{"id":97766,"date":"2026-10-29T10:30:52","date_gmt":"2026-10-29T09:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97766"},"modified":"2026-10-28T22:44:01","modified_gmt":"2026-10-28T21:44:01","slug":"israele-netanyahu-in-un-vicolo-cieco-con-la-tentazione-di-uscirne-attaccando-liran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97766","title":{"rendered":"Israele: Netanyahu in un vicolo cieco, con la tentazione di uscirne attaccando l&#8217;Iran"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di INSIDE OVER (Andrea Muratore)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-97767\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/OVERCOME_20261028084428552_17b2d3e46793feac9cc2a0ae28eade37-1536x1024-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/OVERCOME_20261028084428552_17b2d3e46793feac9cc2a0ae28eade37-1536x1024-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/OVERCOME_20261028084428552_17b2d3e46793feac9cc2a0ae28eade37-1536x1024-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/OVERCOME_20261028084428552_17b2d3e46793feac9cc2a0ae28eade37-1536x1024-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/OVERCOME_20261028084428552_17b2d3e46793feac9cc2a0ae28eade37-1536x1024-1.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Israele, l&#8217;ultima battaglia politica di Netanyahu tra post-voto e venti di guerra. Tel Aviv come la Roma di Mario e Silla?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I dati delle elezioni israeliane pi\u00f9 partecipate da oltre un quarto di secolo producono, per ora, un solo risultato definito: il blocco di destra guidato dal Likud, il partito nazionalista e conservatore di Benjamin Netanyahu, aveva la maggioranza dei seggi prima del voto ed \u00e8 destinato a non averla pi\u00f9 dopo i suffragi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo per\u00f2 non vuol dire che il primo ministro pi\u00f9 longevo della storia di Israele sia fuori partita: la sua formazione, in calo rispetto al 2022, \u00e8 sulla buona strada per confermarsi primo partito (da 32 seggi scenderebbe a 27, mentre \u00e8 stata contata oltre la met\u00e0 dei voti), il campo esteso alle formazioni ultranazionaliste e di destra religiosa per ora mantiene 55 seggi complessivi, meno della soglia per la maggioranza di 61 ma di pi\u00f9 di quelli dell\u2019opposizione (ferma a 49), con Yashar, la formazione di Gadi Eisenkot, a 21 seggi, e Insieme, il partito di Yair Lapid e Naftali Bennet, a 11, con la sinistra dei Democratici a 9. L\u2019alta mobilitazione elettorale rende l\u2019idea dell\u2019articolata complessit\u00e0 della societ\u00e0 israeliana e affida a futuri negoziati qualsiasi prospettiva di formazione di un governo, con l\u2019exploit delle liste arabe ben raccontato da Mauro Indelicato che crea un \u201cterzo polo\u201d sulla carta decisivo per qualsiasi maggioranza. Ogni scenario finale andr\u00e0 letto alla luce dei voti definitivi e delle indicazioni dei partiti, ma si possono segnalare diversi elementi sistemici di valore politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Netanyahu non ha pi\u00f9 una maggioranza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo \u00e8 che anche dopo quattro anni di confronto interno serrato e di guerre su ben sette fronti, il feuiletton politico di Israele non cambia e prosegue il romanzo a puntate della divisione attorno a Netanyahu della politica israeliana. Una divisione che, va detto, negli ultimi anni ha preso la forma della polarizzazione sistemica e serrata sotto forma dello sdoganamento di forze politiche radicali e con afflati millenaristi che Netanyahu ha arruolato per cercare di blindarsi al potere e che, dopo il 7 ottobre 2023, hanno spinto per una torsione nazionalista interna allo stesso Likud. Lo scenario parla dunque di due blocchi che, sulla carta, non si dividono tanto sulle priorit\u00e0 sistemiche per il Paese, come l\u2019individuazione dell\u2019Iran come un nemico strategico o, oggigiorno, il rifiuto della concessione di uno Stato palestinese, quanto sulle modalit\u00e0 con cui risolvere i problemi, che secondo gli anti-Netanyahu la chimera politica costruita