{"id":97810,"date":"2026-11-02T10:09:53","date_gmt":"2026-11-02T09:09:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97810"},"modified":"2026-11-02T10:10:45","modified_gmt":"2026-11-02T09:10:45","slug":"la-libera-marcia-del-capitale-e-la-sconfitta-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97810","title":{"rendered":"La libera marcia del capitale e la sconfitta del lavoro"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Massimo Pivetti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-97811 alignnone\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/382eb4_03b5d0cb32df44868a11c4314da36b36mv2-1.avif\" alt=\"\" width=\"623\" height=\"900\" \/><\/p>\n<p>Il 17 ottobre, a Roma, si \u00e8 tenuto un incontro organizzato dal Network per il socialismo, nel corso del quale sono stati presentati e discussi l\u2019ultimo libro di Aldo Barba e Massimo Pivetti,\u00a0La libera marcia del capitale\u00a0(Rogas, 2026), e la\u00a0Bozza di programma socialista per l\u2019Italia, elaborata, sulla base di un testo dei due autori, da un gruppo di lavoro di cui hanno fatto parte\u00a0Ugo Boghetta, Marco Lang,\u00a0Mimmo Porcaro,\u00a0Alessandro Somma\u00a0e Lanfranco Turci.<\/p>\n<p>Il volume di Barba e Pivetti conclude una trilogia dedicata ai dogmi fondamentali della mondializzazione liberal-capitalistica, sui quali si fonda l\u2019architettura europea: la libera circolazione dei capitali, delle merci e delle persone. Nel contributo che segue, Massimo Pivetti ne presenta le tesi principali e le loro interconnessioni, soffermandosi, in particolare, su come la libera mobilit\u00e0 internazionale dei capitali svuoti di sostanza la sovranit\u00e0 democratica e ostacoli il perseguimento di politiche efficaci al servizio del lavoro e della giustizia sociale.<\/p>\n<p>Specialmente in Europa, la liberalizzazione totale dei movimenti internazionali dei capitali ha costituito una componente fondamentale della grande svolta di politica economica avvenuta in tutto il capitalismo avanzato alla fine degli anni Settanta. \u00c8 nostra ferma convinzione che la libert\u00e0 di movimento dei capitali, cos\u00ec come quelle delle merci e delle persone, costituisca, attraverso canali diversi, un ostacolo al perseguimento di politiche di pieno impiego e redistributive, nonch\u00e9 alla semplice difesa delle conquiste conseguite nel tempo dal mondo del lavoro.<\/p>\n<p>La libera mobilit\u00e0 internazionale dei capitali contribuisce a determinare, all\u2019interno del capitalismo avanzato, disoccupazione, maggiori disuguaglianze ed emarginazione sociale, soprattutto attraverso la perdita della sovranit\u00e0 nazionale in campo monetario e fiscale che essa comporta, nonch\u00e9 attraverso il fenomeno delle delocalizzazioni produttive, ossia attraverso flussi di investimenti verso i Paesi a pi\u00f9 basso costo del lavoro (ricordo, al riguardo, che l\u2019art. 63 del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione europea \u2013 il TFUE \u2013 impone che la circolazione dei capitali sia completamente libera non solo tra gli Stati membri, ma anche nei confronti del resto del mondo). Queste delocalizzazioni si sono tradotte, in tutte le nazioni pi\u00f9 sviluppate, nella sostituzione di produzione manifatturiera interna con importazioni, facendo crescere il contenuto di importazioni delle rispettive domande finali e rendendo quindi sempre pi\u00f9 difficilmente compatibili con l\u2019equilibrio delle loro bilance dei pagamenti politiche di riassorbimento della disoccupazione e di mantenimento del pieno impiego.<\/p>\n<p>Attualmente, in Europa, un coordinamento in senso decisamente espansivo delle politiche economiche nazionali, di carattere persistente e non legato a questa o quella emergenza, continua di fatto a essere fuori discussione, con il corollario che resta fuori discussione anche la prospettiva di un ricorso a seri controlli coordinati dei movimenti dei capitali. Il fatto \u00e8 che ci troviamo di fronte a un progetto che \u00e8 riuscito a cambiare radicalmente, nel continente, le condizioni di potere e distributive: un progetto del quale la libert\u00e0 di movimento dei capitali e delle merci, nonch\u00e9 la maggiore apertura possibile all\u2019immigrazione, sono parti integranti.