{"id":97619,"date":"2026-10-21T08:53:24","date_gmt":"2026-10-21T06:53:24","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97619"},"modified":"2026-10-21T08:53:24","modified_gmt":"2026-10-21T06:53:24","slug":"il-movimento-che-non-ci-aspettavamo-piu-appunti-sulla-mobilitazione-degli-studenti-francesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97619","title":{"rendered":"Il movimento che non ci aspettavamo pi\u00f9. Appunti sulla mobilitazione degli studenti francesi"},"content":{"rendered":"<p><strong>da OFFICINA PRIMO MAGGIO (Carlotta Benvegn\u00f9)<\/strong><\/p>\n<p><em>Pubblichiamo la traduzione di un\u2019analisi che ci \u00e8 sembrata tra le migliori delle lotte degli studenti delle scuole francesi, anche se ormai la situazione si \u00e8 andata via via sviluppando fino alla grandiosa manifestazione di sabato 17 ottobre, sulla quale abbiamo raccolto le prime impressioni di chi l\u2019ha vissuta. Era stata indetta da tempo e aveva come ragione di fondo l\u2019aggravarsi della condizione di vita a seguito dell\u2019inflazione. Nel frattempo per\u00f2 scoppia, inattesa e soprattutto imprevedibile nelle modalit\u00e0 e nella composizione, la lotta nelle scuole e per la scuola, contro un sistema d\u2019istruzione scandalosamente classista. La violenza con cui la polizia si scaglia contro ragazzi tredicenni fa scattare la reazione d\u2019insegnanti e genitori, con un fronte che si allarga e un\u2019eco internazionale che si estende da Bruxelles alla Spagna all\u2019Italia. Terzo passaggio: entrano in scena gli studenti universitari. A differenza delle lotte degli scolari, che colgono forze dell\u2019ordine e sistema politico impreparati, l\u2019universit\u00e0 offre metodi di reazione collaudati, almeno dal 2018, per impedire le occupazioni: la serrata. Appena i rettori vedono delle mobilitazioni di studenti dichiarano sospese le attivit\u00e0 didattiche. Cos\u00ec \u00e8 avvenuto anche nelle settimane scorse con intensit\u00e0 diverse da ateneo a ateneo. Alcuni docenti che volevano solidarizzare con gli studenti hanno preferito farlo nei loro corsi trasformando la lezione in discussione aperta, in certi casi qualche rettore ha rinunciato alla serrata consentendo lo svolgersi di assemblee. Interpellati sulla loro strategia, dei rappresentanti studenteschi hanno detto che l\u2019obbiettivo era quello di \u201ctenere duro\u201d fino al 17 ottobre, nella speranza di vedere riapparire la componente gilets jaunes. Poi arriva il 17 ottobre e tutte queste spinte convogliano in un\u2019unica manifestazione. Nessuno se la pu\u00f2 intestare. Partenza alle 14 da Pl\u00e2ce de la R\u00e9publique, alle 11 la piazza \u00e8 gi\u00e0 piena e non ci si pu\u00f2 pi\u00f9 entrare, il percorso fino a Pl\u00e2ce Clichy invade i boulevards e tutte le vie parallele. Una fiumana di proporzioni viste raramente, ma altrettanto nutrita, la componente che d\u00e0 l\u2019assalto ai negozi, ai supermercati, ai tabaccai, ai negozi d\u2019abbigliamento. La polizia completamente incapace di riprendere il controllo o di difendere l\u2019Eliseo se qualcuno avesse voluto attaccarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste le prime impressioni, ci vorr\u00e0 tempo per tentare un bilancio, ma soprattutto \u00e8 estremamente difficile azzardare previsioni sugli sviluppi futuri. Ci sembra comunque pienamente confermato il giudizio che avevamo dato parlando di Germania. Il problema oggi per i popoli europei non \u00e8 l\u2019estrema destra, non \u00e8 Marine Le Pen \u00e8 Macron, non \u00e8 l\u2019AfD \u00e8 Merz, non \u00e8 la Meloni \u00e8 il modello del capitalismo italiano, quello che in altra parte della nostra newsletter abbiamo cercato di caratterizzare attraverso le pratiche di paraschiavismo.<\/em><\/p>\n<p>Ci sono voluti quindi gli studenti delle scuole superiori per uscire da quello strano stato di letargia che rischiava di sopraffarci col passare dei mesi. A forza di aspettare le elezioni della prossima primavera, di osservare l\u2019estrema destra che galoppava in testa nei sondaggi, la guerra che si estendeva, il genocidio del popolo palestinese che continuava, le nostre condizioni di vita \u2013 lavoro, scuola, alloggio, tempo libero \u2013 che peggioravano al ritmo della congiuntura economica nazionale e internazionale. Mesi trascorsi a osservare la sinistra radicale\u00a0\u00a0condurre la battaglia sul terreno istituzionale, senza sapere bene cosa fare, quale posizione assumere, come partecipare allo scontro. \u00c8 stato necessario aspettare loro perch\u00e9 le universit\u00e0 si risvegliassero. E, soprattutto, per vedere nascere il movimento che non ci aspettavamo: quello che sintetizza tutte le lotte degli ultimi anni, dai Gilet Gialli alle rivolte per Nahel, dalle mobilitazioni sindacali contro la riforma delle pensioni al movimento di solidariet\u00e0 per la Palestina.