{"id":97856,"date":"2026-11-04T11:00:11","date_gmt":"2026-11-04T10:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97856"},"modified":"2026-11-03T20:53:18","modified_gmt":"2026-11-03T19:53:18","slug":"linsostenibile-leggerezza-dei-valori-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97856","title":{"rendered":"L\u2019insostenibile leggerezza dei valori dell\u2019Occidente"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Piero Bevilacqua)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\">\n<hr \/>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/dipinto-quadro-miraggio-esistenziale-396_LARGE.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/dipinto-quadro-miraggio-esistenziale-396_LARGE.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un coprifuoco culturale bipartisan<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 ormai una denuncia persino ovvia. I vari provvedimenti legislativi varati dal governo Meloni, dal decreto \u201cRave\u201d del 2022, passando per le Disposizioni per il contrasto dell\u2019antisemitismo approvate al Senato il 4 marzo (in concorrenza con un\u2019iniziativa analoga di esponenti del Partito Democratico), al ddl su \u201csicurezza pubblica e criminalit\u00e0 minorile\u201d di questo 20 ottobre 2026, rivelano la crescente pressione coercitiva che i cittadini italiani stanno subendo da tempo ad opera del potere politico. Segnalano la restrizione degli spazi di libert\u00e0 oggi in atto per volont\u00e0 di un esecutivo che cova in seno una insopprimibile vocazione autoritaria. Ma gli italiani non subiscono soltanto questa forma manifesta e sbandierata di repressione. Sono anche vittime di una forma pi\u00f9 soft e invisibile di controllo culturale, di censura politica, di delimitazione e chiusura degli spazi intellettuali. Una sorta di recinzione di ci\u00f2 che \u00e8 dicibile e ci\u00f2 che non lo \u00e8. Non da oggi esiste in Italia una vasta e nascosta perimetrazione del discorso pubblico e dell\u2019analisi sociale, una sorta di presidio di politica culturale condotto da intellettuali, docenti universitari, giornalisti, editori, ecc., che ha il suo centro politico e punto di riferimento e di orientamento nel Partito Democratico. Queste figure, che debbono contendere gli spazi della comunicazione a politici e intellettuali di area governativa, o comunque di centro-destra, li occupano stabilmente mettendo in atto una metodica emarginazione di ogni voce radicale e soprattutto classista, di ogni dissonanza antioccidentale, di ogni discorso severamente critico sugli USA, Israele e sull\u2019Unione Europea. E ci\u00f2 avviene tramite il silenzio o il sabotaggio di libri scomodi, sbarrando l\u2019accesso alle figure non conformi al moderatismo democratico alla TV pubblica, alla Radio, alle varie istituzioni culturali, ai festival, ai premi letterari, e a tutti gli altri luoghi di comunicazione che non siano finiti in mano alle altre forze politiche. Questo accade come pratica normale e sotterranea di esclusione, quando cio\u00e8 non si scatena invece l\u2019isteria russofobica, che accomuna i democratici alla destra, e che porta a vere e proprie persecuzioni personali, come \u00e8 accaduto a Elena Basile, Angelo D\u2019Orsi, Pietrangelo Buttafuoco e ad altri nella caccia alle streghe dei putiniani d\u2019Italia.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiunque abbia un minimo di conoscenza del mondo intellettuale italiano pu\u00f2 constatare quante figure di studiosi vanta il nostro Paese, eccellenti nelle pi\u00f9 varie discipline, che non appaiono sui mezzi della grande comunicazione di massa e di cui non si ode la voce. Un\u2019esclusione che impoverisce il Paese, costretto a specchiarsi in una immagine di ristrettezza, conformismo e mediocrit\u00e0 culturale, a cui si d\u00e0 in pasto facile letteratura, intrattenimento, i prodotti di rapido consumo della societ\u00e0 dello spettacolo. Fare qui dei nomi, come pure sarebbe utile, mi porterebbe a far torto a troppi filosofi, storici, sociologi, giuristi, scienziati, economisti, che per necessit\u00e0 di spazio non potrei menzionare. E non \u00e8 affatto vero, quel che si dice, che \u201cnon ci sono pi\u00f9 gli intellettuali di una volta\u201d, cio\u00e8 le figure che oltre a praticare una specifica disciplina intervenivano anche sui problemi dell\u2019universo sociale. Oggi probabilmente sono pi\u00f9 numerosi che negli anni \u201860 e \u201870. La novit\u00e0 \u00e8 che non sono visibili e non hanno voce, per la ragione elementare che essi non servono pi\u00f9, come accadeva un