{"id":97791,"date":"2026-11-02T09:30:44","date_gmt":"2026-11-02T08:30:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97791"},"modified":"2026-11-01T12:05:01","modified_gmt":"2026-11-01T11:05:01","slug":"cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97791","title":{"rendered":"Cosa c&#8217;\u00e8 dietro le rivolte giovanili in Francia e gli altri sommovimenti in Europa?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Domenico Moro)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-97792\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/Rivolte-in-Francia.jpg.webp\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"219\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quasi un mese gli studenti liceali francesi sono in rivolta come mai da 50 anni a questa parte, cio\u00e8 dal famoso maggio 1968. I liceali si erano sollevati per protestare contro le pessime condizioni in cui versa la scuola francese. Ma la repressione da parte della polizia ha scatenato una rivolta violenta con le scene di guerriglia urbana che abbiamo visto in Tv. In appoggio agli studenti sono scesi, nelle tantissime manifestazioni tenutesi in Francia, i genitori, gli insegnanti, gli universitari, i sindacati dei lavoratori, a partire dalla CGT, e diversi partiti politici. In realt\u00e0, quello francese non \u00e8 l\u2019unico sintomo di una crisi europea che si \u00e8 espressa in questi ultimi tempi anche in Spagna, con le gigantesche manifestazioni spontanee contro gli sfratti e per la casa, e in Germania, con il trionfo della AfD e il crollo dei due partiti tradizionali principali, i democristiani e i socialdemocratici. Negli ultimi giorni, poi, le proteste dei giovani e dei sindacati si sono estese anche al Belgio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Lo sfaldamento del tessuto sociale e la fine del patto sociale postbellico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La radice comune alla base di questi sintomi \u00e8 lo sfaldamento del tessuto sociale per la crisi del modello europeo di stato sociale. In sostanza, viene meno il patto tra il capitale e il lavoro salariato, su cui si era basata la stabilit\u00e0 del sistema sociale e politico europeo occidentale dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tale crisi \u00e8 in gestazione da molto tempo, ma ora sta arrivando a un punto critico. Vediamo quali ne sono le cause pi\u00f9 profonde e strutturali, specialmente in Francia. Ci\u00f2 \u00e8 importante, perch\u00e9 la Francia, nonostante sia in decadenza, rimane la settima economia mondiale e la seconda dell\u2019Ue, all\u2019interno della quale \u00e8 la sola potenza a disporre di una deterrenza nucleare autonoma e ad avere un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu con diritto di veto. L\u2019esagono \u00e8, quindi, un paese le cui vicende sono fondamentali per le sorti della Ue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo, va notato che, mentre i giovani francesi si rivoltano e chiedono pi\u00f9 fondi pubblici per le loro scuole, Marine Le Pen, la leader del partito di estrema destra Rassemblement national, ha dichiarato, con tempismo perfetto, di voler abbracciare l\u2019austerit\u00e0 di bilancio, allineandosi alle direttive Ue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure, lei era stata per molti anni un\u2019aspra critica dell\u2019integrazione europea. Il fatto \u00e8 che la Le Pen \u00e8 in testa ai sondaggi per le elezioni presidenziali francesi. E ora sta cercando di accreditarsi presso il capitale finanziario francese ed europeo, in modo da avere il via libera per l\u2019Eliseo. Il programma della Le Pen prevede, infatti, risparmi di 140 miliardi di euro nei cinque anni di mandato, con l\u2019obiettivo di ridurre il debito pubblico del 10%. Nel solo 2027 prevede riduzioni delle tasse di 53,7 miliardi e tagli alle uscite statali di ben 85,5 miliardi, attraverso tagli ai dipendenti pubblici (mentre gli studenti chiedono pi\u00f9 docenti), alla previdenza sociale e alle pensioni, mentre alle imprese verranno tagliati 20 miliardi di imposte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla base di queste misure e di quelle che il governo francese in carica, guidato da Lecornue, sta prendendo gi\u00e0 oggi ci sarebbe l\u2019enorme aumento del debito e del deficit pubblici francesi, arrivati rispettivamente nel 