<\/p>\n<p>\u00c8 tuttavia concepibile che lo sviluppo di una crescente instabilit\u00e0 politica interna, acuita da politiche di riarmo in condizioni di persistente austerit\u00e0 sociale, possa finire per spingere questa o quella nazione europea a cercare di recuperare buona parte della propria sovranit\u00e0, a partire da quella in campo economico. Da questo punto di vista, il problema maggiore per un\u2019Italia che intendesse riemergere dal disastro economico e sociale causato da quarant\u2019anni di consenso liberista sarebbe essenzialmente quello di riuscire a conciliare nel tempo il mantenimento di alti livelli di occupazione con l\u2019equilibrio esterno, in un contesto di politiche meno espansive da parte dei suoi principali partner commerciali.<\/p>\n<p>In assenza, nell\u2019Unione europea, di un coordinamento in senso marcatamente espansivo delle politiche economiche nazionali, l\u2019Italia non potrebbe da sola riuscire ad assorbire la sua disoccupazione, eliminare la precariet\u00e0 e mantenere nel tempo alti livelli di buona occupazione senza una severa riduzione della dipendenza dall\u2019estero della sua economia: seri problemi di bilancia dei pagamenti diventerebbero palesi non appena si cercasse di uscire stabilmente dalla stagnazione, anche se, per accrescere l\u2019occupazione, si cercasse di puntare\u00a0in primis\u00a0su programmi di spesa pubblica a basso contenuto di importazioni.<\/p>\n<p>La riduzione della dipendenza dall\u2019estero richiederebbe, oltre a un drastico contenimento della nostra propensione a importare \u2013 la questione di cui ci siamo occupati in\u00a0Merci senza frontiere\u00a0(2022) \u2013, anche il ripristino dei controlli sui movimenti di capitali.<\/p>\n<p>Senza il controllo dei movimenti di capitali non \u00e8 possibile stabilire il livello dei tassi di interesse interni, una variabile fondamentale della politica economica generale a causa dei suoi effetti sia sulla distribuzione del reddito sia sui livelli occupazionali.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 di movimento dei capitali limita poi fortemente anche la possibilit\u00e0 di stabilire il livello e la composizione della spesa pubblica, nonch\u00e9 i modi del suo finanziamento. Questo perch\u00e9, con alti tassi di interesse e la riduzione della progressivit\u00e0 del prelievo fiscale, anch\u2019essa imposta dalla libert\u00e0 di movimento dei capitali, gli avanzi primari di bilancio necessari a evitare una crescita del debito pubblico pi\u00f9 rapida di quella del prodotto possono essere realizzati solo con riduzioni della spesa pubblica per beni e servizi: sanit\u00e0, istruzione, pensioni, trasporti, edilizia sociale.<\/p>\n<p>Infine, \u00e8 solo attraverso il controllo dei capitali che, insieme al controllo dei tassi di interesse interni, \u00e8 possibile salvaguardare il valore esterno della moneta, ossia perseguire una politica di moneta a buon mercato senza doverla pagare con importazioni pi\u00f9 care e continui peggioramenti delle ragioni di scambio con l\u2019estero. Proprio per queste ragioni, tassi di cambio fissi con controllo dei movimenti di capitali e determinazione autonoma dei tassi di interesse da parte di ciascuna nazione furono la combinazione adottata dal capitalismo avanzato nel primo trentennio successivo alla Seconda guerra mondiale \u2013 il cosiddetto periodo aureo del capitalismo.<\/p>\n<p>Il controllo dei capitali \u00e8 insomma funzionale a una completa sovranit\u00e0 monetaria, al ripristino della sovranit\u00e0 in campo fiscale e, ancora pi\u00f9 in generale, a evitare che i capitalisti possano sabotare attraverso la \u00abfuga dei capitali\u00bb qualsivoglia percorso di politica economica socialmente progressivo. Naturalmente, al controllo dei capitali non pu\u00f2 che accompagnarsi il controllo politico della banca centrale, dal momento che tanto il primo quanto il secondo sono indispensabili a chi governa per poter decidere la politica del tasso di interesse \u2013 questa componente cruciale della politica economica generale, della quale il governo della nazione deve ovviamente assumersi per intero la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019attribuzione alla banca centrale di un potere autonomo di determinazione dei tassi di interesse non pu\u00f2 che apparire assurda a chiunque sia convinto che il tasso di interesse e le sue variazioni abbiano importanti effetti reali. Per questo, all\u2019interno del capitalismo avanzato, l\u2019indipendenza politica della banca centrale fu a lungo considerata qualcosa di altrettanto inconcepibile della rinuncia, da parte dei responsabili della politica economica, a controllare il livello dei tassi di interesse interni attraverso il controllo dei capitali.