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, se ci sarebbero moltissime cose da dire su questo movimento degli studenti delle scuole superiori e ora anche universitari iniziato a met\u00e0 settembre \u2013 la creativit\u00e0, l\u2019intelligenza collettiva, il coraggio, il senso dell\u2019ironia necessario a qualsiasi critica al potere un po\u2019 seria \u2013, la prima \u00e8 senza dubbio il modo in cui sembra condensare da solo la sequenza di mobilitazioni degli ultimi dieci anni. La sua composizione sociale \u00e8 certamente specifica: si tratta per il momento di un movimento di giovani, nato nelle periferie e i cui protagonisti sono in gran parte minorenni, molti dei quali provenienti da contesti migratori, che si sono mobilitati perch\u00e9 le loro condizioni di studio e di vita non erano pi\u00f9 accettabili, poich\u00e9 la soglia di tolleranza delle ingiustizie subite, o osservate, era stata ampiamente superata. Ma la sua composizione politica, come avrebbero detto i vecchi operaisti italiani, \u00e8 ben pi\u00f9 complessa di cos\u00ec: porta in s\u00e9 la stratificazione soggettiva di un decennio di lotte che ha visto soggetti a prima vista molto diversi tra loro \u2013 sindacalisti, Gilet Gialli, giovani rivoltosi non bianchi \u2013 combattere a turno, raramente insieme, raramente con gli stessi slogan e le stesse pratiche. \u00c8 la famosa frammentazione delle lotte, quella a cui si dovrebbe porre rimedio grazie a una strategica e necessaria \u00abconvergenza\u00bb. Eppure, basta recarsi oggi davanti a un blocco davanti a un liceo o a una manifestazione per ritrovare l\u2019intera allegra truppa rappresentata, negli slogan, nelle pratiche o nei codici estetici: i Gilet Gialli, che hanno conosciuto da bambini, quando a volte manifestavano nei cortili delle scuole cantando \u00abMacron dimettiti\u00bb, riappaiono tra bandiere tricolori, blocchi stradali e la Marsigliese tornata a essere un inno di battaglia. Le rivolte per Nahel, assassinato dalla polizia nel 2023 a Nanterre, emergono attraverso l\u2019estetica da rivolta e gli slogan contro le violenze della polizia. Anche le mobilitazioni contro la riforma delle pensioni hanno lasciato il segno, e quelle contro il genocidio a Gaza hanno riempito i blocchi stradali e le manifestazioni degli studenti delle scuole superiori di bandiere palestinesi, con grande disperazione dei sionisti di ogni orientamento che vi vedono l\u2019ombra della France Insoumise, che cercano di dipingere come la forza occulta del movimento, per screditare al contempo sia la mobilitazione dei giovani sia il partito politico, ampiamente sostenuto dai giovani mobilitati ma ben lungi dall\u2019esserne l\u2019iniziatore o dall\u2019esercitarvi alcun controllo. Ogni volta che prendono la parola, i ragazzi smentiscono magnificamente questa ridicola narrazione. Il livello di politicizzazione \u00e8 impressionante. Si rimane a bocca aperta di fronte alla qualit\u00e0 dei loro interventi, in televisione, al megafono o al microfono di un influencer di stampo fascista che non ha saputo reggere il confronto: chiari, politici ma non dogmatici, divertenti, precisi. Nel dimenticatoio della storia finiscano tutti i profeti di sventura che pontificavano su una generazione rovinata dai social network e dall\u2019intelligenza artificiale, atomizzata e individualista! Perch\u00e9 altri due aspetti vanno sottolineati: il carattere fortemente egualitario delle rivendicazioni \u2013 si vuole una scuola migliore e la si vuole per tutti \u2013 e, soprattutto, il carattere non difensivo della mobilitazione: non si esige il ritiro di una riforma n\u00e9 il semplice aumento di un bilancio, ma una vita migliore, un\u2019istruzione migliore, prospettive per il futuro, ma anche pi\u00f9 tempo per il presente, per vivere qui e ora. E non importa ci\u00f2 che voi (le generazioni precedenti) avete accettato, \u00e8 un problema vostro.<\/p>\n<p>Ci troviamo quindi di fronte a una generazione iperpoliticizzata, solidale e ambiziosa. E una generazione capace anche, per il momento, di rivolgersi a mondi diversi \u2013 le periferie, da cui \u00e8 partita la mobilitazione, e i centri citt\u00e0, che hanno seguito poco dopo \u2013 e a frazioni di classe (quella dei gilet gialli, di cui tutti sembrano attendere con impazienza l\u2019arrivo il 17 ottobre, quella che si \u00e8 mobilitata contro la riforma delle pensioni, e quella che si \u00e8 ribellata contro le violenze della polizia) che finora sembravano avere difficolt\u00e0 a capirsi, e ancor pi\u00f9 a muoversi insieme.