{"id":97710,"date":"2026-10-27T10:30:37","date_gmt":"2026-10-27T09:30:37","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97710"},"modified":"2026-10-27T07:37:12","modified_gmt":"2026-10-27T06:37:12","slug":"97710","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97710","title":{"rendered":"Il compagno D\u2019Alema ricorda male e si contraddice"},"content":{"rendered":"<p><strong>da CONFLITTI E STRATEGIE (Gianni Petrosillo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured_image size-featured_image wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.conflittiestrategie.it\/indice\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot_2026-10-23-15-34-44-469_cn.wps_.xiaomi.abroad.lite-edit-860x280.jpg\" alt=\"Screenshot_2026-10-23-15-34-44-469_cn.wps.xiaomi.abroad.lite-edit\" width=\"860\" height=\"280\" \/><\/p>\n<div class=\"entry clearfix\">\n<p>In un\u2019intervista di oggi (23.10.2026 ndr) a Il Giornale, il compagno Spezzaferro, al secolo lider Massimo ricostruisce la vicenda del suo arrivo a Palazzo Chigi in maniera alquanto distorta. D\u2019Alema risponde cos\u00ec al giornalista che gli chiede:<\/p>\n<p>\u201cArriviamo al 1998. Si dice che sia stato lei a far cadere il governo Prodi\u201d.<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 vero. Le racconto in sintesi. Rifondazione comunista, per ragioni politiche, usc\u00ec dal governo. Io cercai di trovare i voti per allargare la maggioranza. Li trovai nel gruppo centrista di Cossiga. Il quale disse a un mio ambasciatore che avrebbe votato la fiducia a Prodi se Prodi avesse chiesto esplicitamente i suoi voti. Prodi fu informato. Io parlai anche con il presidente della Camera, Violante. Prodi tenne il suo discorso alla Camera e non chiese i voti. Perch\u00e9? Qualcuno dei suoi aveva fatto i conti e aveva stabilito, sbagliando, che i voti di Cossiga erano superflui. Violante, dopo che Prodi aveva finito di parlare, insistette. Chiese: \u201cPresidente, deve dire qualcos\u2019altro?\u201d. Prodi fece un gesto con la mano che significava: no. Si vot\u00f2 e il governo cadde\u00bb.<\/p>\n<p>Intanto, una prima precisazione. Rifondazione comunista non usc\u00ec dal governo, perch\u00e9 non ne faceva parte, ma lo sosteneva dall\u2019esterno, dopo il patto di desistenza, una di quelle formule opportunistiche in cui certi sedicenti comunisti sono maestri. Bertinotti su tutti. Cossiga e i suoi votarono contro la fiducia a Prodi, che capitombol\u00f2 per un voto.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, Cossiga ci racconta la cosa un po\u2019 diversamente e soprattutto in linea con quanto rivelato dallo stesso D\u2019Alema piuttosto recentemente a proposito dell\u2019influenza (parola blanda) americana sulla scelta degli uomini di governo in Italia. Ma D\u2019Alema va a ricordi alternati, evidentemente.<\/p>\n<p>Il 5 maggio 2026, intervenendo alla presentazione del libro Berlusconi, il mondo secondo lui, D\u2019Alema ha raccontato un episodio molto particolare. Dopo la vittoria elettorale di Berlusconi nel 2001, Gianni Agnelli lo chiam\u00f2 e gli disse di recarsi a casa sua. Nel salotto dell\u2019Avvocato si trovava Henry Kissinger, ex segretario di Stato americano. I due erano preoccupati per gli orientamenti internazionali del nuovo governo e intendevano assicurare \u201ccontinuit\u00e0\u201d (leggi servilismo) alla politica estera italiana. Per questo volevano che l\u2019ambasciatore Renato Ruggiero assumesse l\u2019incarico di ministro degli Esteri. Ma Ruggiero era riluttante e Kissinger e Agnelli chiesero proprio a D\u2019Alema, che pure apparteneva allo schieramento sconfitto alle elezioni, di convincerlo; Ruggiero aveva bisogno del suo imprimatur essendo evidentemente legato a lui.<\/p>\n<p>Insomma, il futuro ministro degli Esteri del governo Berlusconi veniva discusso nel salotto di Agnelli, alla presenza di Kissinger e con il coinvolgimento di D\u2019Alema. Ovviamente, si tratta di un episodio diverso da quello del 1998, ma \u00e8 significativo del peso che certi \u201cinterlocutori\u201d americani esercitano nelle vicende politiche italiane.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da dire che D\u2019Alema \u00e8 solo l\u2019ultimo residuo di una giravolta, cio\u00e8 del vero processo di tradimento del Pci che parte da Berlinguer (s\u00ec, non ho nessuna stima, politicamente parlando, del cugino ricco di Cossiga) e arriva a molti nipotini di Togliatti, trasformatisi poi in quelli dello zio Sam.<\/p>\n<p>Gianfranco La Grassa ha ricostruito pi\u00f9 volte questa svolta filoamericana dei vertici comunisti italiani, che fa risalire alla stagione dell\u2019ascesa di Berlinguer, eletto segretario nel 1972 anche grazie al sostegno di Giorgio Napolitano. Secondo La Grassa l\u2019eurocomunismo rappresent\u00f2 la copertura ideologica di un progressivo riposizionamento internazionale del Pci. In verit\u00e0, uno smottamento verso Washington che pot\u00e9 concretizzarsi solo dopo la caduta del Muro, ma le cui basi furono poste allora.