2026 al 119,3% e al 5,4% sul Pil, ben distanti dai limiti, stabiliti dalla Ue per i paesi dell\u2019euro, del 60% e del 3%. A causa di questa crescita, i tassi di interesse sui titoli di Stato francesi a 10 anni sono saliti al 5%. Si tratta del tasso massimo dal 2002 e maggiore dei tassi pagati ora da Italia e Grecia, le economie Pigs per eccellenza. In pi\u00f9, lo spread con i titoli della Germania, il benchmark per i paesi dell\u2019euro, \u00e8 arrivato ai massimi dalla crisi del debito sovrano del 2011 e 2012. Il problema \u00e8 che l\u2019aumento dei tassi sui titoli di stato, oltre a rendere pi\u00f9 oneroso il rifinanziamento anche del vecchio debito, influenza il costo del denaro, alzando i tassi d\u2019interesse sui mutui e sui prestiti alle imprese, e rallentando cos\u00ec l\u2019economia. Dunque, oggi il \u201cmalato d\u2019Europa\u201d \u00e8 la Francia, che rischia col suo debito di trascinare l\u2019economia europea in una crisi del debito sovrano come quella del 2011 e 2012. Con l\u2019importante differenza che allora il problema era la Grecia, che pesa sul Pil Ue appena l\u20191,3%, mentre la Francia ne rappresenta il 15,9% ed \u00e8 molto pi\u00f9 importante da tutti i punti di vista. Dunque, l\u2019equilibrio della Ue, specialmente dell\u2019eurozona, sarebbe sconvolto molto di pi\u00f9 da una crisi del debito francese. Da qui la richiesta pressante di Ue e mercati finanziari ai governi francesi di ridurre debito e deficit e la messa in cantiere di tagli draconiani della spesa pubblica. Nel 2011 e 2012 la Grecia fu sottoposta a una vera e propria macelleria sociale e l\u2019Italia sub\u00ec una cura da cavallo, gestita da Mario Monti, col quale la Ue commissari\u00f2 la penisola. Ora, sembrerebbe arrivato il turno della Francia, che teoricamente sarebbe un paese core, centrale, opposto ai paesi \u201cperiferici\u201d della Ue, come la Grecia, la Spagna e L\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il debito non \u00e8 solo quello pubblico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per\u00f2, la Francia non ha solo un grande debito e un elevato deficit pubblico. Ha anche un importante deficit commerciale, anche se questo dal 2022 al 2025 si \u00e8 quasi dimezzato dai 202,8 miliardi di dollari ai 103,4 miliardi. Segno che anche in Francia le politiche restrittive stanno facendo effetto, come quindici anni fa in Italia, dove, con la contrazione salariale e i tagli della spesa sociale del governo Monti, si sono aumentate le esportazioni e diminuite le importazioni, arrivando a un surplus commerciale 2025 di 57,8 miliardi. Ma, in generale, la Francia \u00e8 un paese fortemente indebitato con l\u2019estero. La Net international investment position (Niip) della Francia, indicatore che misura la differenza tra crediti e debiti dei residenti di un paese verso il resto del mondo, \u00e8 negativa per 1.040 miliardi di dollari (-29,6% sul Pil)[i], aumentata in modo consistente negli ultimi dieci anni. Nella Niip sono calcolati anche il debito pubblico detenuto all\u2019estero e il deficit commerciale, insieme ad altri flussi come gli investimenti diretti all\u2019estero in entrata e in uscita. Si tratta di due indicatori importanti, perch\u00e9 i mercati finanziari, quando definiscono il rendimento dei titoli di stato di un paese, guardano anche allo stato di salute complessivo e alla capacit\u00e0 di uno Stato di far fronte a propri debiti (cio\u00e8 alla sua solvibilit\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La verit\u00e0, per\u00f2, \u00e8 che l\u2019indebitamento, soprattutto quello pubblico e delle imprese, sta crescendo in tutto il mondo. Ma non dappertutto nello stesso modo. Sta crescendo soprattutto nei paesi avanzati o, per usare un\u2019altra definizione, nei paesi del centro del sistema imperialista mondiale, la cosiddetta Triade, il Nord America (Usa e Canada), la gran parte dell\u2019Europa occidentale, e il Giappone. Consideriamo, in particolare, i paesi centrali pi\u00f9 importanti riuniti nel G7 (Usa, Germania, Giappone, Uk, Francia, Italia e Canada). Per quanto riguarda il debito pubblico 2026, tutti questi paesi superano il 100% sul Pil, dal Giappone con il 204%, agli Usa con il 125,8% al Canada con il 110,7% e al Regno Unito con il 103,6%, con la sola eccezione della Germania con il 64,6%[ii]. Per quanto riguarda la bilancia commerciale 