{"id":9764,"date":"2013-11-06T10:16:36","date_gmt":"2013-11-06T10:16:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9764"},"modified":"2013-11-06T10:16:36","modified_gmt":"2013-11-06T10:16:36","slug":"una-domanda-per-stefano-lucarelli-su-protezionismo-e-guerre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9764","title":{"rendered":"Una domanda per Stefano Lucarelli su protezionismo e guerre"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n\tStefano D&#39;Andrea\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tPoco tempo fa pubblicai u<a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9558\">n articolo<\/a> di Stefano Lucarelli introdotto da un breve mio commento che considerava vaga l&#39;idea di &quot;moneta del comune&quot;. L&#39;autore ebbe la cortesia di replicare al mio commento con un commento al post.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tOra leggo <a href=\"http:\/\/http:\/\/www.controlacrisi.org\/notizia\/Economia\/2013\/11\/2\/37791-quale-sovranita-monetaria-pensare-la-crisi-europea\/\">questo<\/a> suo articolo e resto perplesso.\n<\/p>\n<div>\n<div>\n<div>\n<div>\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n\t\t\t\t\t\tInfatti, Stefano Lucarelli muove da una affermazione di Christian Marazzi: &laquo; <em>Uno dei rischi peggiori di questa crisi &egrave; la chiusura su se stessi degli Stati-nazione, la corsa a svalutazioni competitive per riconquistare fette di mercato sottraendole agli altri con misure protezionistiche. &Egrave; cos&igrave; che, di solito, scoppiano le guerre<\/em>&raquo;.\n\t\t\t\t\t<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t\t\t\t\tOrbene, io contesto radicalmente il fondamento fattuale di questa affermazione.\n\t\t\t\t\t<\/p>\n<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t\t\t\tPer quanto ne sappia, alla prima guerra mondiale si arriv&ograve; in un momento di totale liberalizzazione degli scambi e di libera circolazione dei capitali.\n\t\t\t\t<\/p>\n<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t\t\tLe cause della seconda guerra mondiale sono notoriamente diverse dal protezionismo. A tacer d&#39;altro la guerra era stata prevista da Keynes, che suggeriva il protezionismo come rimedio alla crisi, ben prima che la Germania attuasse le politiche suggerte da (o meglio corrispondenti a quelle proposte da) Keynes.\n\t\t\t<\/p>\n<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t\tGuerra di Corea, guerra del Vietnam, aggressione all&#39;Afghanistan, alla Libia, all&#39;Iraq, alla Jugoslavia non hanno nulla a che fare con il protezionismo, cos&igrave; almeno a me pare. L&#39;unione sovietica, iper-protezionista, fu largamente meno aggressiva degli Stati Uniti liberoscambisti.\n\t\t<\/p>\n<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\tDunque chiedo: quali sono stati nella storia, in particolare nella storia del novecento, gli Stati protezionisti che hanno aggredito altri stati? A quali guerre si riferisce Marazzi? Soprattutto, a quali guerre pensa Stefano Lucarelli, quando approva il ragionamento di Marazzi e, invece, non lo contesta radicalmente per la infondatezza fattuale della premessa?\n\t<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\tSul tema allego un mio breve <a href=\"http:\/\/www.riconquistarelasovranita.it\/teoria\/protezionismo-e-guerra-ignoranza-o-vergognosa-codardia\">articolo<\/a> di qualche tempo fa, intitolato &quot;<em>Protezionismo e guerra: ignoranza o vergognosa codardia<\/em>&quot;, nella speranza che Stefano Lucarelli, al quale comunicher&ograve; questo mio post via email, lo legga e, eventualmente, con un commento o, se preferisce,&nbsp; con una noticina che pubblicher&ograve;, illustri, indicando precisi casi, l&#39;esperienza storica che dimostrerebbe che quando si adottano misure protezionistiche &quot;<em>di solito, scoppiano le guerre&quot;.