<\/p>\n<p>Poi La Grassa ricorda il famoso viaggio di Napolitano negli Stati Uniti, dal 4 al 19 aprile del 1978. Ricordate che quelli sono proprio i giorni del sequestro Moro. Il presidente della Dc era stato rapito il 16 marzo e sarebbe stato assassinato il 9 maggio. E fu sempre Henry Kissinger, ma molti anni dopo, nel 2001, a Cernobbio, a definire Giorgio Napolitano \u201cmy favourite communist\u201d, il mio comunista preferito.<\/p>\n<p>\u00c8 la lettura politica e storica che La Grassa sviluppa individuando proprio nella stagione di Berlinguer e Napolitano l\u2019origine di un processo che sarebbe giunto a compimento con la trasformazione del Pci e la fine della Prima Repubblica. Ci sarebbe dovuta essere anche la scalata per prendere il potere, con una gioiosa macchina da guerra oliata da una magistratura che non volle toccare mai il PCI, se non di striscio, nella stagione di Tangentopoli che per\u00f2 si incepp\u00f2 grazie alla \u2018discesa in campo\u2019 di Berlusconi. Siccome gli americani sono pragmatici lasciarono fare alle cose il loro corso, tanto l\u2019obiettivo di sbarazzarsi della vecchia classe dirigente era stato raggiunto, mentre abbisognavano di una \u201c\u00e9lite\u201d molto pi\u00f9 docile e adatta alla nuova fase unipolare.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Cossiga. Riporto fedelmente come li ricorda lui i fatti del primo governo guidato da un ex comunista in Italia. Il dialogo \u00e8 nel libro-intervista con Cangini, <em>Fotti il potere<\/em>:<\/p>\n<p>\u201cPer Massimo D\u2019Alema ho garantito io\u201d<\/p>\n<p>Presidente, se la sente di raccontare quanto influirono effettivamente gli Stati Uniti nella nascita del primo governo D\u2019Alema?<\/p>\n<p>\u00abMah, vede, quando nel \u201998 Prodi cadde fui avvertito dagli americani, e in verit\u00e0 anche dai britannici, che Bill Clinton aveva deciso di intervenire militarmente in Kosovo per dare una mazzata a Milosevic. Operazione che presupponeva il pieno sostegno militare dell\u2019Italia e soprattutto la completa disponibilit\u00e0 delle basi poste sul nostro territorio. Procedere con un governo dimissionario, in carica solo per l\u2019ordinaria amministrazione, era impensabile. Tutto fu deciso nel corso di una cena sulla terrazza della bella casa del mio amico Valentino Martelli, che poi divenne infatti sottosegretario agli Esteri\u00bb.<\/p>\n<p>Chi era presente?<\/p>\n<p>\u00abNon l\u2019ambasciatore, che contava poco, ma un influente e simpaticissimo ministro dell\u2019ambasciata degli Stati Uniti, William Montgomery, e l\u2019ambasciatore britannico John Weston. A entrambi dissi chiaramente che in quel momento l\u2019unico che poteva mettere in piedi un governo che facesse una guerra solo con la Nato e senza il via libera dell\u2019Onu era il segretario del maggiore partito della coalizione che fino a quel momento aveva sostenuto Romano Prodi: Massimo D\u2019Alema\u00bb.<\/p>\n<p>E loro?<\/p>\n<p>\u00abDissero okay\u00bb.<\/p>\n<p>Nessun pregiudizio nei confronti di un ex comunista?<\/p>\n<p>\u00abNessuno. Anche perch\u00e9, a dirla tutta, in un certo senso garantii per lui. Spiegai cio\u00e8 ai miei interlocutori che D\u2019Alema era l\u2019ultimo dei togliattiani e ci\u00f2 avrebbe rappresentato per loro la migliore tra le garanzie possibili. Avevo ragione io: da allora, per come si comport\u00f2 in quella guerra, Massimo D\u2019Alema \u00e8 ritenuto persona assolutamente credibile dagli Stati Uniti\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque, per fare l\u2019ennesima guerra imperialistica nel cuore dell\u2019Europa (se lo \u00e8 l\u2019Ucraina pu\u00f2 ben esserlo la Serbia), chi pi\u00f9 di un ex comunista poteva dare reali garanzie? Potremmo fare un lungo elenco di tradimenti di questo tipo, per questo Lenin affermava che i comunisti non sono mai stati di sinistra, la sinistra \u00e8 il luogo del tradimento. Ma i comunisti a volte non sono stati nemmeno comunisti. Cos\u00ec va la storia per questo, diceva Brecht, il mattino inizia col canto del gallo che da millenni indica un tradimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.conflittiestrategie.it\/il-compagno-dalema-ricorda-male-e-si-contraddice\">https:\/\/www.conflittiestrategie.it\/il-compagno-dalema-ricorda-male-e-si-contraddice<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da CONFLITTI E STRATEGIE (Gianni Petrosillo) In un\u2019intervista di oggi (23.10.2026 ndr) a Il Giornale, il compagno Spezzaferro, al secolo lider Massimo ricostruisce la vicenda del suo arrivo a Palazzo Chigi in maniera alquanto distorta. D\u2019Alema risponde cos\u00ec al giornalista che gli chiede: \u201cArriviamo al 1998. Si dice che sia stato lei a far cadere il governo Prodi\u201d. \u00abNon \u00e8 vero. Le racconto in sintesi. Rifondazione comunista, per ragioni politiche, usc\u00ec dal governo. 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