2025, tutti i paesi sono in deficit, tranne la solita Germania (+226,8 miliardi di dollari) e, come gi\u00e0 detto, l\u2019Italia. I paesi messi peggio sono gli Usa (-1.325,9 miliardi), il Regno Unito (-393,4 miliardi) e, come abbiamo gi\u00e0 visto, la Francia[iii]. Se guardiamo al Niip 2025 la situazione \u00e8 pi\u00f9 varia, tre paesi sono debitori netti verso l\u2019estero, gli Usa per la cifra stratosferica di 21,8 trilioni di dollari, seguiti dalla Francia per 1,04 trilioni (con una economia circa 10 volte pi\u00f9 piccola) e dal Regno Unito con 142 miliardi. Gli altri hanno una posizione positiva, soprattutto la Germania per 4,3 trilioni, ed anche l\u2019Italia per 385 miliardi[iv].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo Kristalina Georgieva, la numero uno del Fondo monetario internazionale, i paesi avanzati devono riportare in fretta sotto controllo il debito pubblico, rigonfiato anche dagli elevati tassi di interesse. I debiti eccessivi sono un fattore di crisi, insieme all\u2019aumento del costo dell\u2019energia, e i paesi avanzati necessitano di azioni, anche immediate, per alleggerire la politica monetaria, che ha visto l\u2019innalzamento recente del costo del denaro da parte delle banche centrali degli Usa, dell\u2019eurozona e persino del Giappone. La Georgieva, infatti, pensa, come molti altri (tra cui Trump), che l\u2019alto costo del denaro sia la causa decisiva del rallentamento economico, perch\u00e9 frena la richiesta di prestiti e quindi gli investimenti. Ma c\u2019\u00e8 un altro dato che \u00e8 anche pi\u00f9 importante, ossia che, mentre in altre epoche storiche il debito pubblico aumentava per contrastare le crisi cicliche del capitalismo o per finanziare guerre importanti e poi con la ripresa economica si riduceva, oggi il debito dei paesi avanzati aumenta anche quando l\u2019economia non \u00e8 in recessione e non si riesce a farlo scendere neanche quando le cose parrebbero andare meglio. Quale ne \u00e8 la ragione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Perch\u00e9 il debito dei paesi avanzati non cala?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La ragione \u00e8 che siamo in quella che Larry Summers, segretario al Tesoro Usa sotto il presidente Bill Clinton, defin\u00ec \u201cstagnazione secolare\u201d nel 2008, in occasione dello scoppio della crisi dei mutui subprime. In pratica, l\u2019economia sarebbe entrata in un lungo periodo di crescita molto lenta del Pil e di scarsa utilizzazione degli impianti produttivi, nonostante un costo del denaro molto basso. Infatti, l\u2019elemento che influenza gli investimenti non \u00e8 tanto il costo del denaro e la mancanza di liquidit\u00e0 o la riduzione delle tasse ai ricchi e alle imprese, bens\u00ec il livello del saggio di profitto o l\u2019aspettativa di profitto futura. Nel modo di produzione attuale i capitalisti investono solo se e dove realizzano un certo livello di profitto. Se vogliamo spiegare la \u201cstagnazione secolare\u201d utilizzando Marx, possiamo dire che il movimento del capitale, arrivato ad un alto livello di sviluppo, necessariamente presenta una tendenza al calo del saggio di profitto. A questa tendenza il capitale reagisce in diversi modi, tra i quali la riduzione del salario (diretto, indiretto, cio\u00e8 il welfare, e differito, cio\u00e8 le pensioni) e, nel periodo della globalizzazione, lo spostamento della produzione dai paesi avanzati a quelli emergenti, dove il costo del lavoro e il salario sono pi\u00f9 bassi e il saggio di profitto \u00e8 pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti, la stagnazione secolare non si presenta in tutto il mondo, ma soprattutto (o quasi esclusivamente) nella maggior parte dei paesi avanzati, dove si \u00e8 realizzata una sovraccumulazione di capitale, cio\u00e8 un eccesso di capitale rispetto al profitto che si \u00e8 in grado di generare. La sovraccumulazione era stata superata con la globalizzazione della produzione manifatturiera dalla fine degli anni \u201980, ma ora si \u00e8 ripresentata. Il calo del saggio di profitto riduce gli investimenti e questi riducono la produzione e quindi la crescita del Pil. Infatti, nel 2025 le principali economie Ue hanno realizzato una crescita del Pil asfittica, la Francia dello 0,9%, l\u2019Italia dello 0,54% e la Germania dello 0,17%. Il Giappone, poi, il Pil \u00e8 in stagnazione da decenni. A fare eccezione nel G7 sembrano essere i soli Stati Uniti. Ma la crescita di questi ultimi, oltre che all\u2019apparato militare-industriale sovvenzionato dallo Stato e alla crescita del prezzo del suo gas e petrolio per via delle guerre scatenate sempre dallo Stato, \u00e8 dovuta soprattutto a un solo settore, quello delle imprese giganti del Big Tech.