<\/p>\n<p>Il potenziale in termini di ricomposizione politica \u00e8 quindi enorme, ma nulla \u00e8 scontato. Tre tipi di problemi sembrano caratterizzare questa fase.<\/p>\n<p>Il primo\u00a0riguarda \u00abnoi\u00bb, un \u00abnoi\u00bb ampio, composto da comunisti, autonomi e organizzazioni del movimento sociale. Come aiutare questo movimento a rafforzarsi, ad espandersi, senza imporgli un cambiamento di natura? Come aiutarlo a superare le difficolt\u00e0 senza dettargli un ritmo, ma anche pratiche (siano esse non violente, sindacali o di rivolta) e slogan contro la sua natura? Come intervenire senza sostituirci ai giovani, quindi, ma soprattutto come farlo favorendo incontri che ne rafforzino la forza piuttosto che alterarne la natura? In questo senso, bisogner\u00e0 fare tesoro anche dei successi, ma soprattutto dei fallimenti che abbiamo vissuto durante il movimento dei Gilet Gialli.<\/p>\n<p>Il secondo\u00a0ordine di problemi \u00e8 caratteristico dei movimenti degli ultimi dieci o quindici anni e riguarda la questione dell\u2019organizzazione. Tradizionalmente, i movimenti liceali sono quelli meno strutturati dalle organizzazioni. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero per questo movimento, che \u00e8 sbocciato dieci anni dopo il 2016, ovvero dieci anni dopo che la svolta autonoma, sullo sfondo di un Partito Socialista moribondo, ha accelerato l\u2019implosione delle organizzazioni liceali e studentesche senza\u2026 sostituirle con nulla.<\/p>\n<p>Certo, La France Insoumise con l\u2019Union \u00e9tudiante e l\u2019USL, ma anche R\u00e9volution Permanente e altre organizzazioni, cercano di colmare le lacune. Resta il fatto che la giovent\u00f9 raramente \u00e8 stata cos\u00ec poco organizzata in modo formale. E ci\u00f2 presenta le classiche ambivalenze dei movimenti contemporanei: aspetti di forza \u2013 la ricomposizione che il movimento opera tra i diversi soggetti in lotta \u00e8 in parte resa possibile proprio da questa assenza di struttura organizzativa. D\u2019altra parte, per\u00f2, si pone ancora una volta la questione della sostenibilit\u00e0 del movimento se non riuscir\u00e0 a dotarsi di infrastrutture proprie.<\/p>\n<p>Il terzo\u00a0ordine di problemi riguarda il contesto particolare: la saturazione della vita politica da parte della dinamica elettorale a partire dal 2024 e lo scioglimento. Da quando lo scontro si \u00e8 in qualche modo spostato dalle strade all\u2019Assemblea, ecco il primo movimento capace di emergere dalla strada, di occupare il dibattito politico nazionale e persino di riportarvi i deputati. Se la sua composizione \u00e8 nuova, lo \u00e8 anche il suo modo di esistere, e resta da indagare: quale rapporto intrattiene con la lotta elettorale? Quali divisioni di classe attraversano la sua composizione in questo senso? E ancora: siamo di fronte a una ripetizione del \u201968, che testimonia una nuova frattura intergenerazionale, ma che potrebbe sfociare in un voto di destra, dopo quindici anni di sinistra e di liberalizzazione della societ\u00e0?<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 in gioco oggi va, in definitiva, oltre il destino immediato del movimento studentesco: forse si sta delineando una nuova ricomposizione politica, a partire da una nuova generazione e al termine di oltre dieci anni di lotte. Resta da vedere se sapr\u00e0 trovare le proprie forme di organizzazione, se sapr\u00e0 trasformare questa energia in una forza duratura, dando vita a contro-poteri. E, per noi, resta da vedere come contribuire a ci\u00f2 senza lasciarci andare ai vecchi riflessi militanti che consistono nel voler organizzare il movimento prima ancora di cercare di capire ci\u00f2 che sta producendo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.officinaprimomaggio.eu\/il-movimento-che-non-ci-aspettavamo-piu-mobilitazione-studenti-francesi\/\">https:\/\/www.officinaprimomaggio.eu\/il-movimento-che-non-ci-aspettavamo-piu-mobilitazione-studenti-francesi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da OFFICINA PRIMO MAGGIO (Carlotta Benvegn\u00f9) Pubblichiamo la traduzione di un\u2019analisi che ci \u00e8 sembrata tra le migliori delle lotte degli studenti delle scuole francesi, anche se ormai la situazione si \u00e8 andata via via sviluppando fino alla grandiosa manifestazione di sabato 17 ottobre, sulla quale abbiamo raccolto le prime impressioni di chi l\u2019ha vissuta. 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