenze da parte delle forze dell\u2019ordine: pi\u00f9 di 200 i feriti tra studenti e personale scolastico, con solo 3 inchieste aperte da parte dell\u2019IGPN [organo di controllo interno della polizia in Francia, ndt]. Parlano di proiettili di gomma, lacrimogeni, manganellate, strangolamenti e immobilizzazioni a terra. Qualora queste cifre fossero confermate, lo scarto tra il numero di feriti e il numero di inchieste solleverebbe una questione di natura democratica: quando sono dei minori ad essere feriti, cosa facciamo per stabilire le responsabilit\u00e0?<br \/>\nRiflettendo sulla violenza, i liceali citano Dom Helder, che ne distingueva tre:\u00a0 \u201cLa prima, madre di tutte le altre, \u00e8 la violenza istituzionale, quella che legalizza e perpetra il dominio, l\u2019oppressione e lo sfruttamento, quella che schiaccia e lamina milioni di uomini nei suoi ingranaggi silenziosi e ben oliati. La seconda \u00e8 la violenza rivoluzionaria, che nasce dalla volont\u00e0 di abolire la prima. La terza \u00e8 la violenza repressiva, che ha lo scopo di soffocare la seconda, facendosi complice e ausiliaria della prima violenza.\u201d<br \/>\nLa potenza di questa griglia interpretativa sta nel cambio di prospettiva. Una classe di 35 alunni, un liceo fatiscente, un supplente che non arriva mai: situazioni che fanno poco rumore, nessun titolo in prima pagina. Eppure sempre di violenza si tratta, nella misura in cui delle vite le rovina, senza che nessuno si assuma le responsabilit\u00e0 del caso. Caustico \u00e8 il finale della citazione: \u201cNon c\u2019\u00e8 peggiore ipocrisia che chiamare violenza solo la seconda, fingendo di dimenticare la prima, che la fa nascere, e la terza, che la uccide\u201d.<br \/>\nChe si sia d\u2019accordo o meno con questa linea di ragionamento, si tratta di un invito alla coerenza: se condanniamo le vetrine in frantumi, dobbiamo anche volgere lo sguardo verso ci\u00f2 che, pi\u00f9 silenziosamente, si frantuma lungo il percorso scolastico.<\/p>\n<p><b>Comprendere, sostenere, proteggere\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Cosa ci raccontano dunque questi liceali, al di l\u00e0 delle immagini di barricate di spazzatura? Ci raccontano la mancanza di risorse, d\u2019ascolto, di prospettive. Non chiedono la fine della scuola, ma una scuola all\u2019altezza della sua promessa. La loro lettera si conclude con una semplice speranza: che si riesca a capire meglio le loro ragioni. Ci chiedono tre cose: di sostenerli, parlarne e unirci a loro nei blocchi. L\u2019appello \u00e8 inoltre quello di proteggere i loro compagni dalle violenze delle forze dell\u2019ordine e scendere in piazza il 6 e 7 ottobre. Possiamo pure discutere dei modi, ma non della legittimit\u00e0 dell\u2019ascolto. Una societ\u00e0 che dice di amare i propri giovani dovrebbe iniziare con l\u2019ascoltarli, anche quando sono scomodi.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/blocus\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/blocus\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Nicholas Bertoli) Pubblichiamo la traduzione di un\u00a0volantino\u00a0fatto circolare dagli studenti durante le ultime manifestazioni partite dalle scuole superiori delle banlieue di tutta la Francia e un testo di appoggio di una associazione di studenti, ricercatori e attivisti:\u00a0Ici et Ailleurs \u2013 Pour une philosophie nomade. &nbsp; BLOCCO Ovunque in Francia questa settimana abbiamo dato il via ai blocchi nei nostri licei. Soprattutto a sostegno dei licei meno privilegiati. 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