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla base ci sono gli enormi investimenti per l\u2019IA, che drenano capitali da tutto il mondo verso gli Usa. Il problema \u00e8 che questi investimenti sono motivati non da profitti reali, ma da aspettative future di profitti, che, per\u00f2, sembrano allontanarsi a mano a mano che gli investimenti diventano sempre pi\u00f9 grandi. Se, alla fine, i profitti della IA non dovessero rispettare le aspettative, come pare probabile, quella che \u00e8 una vera bolla speculativa scoppierebbe, con gravi ripercussioni anche in Europa. Ma gi\u00e0 ora stiamo osservando una sovraccumulazione di capitale, che i top manager, come Mario Amodei di Anthropic, stanno cercando di contrastare, cercando di imporre un rallentamento dell\u2019innovazione (e degli investimenti), che viene motivato con il timore che l\u2019IA sfugga al controllo umano. Problema che esiste, ma che viene esagerato ad arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto questo c\u2019entra molto con la crescita del debito e del deficit pubblici. Infatti, questi vengono calcolati in percentuale sul Pil. Quindi, essi crescono o non diminuiscono, malgrado gli sforzi a tagliare la spesa statale, a causa del fatto che il denominatore, cio\u00e8 il Pil, ristagna. Inoltre, il debito si accresce anche per l\u2019innalzamento dei tassi di interesse sui titoli di Stato. Se questi crescono \u00e8 soprattutto perch\u00e9 le imprese Big Tech raccolgono capitali, pi\u00f9 che sul mercato azionario, su quello dei bond. In questo modo, entrano in concorrenza con i titoli di Stato, e gli Stati sono costretti a promettere tassi di interesse pi\u00f9 alti se vogliono collocare tutto il proprio debito. Per la Francia c\u2019\u00e8 anche il problema che ha una quota di debito pubblico detenuta da investitori esteri, del 57,5%, molto maggiore di quella degli altri paesi del G7. Ad esempio, l\u2019Italia presentava, nel primo trimestre 2026, una quota del 35,9%. Un debito detenuto da investitori esteri \u00e8 pi\u00f9 problematico, perch\u00e9 questi sono molto pi\u00f9 pronti a liberarsi del debito rispetto a quelli interni, e, se il tasso di crescita nominale del Pil \u00e8 inferiore al tasso d\u2019interesse sul debito, il paese debitore trasferisce ricchezza all\u2019estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine, anche la delocalizzazione contribuisce alla crescita del debito complessivo di un paese. Da una parte, perch\u00e9 la perdita di produzione industriale (spesso di maggiore valore aggiunto rispetto a molti servizi) rallenta la crescita del Pil e, dall\u2019altra parte, perch\u00e9, riducendo le esportazioni e aumentando le importazioni di beni, si accresce il deficit commerciale. Questo problema si presenta con maggiore acutezza negli Usa, in Francia e nel Regno Unito, le cui multinazionali hanno massicciamente delocalizzato nei decenni scorsi, e si sono deindustrializzati. A questo proposito, va citato anche lo spostamento della sede fiscale di molte grandi societ\u00e0, specie europee, in paradisi fiscali e la gara dei governi sempre europei a ridurre le imposte sui profitti nel tentativo di attrarre o di non perdere investimenti industriali. In questo modo, si sono perse molte entrate, che hanno contribuito alla crescita del debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 poi un\u2019altra questione. I paesi avanzati, in particolare quelli del G7, hanno sempre drenato ricchezza dai paesi periferici in vari modi, ma ce ne \u00e8 uno che \u00e8 molto importante per il discorso da cui siamo partiti, cio\u00e8 la crisi della Francia. I paesi del G7 hanno monete che, essendo valute di riserva a livello internazionale, aiutano ad attrarre capitali dal resto del mondo. Questo vale soprattutto per gli Usa che hanno il dollaro, che \u00e8 valuta di transazione internazionale, specie per materie prime molto importanti, e principale valuta di riserva, per cui molti paesi sono spinti a comprare