dal premier ha finito per complicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In secondo luogo, le alchimie politiche della democrazia parlamentare israeliana dovranno vincolarsi a una contingenza politica in evoluzione. L\u2019analista Shaiel Ben-Ephraim all\u2019uscita degli exit poll commentava su X diversi scenari possibili che, seppur evolutisi alla luce dei dati reali, includevano anche l\u2019opzione di uno stallo che, a suo avviso, potrebbe favorire Netanyahu che rester\u00e0 al governo finch\u00e9 Isaac Herzog, presidente della Repubblica, non trover\u00e0 un candidato capace di arrivare a 61 seggi. E non \u00e8 da dare per scontato che nonostante l\u2019apertura delle liste arabe alla sostituzione di Netanyahu il cammino per Eisenkot sia spianato: l\u2019ipotesi che resta sul tavolo \u00e8 quella di un governo di minoranza aperto all\u2019appoggio esterno delle liste arabe ma in cui dovranno essere unite forze politiche diverse, un ircocervo simile a quello della frastagliata maggioranza anti-Netanyahu guidata da Lapid e Bennett nel 2021-2022. Che alternativa offrire per il Paese? Dove proporre discontinuit\u00e0, soprattutto nel contesto dell\u2019arrocco nazionalista dello Stato Ebraico, laddove una dottrina comune alternativa non emerge?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Unit\u00e0 nazionale se riparte la guerra all\u2019Iran?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riguardo a ci\u00f2, \u00e8 bene sottolineare che c\u2019\u00e8 un terzo elemento esterno da sottolineare. L\u2019ipotesi, cio\u00e8, che un elemento esterno arrivi a perturbare la divisione rigida in blocchi e apra alla prospettiva di nuove alchimie politiche. In tal senso, l\u2019insistente supporto di Donald Trump e degli Usa a Netanyahu e l\u2019emersione di una voce crescente su possibili opzioni di unit\u00e0 nazionale per il post-voto devono essere valutate sia sul quadro interno che su quello geostrategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019analista dell\u2019Institute for National Security Studies della Tel Aviv University Danny Citrinowicz ha scritto su X che \u201cil vicolo cieco politico di Netanyahu potrebbe essere l\u2019anticipazione della prossima guerra con l\u2019Iran\u201d e che il primo ministro \u201cpotrebbe vedere un altro confronto con l\u2019Iran come un\u2019opportunit\u00e0 per cambiare radicalmente gli equilibri politici\u201d in un contesto in cui Bibi, per motivi contingenti (i numerosi processi) e strutturali (il cambio radicale imposto alla postura di Israele dalla sua leadership negli ultimi anni), non intende rinunciare a guidare il Paese e \u201cun\u2019emergenza di sicurezza nazionale potrebbe esercitare un\u2019enorme pressione sui suoi rivali politici affinch\u00e9 si uniscano a un governo di unit\u00e0 nazionale sotto la sua guida\u201d. Fintanto che lo stallo politico prosegue e la leadership del governo, oltre alla possibilit\u00e0 di garantire continuit\u00e0 al comando sulle forze armate, resta nelle sue mani, Netanyahu pu\u00f2 potenzialmente giocare questa carta. A maggior ragione considerato il fatto che negli Usa Donald Trump e la sua amministrazione non chiudono all\u2019ipotesi di un rinnovato scontro con Teheran a cui, peraltro, anche la Repubblica Islamica sembra essere intenta a prepararsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Israele come la Roma di Mario e Silla<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tal senso il pensiero di politica estera e securitaria del primo ministro ha tracciato un solco profondo per Israele su cui ogni successore dovr\u00e0, inevitabilmente muoversi. E di recente, scrive il Jerusalem Post, in colloqui avuti prima del voto \u201cNetanyahu avrebbe detto ai funzionari statunitensi di ritenere Eisenkot il partner migliore qualora le ostilit\u00e0 tra Israele e Iran dovessero riprendere\u201c, puntando sulla possibile convergenza con l\u2019ex capo dell\u2019Israel Defense Force su questo dossier strategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione, la partita resta aperto e lo stallo politico \u00e8 una realt\u00e0 in un Paese diviso e polarizzato