<\/em>\n\t<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\tLa mia idea &egrave; che l&#39;avversione allo Stato nazionale &egrave; una malattia psicologica e un gigantesco deficit culturale degli operaisti, i quali sono disposti a ricorrere ai pi&ugrave; falsi luoghi comuni diffusi dall&#39;ideologia capitalistica, pur di difendere l&#39;opzione antinazionale che per essi &egrave; <em>a priori<\/em>.\n\t<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\tEcco il testo del mio articolo dedicato al tema &quot;protezionsimo e guerra&quot;:\n\t<\/p>\n<h1 class=\"entry-title\" style=\"text-align: justify;\">\n\t\t<strong><span style=\"font-size:16px;\">Protezionismo e guerra: ignoranza o vergognosa codardia?<\/span><\/strong><br \/>\n\t<\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t&quot;<em>Economisti, politici e commentatori ripetono ossessivamente un ritornello sul protezionismo: &quot;il protezionismo conduce alla guerra o rischia di generare guerre&quot;. Si badi, non alla &quot;alla guerra commerciale&quot; ma alla guerra vera e propria. <strong>La guerra commerciale, infatti, non &egrave; una guerra<\/strong>. Chi compie un&#39;azione di guerra vera e propria sferra un colpo verso l&#39;avversario sperando di ottenere un vantaggio. Al contrario, chi adotta una misura protezionistica, aspira a generare un vantaggio per s&eacute;, accettando che lo Stato che si reputa colpito adotti una contromisura protezionistica. Alla eventuale contromisura si potr&agrave; reagire o no, se si reputa, nella seconda ipotesi, che l&#39;equilibrio ottenuto sia preferibile a quello originario.<\/em>\n\t<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t<em>In generale, le guerre commerciali conducono semplicemente ad un <strong>nuovo equilibrio<\/strong> fra gli Stati coinvolti, un equilibrio che &egrave; caratterizzato da minori scambi commerciali tra Stati (riduzione del commercio internazionale) e da un <strong>controllo degli Stati e dei popoli sul capitale, che dunque circola meno<\/strong>: sia sul capitale estero, che &egrave; limitato nella possibilit&agrave; di investimenti diretti esteri e di prestiti, sia sul capitale nazionale, che viene limitato nella possibilit&agrave; di valorizzarsi all&#39;estero e costretto a valorizzarsi in patria, sovente con minori profitti ma pi&ugrave; occupazione.<\/em>\n\t<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t<em>Ai promotori del <strong>terrorismo ideologico contro il protezionismo<\/strong> chiedo:<\/em>\n\t<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t<em>1) quali casi conoscete nei quali il protezionismo ha generato una guerra vera e propria;<\/em>\n\t<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t<em>2) nei casi che conoscete, &egrave; stato il paese protezionista ad iniziare la guerra o il paese che pretendeva il mercato aperto?<\/em>\n\t<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t<em>Cari comuni cittadini che ripetete a pappagallo e senza riflettere slogan ascoltati da economisti, politici e commentatori ignoranti o schierati con il capitale o da quest&#39;ultimo finanziati, finendo per partecipare attivamente alla propaganda del capitale &ndash; cari consumatori di slogan del capitale &#8211;&nbsp; non avete il dubbio che il protezionismo conduce alla guerra soltanto nel senso che talvolta chi si protegge al di l&agrave; di quanto consente&nbsp; il grande capitale viene aggredito?<\/em>\n\t<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\t<em>Se ne avete consapevolezza e ciononostante accusate ipocritamente il protezionismo di generare guerre abbiamo il diritto di definire la vostra posizione come vergnognosamente codarda?<\/em>&quot;\n\t<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefano D&#39;Andrea Poco tempo fa pubblicai un articolo di Stefano Lucarelli introdotto da un breve mio commento che considerava vaga l&#39;idea di &quot;moneta del comune&quot;. 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