titoli di Stato Usa e azioni o bond in dollari sui mercati finanziari degli Usa. Ma il vantaggio si pone, pur in misura molto minore, anche per quanto riguarda l\u2019euro, che \u00e8 la seconda valuta mondiale, dopo il dollaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A godere del vantaggio valutario \u00e8 stata, per\u00f2, soprattutto la Francia, che ha controllato, tramite il franco CFA, una buona parte dell\u2019Africa subsahariana, in genere le ex colonie francesi. Il franco CFA ha un cambio fisso con l\u2019euro (prima col franco francese) e i paesi che lo adottano devono conservare la met\u00e0 delle loro riserve valutarie estere nella Banca di Francia. Inoltre, le multinazionali francesi hanno goduto di particolari privilegi, importando a bassi prezzi le materie prime africane, a partire dall\u2019uranio, necessario per le centrali nucleari. Questo dominio neocoloniale della Francia sui paesi africani, che riproduce, su una scala pi\u00f9 piccola, quello statunitense a livello mondiale, sta, per\u00f2, perdendo pezzi. Negli ultimi anni, diversi paesi africani si sono svincolati dal controllo diretto della Francia, cacciandone anche le forze militari e rivolgendosi per aiuti militari ed economici ad altri paesi, soprattutto alla Russia e alla Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dietro il debito: crisi del capitale e crisi di egemonia imperialista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il debito eccessivo, quindi, non \u00e8 una causa di crisi economica, e pu\u00f2 essere al massimo un fattore di innesco. Al contrario, la crescita del debito \u00e8 causata dalla stagnazione economica, e, pi\u00f9 precisamente, dalla crisi del modo di produzione capitalistico. Questo non riesce pi\u00f9, da diverso tempo, ad andare avanti se non con i sussidi statali, erogati in molte forme diverse. Ora, la novit\u00e0 \u00e8 che neanche in questo modo riesce ad andare avanti. Le soluzioni utilizzate dal capitale per superare la sua crisi di redditivit\u00e0, ossia lo spostamento di investimenti di capitale verso la speculazione finanziaria e verso paesi periferici a basso costo del lavoro e ad alto sfruttamento, mettono in difficolt\u00e0 quella crescita, che sarebbe necessaria per contenere il debito pubblico, e vi aggiungono la crescita del deficit commerciale e la creazione di bolle speculative, che, quando scoppiano, trascinano in recessione l\u2019economia internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Usa e la Francia, come abbiamo visto, sono i paesi del G7 che manifestano queste caratteristiche in modo pi\u00f9 evidente. La Francia, per\u00f2, ha meno possibilit\u00e0 degli Usa, per il momento ancora la potenza mondiale egemone, di farsi sostenere dall\u2019estero. Da qui, la contraddizione tra la decisione dei governi francesi di applicare una drastica politica di austerit\u00e0 di bilancio e le aspettative di molta parte della popolazione, che sta deflagrando in questi giorni. Si tratta, per\u00f2, di una scelta politica di classe, perch\u00e9 ci sarebbero altre vie per contrastare la stagnazione, ma queste richiederebbero di mettere in secondo piano o ignorare il profitto pi\u00f9 alto possibile come unica finalit\u00e0 della produzione e dell\u2019investimento economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, ad essere in difficolt\u00e0 non \u00e8 solo la Francia, ma anche il Giappone, il Regno Unito e gli altri paesi Ue del G7. Infatti, anche due economie, come l\u2019Italia e soprattutto la Germania, che avevano conservato un certa base industriale e che hanno posizioni degli investimenti con l\u2019estero positive, vedono aggiungersi alla sovraccumulazione di capitale la temibile concorrenza della Cina, che compete non pi\u00f9 solo sul costo del lavoro ma anche sull\u2019innovazione tecnologica. L\u2019esempio pi\u00f9 lampante ne \u00e8 la crisi dell\u2019auto, il settore industriale pi\u00f9 importante della Germania che sta andando incontro a una nuova fase di delocalizzazione. Del resto, l\u2019economia tedesca \u00e8 negli ultimi anni quella che pi\u00f9 ristagna tra i maggiori paesi Ue. Per rilanciarla il governo tedesco (Cdu e Spd) di Merz, avendo un debito pubblico tra i pi\u00f9 bassi d\u2019Europa, ha varato un piano di forti investimenti pubblici infrastrutturali e soprattutto militari, ma al tempo stesso ha deciso tagli alla spesa sociale, per esempio riformando il sistema pensionistico. Scelte che hanno eroso il gradimento pubblico di Merz e dei partiti che lo sostengono a favore di AfD.