attorno al ruolo di un uomo che ha dominato la politica nazionale ma a cui tutti fanno, inevitabilmente, riferimento. Israele \u00e8 come la Repubblica Romana all\u2019epoca di Caio Mario e Lucio Cornelio Silla, divisa tra chi, da un lato, pur detenendo il potere da un lungo periodo si propone come il titolare della possibilit\u00e0 di difendere la popolazione dalle minacce, il \u201cMister Sicurezza\u201d che ha voluto fare della politica interna una continuazione della guerra con altri mezzi e della guerra un fattore dirimente della politica interna stessa e, dall\u2019altro, l\u2019erede dell\u2019establishment desideroso di rimettere ordine e garantire continuit\u00e0 definendo le strategie per la sopravvivenza di una nazione percepita sotto perenne attacco esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quelli che ai tempi della Roma tardo-repubblicana erano i socii italici che chiedevano voce sono oggi i partiti arabi che rappresentano un\u2019ampia fetta di popolazione fedele allo Stato israeliano e che chiede rappresentanza in un clima pi\u00f9 polarizzato. Oltre duemila anni fa, il dualismo tra Mario e Silla segn\u00f2 l\u2019inizio del deterioramento della Roma repubblicana, lo strappo costituzionale elevato a norma, l\u2019avvio di un\u2019era di vendette politiche e conflitti civili interni. Ora questi conflitti sono tali solo sul piano politico mentre il percepito senso d\u2019assedio della nazione permane e l\u2019obiettivo resta quello di ricucire un sistema complesso in cui c\u2019\u00e8 in gioco la stessa tenuta nazionale di un Paese tanto arroccato nella regione di riferimento quanto polarizzato sul piano interno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019ultima battaglia di Netanyahu<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ultima battaglia di Netanyahu sar\u00e0 quella per capire se ci sar\u00e0 ancora spazio per lui in un Paese che ha radicalmente trasformato, che ha votato avendo in testa innanzitutto la possibilit\u00e0 di una sua permanenza al potere e le cui politiche di sicurezza sono oggi in cima all\u2019agenda di tutti i potenziali decisori che, da un lato, accusano Bibi di aver compromesso le prospettive del Paese ma, dall\u2019altro, non possono prescindere dalle sue mosse. Chi avr\u00e0 61 seggi per formare un governo nella prossima Knesset dovr\u00e0 saper anche normalizzare politicamente il Paese e rompere il dualismo tra stato di confronto permanente interno ed esterno e cicli politici israeliani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019obiettivo \u00e8 far s\u00ec che ogni elezione non diventi una battaglia esistenziale, ma torni a essere un normale processo del gioco democratico israeliano. Sanare questa problematica sar\u00e0 decisiva per la natura stessa dell\u2019Israele di domani e per la sua posizione in un Medio Oriente caotico e segnato da tensioni e conflitti la cui evoluzione impatta direttamente sulla percezione dei cittadini sul futuro del Paese. Eisenkot, gi\u00e0 comandante militare dell\u2019Idf, ha in tal senso la possibilit\u00e0 di dare uno strappo politico importante: sapr\u00e0 passare il Rubicone di un dialogo con i partiti arabi tale da inaugurare una nuova era e superare un paradigma dove domina soprattutto il principio securitario? La sfida potrebbe essere decisiva, e anche in questo caso l\u2019elefante nella stanza resta il potere di Netanyahu, i cui destini personali si saldano nettamente con quelli politici di Israele. Un dualismo che da oltre un decennio nessun voto politico ha rotto. E il cui superamento potrebbe essere strategicamente decisivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/politica\/israele-netanyahu-in-un-vicolo-cieco-con-la-tentazione-di-uscirne-attaccando-liran.html\">https:\/\/it.insideover.com\/politica\/israele-netanyahu-in-un-vicolo-cieco-con-la-tentazione-di-uscirne-attaccando-liran.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di INSIDE OVER (Andrea Muratore) Israele, l&#8217;ultima battaglia politica di Netanyahu tra post-voto e venti di guerra. Tel Aviv come la Roma di Mario e Silla? 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