<\/p>\n<p>Nella trilogia, di cui\u00a0La libera marcia del capitale\u00a0costituisce l\u2019ultimo volume, Barba e io abbiamo interpretato non solo la libert\u00e0 di movimento dei capitali, ma anche le altre due libert\u00e0 della mondializzazione come seri impedimenti a una politica economica capace di migliorare durevolmente le condizioni di vita della maggioranza della popolazione. Naturalmente, siamo consapevoli che non basta individuare un insieme di misure capaci di migliorare il funzionamento del sistema e mettere a fuoco un percorso di politica economica coerente. Bisogna poi riuscire a imporne l\u2019adozione effettiva, in modo che, attraverso una prosperit\u00e0 persistente dei salariati, possa essere sostenuta nel tempo la domanda interna e, insieme a essa, l\u2019espansione continua del suo potenziale produttivo.<\/p>\n<p>Riteniamo che condizione necessaria perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga sia che torni a essere diffusa la consapevolezza che, senza politiche interventiste di pieno impiego,\u00a0con ci\u00f2 che esse comportano in termini di controllo delle transazioni con il resto del mondo, livelli persistentemente elevati dell\u2019occupazione sono irrealizzabili.<\/p>\n<p>Non dovrebbe oggi essere difficile riconoscere, alla luce dell\u2019esperienza del capitalismo avanzato a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, che \u00e8 essenzialmente attraverso il potere dello Stato che la classe lavoratrice pu\u00f2 riuscire a ridurre la pressione su di essa esercitata dal padronato. In particolare, dovrebbe essere possibile riconoscere che, senza l\u2019intervento dello Stato, \u00e8 impossibile contrastare la tendenza dei salari a crescere meno della produttivit\u00e0 del lavoro, tendenza causata dalla costante riproduzione di un \u00abesercito industriale di riserva\u00bb, ossia di un numero di disoccupati sufficientemente elevato da contenere la forza contrattuale del lavoro dipendente.<\/p>\n<p>Ma una diffusa condivisione di un programma di difesa dei salariati e dei ceti popolari attraverso il rilancio dello Stato e del pubblico \u00e8 di fatto oggi ostacolata da una situazione di diffusa subalternit\u00e0 nei confronti della cultura liberista, una subalternit\u00e0 prodotta in tutta Europa, ma specialmente nel nostro Paese, dalla scomparsa della sinistra di classe e da una lunga assenza di analisi critiche del capitalismo.<\/p>\n<p>Con particolare riferimento all\u2019Italia, si pu\u00f2 oggi purtroppo parlare di una totale incapacit\u00e0 delle forze politiche di sinistra di raccogliere la maggioranza della popolazione intorno a un programma di politica economica socialmente avanzato \u2013 in realt\u00e0, \u00e8 forse addirittura pi\u00f9 corretto parlare di una pressoch\u00e9 totale assenza, nel nostro Paese, di forze politiche di sinistra.<\/p>\n<p>Senza la rinascita di una sinistra capace non solo di esercitare una ferma opposizione all\u2019austerit\u00e0, alla deregolamentazione dei mercati del lavoro, alle privatizzazioni e al ridimensionamento dello Stato sociale, ma anche di mettere in discussione il sostegno dato praticamente da tutti alla liberalizzazione dei movimenti di capitali, merci e forza lavoro, la difesa dell\u2019occupazione e dei livelli salariali rester\u00e0 un\u2019aspirazione velleitaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/11\/01\/la-libera-marcia-del-capitale-e-la-sconfitta-del-lavoro\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/11\/01\/la-libera-marcia-del-capitale-e-la-sconfitta-del-lavoro\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Massimo Pivetti) Il 17 ottobre, a Roma, si \u00e8 tenuto un incontro organizzato dal Network per il socialismo, nel corso del quale sono stati presentati e discussi l\u2019ultimo libro di Aldo Barba e Massimo Pivetti,\u00a0La libera marcia del capitale\u00a0(Rogas, 2026), e la\u00a0Bozza di programma socialista per l\u2019Italia, elaborata, sulla base di un testo dei due autori, da un gruppo di lavoro di cui hanno fatto parte\u00a0Ugo Boghetta, Marco Lang,\u00a0Mimmo Porcaro,\u00a0Alessandro Somma\u00a0e Lanfranco&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-prA","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97810"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=97810"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97810\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":97813,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97810\/revisions\/97813"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=97810"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=97810"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=97810"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}