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E, a questo punto, saliamo a un livello superiore. Il debito non \u00e8 solo una spia della crisi del modo di produzione capitalistico, ma lo \u00e8 anche della crisi del sistema imperialista mondiale che si basa sullo sfruttamento e sulla subalternit\u00e0 finanziaria, politica e militare dei paesi cosiddetti avanzati su quelli cosiddetti in via di sviluppo, o, in altri termini, del centro imperialista sulla periferia. Le difficolt\u00e0 dei paesi del G7 mostrano che gli equilibri di potere stanno cambiando a favore di quella parte della periferia che viene definita degli \u201cemergenti\u201d, a partire dalla Cina e, in misura minore, dalla Russia, che, in qualche modo, se ne fanno capofila. Infatti, in molti di questi paesi (nei Brics[v], ad esempio) la crescita del Pil \u00e8 maggiore e il debito pubblico \u00e8 pi\u00f9 contenuto, rispetto al G7. Per quanto riguarda il debito pubblico (2026), nel G7 arriva al 123,7% sul Pil, mentre nei paesi in via di sviluppo ed emergenti \u00e8 al 77,2%[vi]. Invece, per quanto riguarda il Pil a prezzi costanti, negli ultimi 10 anni (2015-2025) quello dei Brics \u00e8 cresciuto del 60%, salendo dal 24% al 29% del Pil mondiale, mentre quello del G7 \u00e8 cresciuto del 19%, scendendo dal 48% al 43% del Pil mondiale[vii].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, il Pil non \u00e8 un indicatore preciso della ricchezza prodotta da un paese. Infatti, si basa sul valore aggiunto calcolato ai prezzi vigenti, e, dal momento che i prezzi dei paesi avanzati sono molto pi\u00f9 alti di quelli di paesi in via di sviluppo, il valore reale creato dai primi \u00e8 sovrastimato e quello dei secondi sottostimato. Inoltre, una parte del valore creato nella periferia viene \u201ccatturato\u201d dai paesi avanzati (e incluso nelle loro statistiche del Pil e del commercio estero), attraverso le catene del valore, dominate dalle multinazionali occidentali[viii]. Per questo, anche se possiamo parlare di crisi del capitalismo, perch\u00e9 i G7 sono la massima espressione del capitale mondiale, non possiamo parlare di crisi mondiale. Bens\u00ec di crisi del sistema imperialista, dominato dagli Usa e dall\u2019Occidente in generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi economica e debitoria dei paesi del G7 \u00e8 aggravata dalla loro crisi di egemonia sui paesi periferici, di cui sono segnali la cacciata della Francia da una parte dell\u2019Africa, i processi, seppure molto lenti, di dedollarizzazione e di fuga dai Treasury bond Usa e l\u2019efficace resistenza dell\u2019Iran agli attacchi israelo-statunitensi. I paesi del G7, e gli Usa in particolare, stanno anche per essere raggiunti (e superati) sul piano tecnologico dalla Cina, anche sulla IA. Ad ogni modo, negli ultimi anni diversi paesi periferici (o ex periferici), in particolare dell\u2019Asia e dell\u2019Africa, non sono pi\u00f9 disposti a subire il dominio unipolare degli Usa e della Triade in generale. Naturalmente, tra i paesi periferici, ossia quelli che possiamo includere nel Sud globale, ci sono molte differenze sul modello economico e politico adottato e sul grado di sviluppo economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Molti sono ancora i vincoli che li legano all\u2019Occidente, a cui molti paesi del Sud continuano a essere subordinati. Tuttavia, sta crescendo una tendenza, guidata dalla Cina e dalla Russia, verso il multipolarismo, che mette in discussione il dominio economico, valutario, tecnologico, politico e militare non solo degli Usa ma di tutto l\u2019Occidente. Potremmo dire che siamo in una fase in cui il Sud globale sta passando, pur tra mille contraddizioni e difficolt\u00e0, dalla decolonizzazione formale, avvenuta tra gli anni \u201950 e \u201970 del 900, che manteneva e anzi rafforzava lo sfruttamento della periferia da parte del centro, a una decolonizzazione reale. Ci\u00f2 rappresenta una discontinuit\u00e0 importante nella storia mondiale degli ultimi 500 anni, dominata dalle potenze europee e, nell\u2019ultimo secolo, da quella che \u00e8 una loro emanazione, gli Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La risposta dell\u2019imperialismo in crisi: violenza dentro e guerra fuori dei suoi confini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019imperialismo, come evoluzione parassitaria e monopolistica del capitalismo, non \u00e8 ispirato alla libert\u00e0 ma al dominio, al fine di aumentare l\u2019accumulazione di capitale (cio\u00e8 il saggio e la massa di profitto). Dunque, il tentativo di contrastare la sua decadenza comprende il ricorso alla violenza, all\u2019esterno ma anche all\u2019interno delle cittadelle imperialiste. All\u2019interno, come abbiamo visto, c\u2019\u00e8 l\u2019attacco alle condizioni di vita della maggioranza dei lavoratori e la risposta poliziesca e securitaria alle lotte sociali. All\u2019esterno, come gi\u00e0 accaduto nelle precedenti crisi dell\u2019imperialismo nel corso del 900, assistiamo al ricorso alla guerra o alla minaccia e alla preparazione della guerra, che comportano l\u2019aumento delle spese militari a detrimento della spesa sociale e a vantaggio dei profitti dell\u2019industria bellica e anche civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra aperta l\u2019abbiamo vista recentemente nelle aggressioni degli Usa di Trump al Venezuela e all\u2019Iran, per controllare il mercato mondiale del petrolio e conservare il dominio del dollaro. Ma anche nello strenuo appoggio al neocolonialismo, perennemente in guerra, di Israele, l\u2019alleato strategico dell\u2019imperialismo Usa in quel quadrante. Mentre l\u2019ex presidente Biden \u00e8 corresponsabile nell\u2019aver spinto alla guerra Russia e Ucraina nel 2022, allo scopo di trarne un vantaggio geopolitico e strategico per gli Usa. In questo modo, in collaborazione con altre potenze minori, gli Usa stanno destabilizzando ampi settori continentali e ponendo le basi per uno scontro bellico di grandi dimensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Invece, la preparazione alla guerra la vediamo in Europa, dove, alimentando la paura di una invasione russa dell\u2019Europa fino a Lisbona, si sta attuando un riarmo massiccio e la militarizzazione della societ\u00e0, anche introducendo nuove forme di arruolamento militare, per ora volontario, sia in Francia che in Germania. Esemplificative sono le dichiarazioni fatte dal ministro della Difesa tedesco, Pistorius: \u201cDobbiamo riabituarci all\u2019idea che in Europa possa esserci il pericolo di una guerra.\u201d (2023), dal capo di stato maggiore della Difesa francese, generale Fabien Mandon: \u201cLa Francia e le famiglie francesi devono essere pronte a perdere i nostri figli.\u201d (novembre 2025) e, infine, dal presidente francese Macron, il quale ha affermato che l\u2019Europa deve essere pronta a difendere la propria libert\u00e0 \u201ca costo del sangue, se necessario\u201d (discorso alle Forze armate, luglio 2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non meraviglia che i politici e i militari francesi siano in prima linea nel soffiare sul fuoco di uno scontro con la Russia, proprio perch\u00e9 la Francia, come abbiamo visto, \u00e8 forse il paese centrale che \u00e8 maggiormente in decadenza, anche in considerazione del suo storico ruolo colonialista e imperialista. Senza dimenticare che la Francia in Africa subisce la presenza sempre pi\u00f9 forte della Russia. Ma una situazione simile c\u2019\u00e8 anche negli altri paesi dell\u2019Europa occidentale, dal Regno Unito, che spinse l\u2019Ucraina a non accettare l\u2019accordo proposto dai russi all\u2019inizio della guerra[ix], alla Germania e anche all\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le rivolte dei giovani francesi nascono da tutto questo, dalla saldatura dell\u2019attacco allo stato sociale con i sempre pi\u00f9 chiari preparativi di guerra, visto che sarebbero proprio i giovani a dover combattere in prima linea un eventuale conflitto. Tale situazione \u00e8 stata ben sintetizzata da uno dei leader degli studenti francesi in lotta: \u201cSiamo una generazione che non ha voglia di andare a morire in guerra, ma di studiare. I soldi vadano all\u2019istruzione pubblica e non alle spese miliari\u201d. Parole sagge, che andrebbero riprese in tutta Europa. Anche perch\u00e9 nei decenni seguiti alla fine della guerra fredda gli europei si sono baloccati con le \u201cmissioni fuori area\u201d, dove era facile prendersela con le deboli popolazioni del Sud del mondo (ma anche l\u00ec un costo umano lo si \u00e8 dovuto pagare). Ben diverso sarebbe fare una vera guerra contro una superpotenza militare, di dimensioni gigantesche e ricca di ogni tipo di risorse, e che soprattutto ha a sua disposizione il maggiore arsenale nucleare al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\">Note<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa\/#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a>[i][i] International monetary fund.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa\/#_ednref2\" name=\"_edn2\">[ii]<\/a> International monetary fund.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa\/#_ednref3\" name=\"_edn3\">[iii]<\/a> Unctad, Data Centre, International Trade, Trade Balance.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa\/#_ednref4\" name=\"_edn4\">[iv]<\/a> International Monetary Fund. Data. International investment position.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/data.imf.org\/en\/Data-Explorer?datasetUrn=IMF.STA\">https:\/\/data.imf.org\/en\/Data-Explorer?datasetUrn=IMF.STA<\/a>:IIP(13.0.0)<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa\/#_ednref5\" name=\"_edn5\">[v]<\/a> Nei Brics abbiamo Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, a cui recentemente si sono aggiunti Indonesia, Iran, Emirati arabi uniti, Egitto ed Etiopia.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa\/#_ednref6\" name=\"_edn6\">[vi]<\/a> International monetary fund, World economic outlook (2026), General government gross debt.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa\/#_ednref7\" name=\"_edn7\">[vii]<\/a> Unctad, Data Centre, National Accounts, Gross domestic product, Us dollars at constant price (2020). I calcoli sono miei.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa\/#_ednref8\" name=\"_edn8\">[viii]<\/a> John Smith, Imperialism &amp; The Globalization of Production, 2010.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><span style=\"font-size: 12pt\"><a href=\"https:\/\/www.laboratorio-21.it\/cosa-ce-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa\/#_ednref9\" name=\"_edn9\">[ix]<\/a> Ad aprile 2022 Boris Johnson, allora primo ministro britannico, si rec\u00f2 in Ucraina da Zelensky, al quale garant\u00ec il pieno sostegno finanziario e militare. Poco dopo, gli ucraini abbandonarono i colloqui con i russi in Turchia, durante i quali erano arrivati vicinissimi alla pace, come \u00e8 riportato in un articolo di Foreign Affairs del 2024, firmato da S. Radchenko e S. Charap. Il problema \u00e8 che l\u2019imperialismo britannico ha sempre avuto una forte rivalit\u00e0 con la Russia sin dall\u2019800. Il padre britannico della geopolitica, Halford Mackinder, ai primi del 900, ha sostenuto che il controllo del Mondo passava per quello della Russia europea, che allora comprendeva l\u2019Ucraina. Una posizione ribadita nel 1997 in La grande scacchiera da Zbigniew Brzezinski, gi\u00e0 consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Usa Jimmy Carter, secondo il quale si sarebbe dovuta estendere la Nato all\u2019Ucraina. Proprio la decisione con cui, insieme alla guerra mossa dall\u2019Ucraina alla popolazione russofona del Donbass, Putin ha sempre giustificato la sua \u201cOperazione militare speciale\u201d. Uno dei sogni dell\u2019imperialismo britannico e occidentale \u00e8 sempre stato la fine della Russia come grande stato unitario e la sua frammentazione in molti piccoli stati, che non fossero in grado di impedire il saccheggio delle risorse dell\u2019immenso territorio russo.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/sinistrainrete.info\/europa\/33804-domenico-moro-cosa-c-e-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa.html\">https:\/\/sinistrainrete.info\/europa\/33804-domenico-moro-cosa-c-e-dietro-le-rivolte-giovanili-in-francia-e-gli-altri-sommovimenti-in-europa.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Domenico Moro) Da quasi un mese gli studenti liceali francesi sono in rivolta come mai da 50 anni a questa parte, cio\u00e8 dal famoso maggio 1968. I liceali si erano sollevati per protestare contro le pessime condizioni in cui versa la scuola francese. Ma la repressione da parte della polizia ha scatenato una rivolta violenta con le scene di guerriglia urbana che abbiamo visto in Tv. 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