tempo, a un partito che voglia fare delle masse popolari il soggetto di un progetto generale di trasformazione sociale. A che serve la storia, la filosofia, la sociologia, a un ceto politico che si \u00e8 assunto il compito di rendere pi\u00f9 sopportabile la violenza del mercato e nulla di pi\u00f9? Che non intende fare della lotta popolare il soggetto per una trasformazione radicale della societ\u00e0 capitalistica? Che si \u00e8 ritagliato il suo spazio di potere e legittimazione mostrando al proprio popolo, regredito a elettorato, il lato sviluppista e modernizzatore del capitalismo contemporaneo? Non c\u2019\u00e8 da cambiare il mondo, ma da amministrarlo, cercando di non urtare gli interessi dei grandi gruppi che oggi sovrastano la politica, ritagliandosi uno spazio di successo e di circoscritto potere. Perci\u00f2 servono intelligenze moderate, che non insistano troppo a illustrare la violenza ormai fuori misura con cui procede il capitalismo del nostro tempo. Molto pi\u00f9 utili sono esperti come Ilvo Diamanti e Sandro Pagnoncelli, ad esempio, che informano sugli andamenti, le tendenze, gli umori dei cittadini, declassati alle figure manipolabili di elettori. Oppure i giornalisti-storici che saturano coi titoli dei loro libri l\u2019intero universo pubblicitario quotidiano, ma anche il mercato librario, togliendo spazio ai testi che sono frutto di ricerca. O ancora giornalisti-scrittori, o bravi affabulatori, come Michele Serra, un acuto moralista scivolato nell\u2019intrattenimento, e Fabio Fazio \u2013 il quale ha fatto del programma <em>Che tempo che fa<\/em> il salotto esemplare dei buoni sentimenti democratici \u2013 in grado di mostrare il lato apprezzabile ed edificante dello status quo, quello in cui loro prosperano, malgrado le sgradevolezze degli accidenti quotidiani e le storture della storia. E qui, per ragioni di spazio, posso fare solo un cenno alle torrette di guardia che controllano, con grande potenza dissuasoria, l\u2019osservanza del coprifuoco. Vale a dire, a parte la nera canaille dei fogli della destra, emergenti dai bassifondi della vita civile italiana, i giornali mainstream, <em>Corriere della Sera<\/em>, <em>Repubblica<\/em> e <em>La Stampa<\/em>, che sguinzagliano i loro cani da guardia anche nelle TV, mattina e sera. Sono loro i guardiani che colpiscono manu militari qualunque voce politica stoni nel coro generale di alleluia impegnato a glorificare il regno celeste dell\u2019Occidente. (Mi sono occupato in parte di questo giornalismo in <em>Stampa di guerra<\/em>, \u00abHistoria Magistra\u00bb 2023, n. 43)<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lettore pu\u00f2 intuire l\u2019esclusione di cui parlo se osserva che i pochi intellettuali attivi fuori dal cianciare conformistico, visibili peraltro quasi esclusivamente, ma raramente, su Rai 3 e soprattutto sul canale della 7, si riducono ai pochi nomi di Luciano Canfora, Massimo Cacciari, Alessandro Barbero e Tomaso Montanari. E trascuro qualche altro nome che compare, ma solo episodicamente, sui canali privati. E tuttavia la pi\u00f9 clamorosa conferma della spartizione bipartisan e della restrizione dello spazio culturale nazionale si ha quando ci si affaccia sul mondo della geopolitica. In Italia fa parte ormai dell\u2019immaginario consolidato identificare questa disciplina, che tratta delle relazioni internazionali, con la figura di Lucio Caracciolo. Uno studioso che certamente ha il merito, con la rivista \u00abLimes\u00bb, di averne diffuso i temi e gli scenari presso il grande pubblico, grazie anche alla vasta pubblicit\u00e0 che lo sostiene.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Confesso di avere scoperto solo da qualche anno questo straordinario versante intellettuale, che da solo \u00e8 sufficiente a mostrare due Italie: quella visibilissima e rumorosa del conformismo euroatlantico e quella nascosta di una nuova cultura e di una diversa visione del mondo a cui si pu\u00f2 accedere, grazie a YouTube, tramite canali online come Ottolina TV, Il Contesto, Tracce di Classe, Il Vaso di Pandora, dazibao (una grande finestra sulla societ\u00e0 cinese), Tag 24, il canale tv Teleambiente e tantissimi altri che \u00e8 impossibile menzionare. Ma per quanto riguarda gli studiosi sono costretto a fare un po\u2019 di nomi, perch\u00e9 l\u2019esclusione dallo spazio pubblico di queste voci rappresenta un grave danno non solo alla cultura italiana, tenuta chiusa nel limbo di un angusto provincialismo euroatlantico, ma perch\u00e9 in questo momento nuoce gravemente alla politica nazionale, all\u2019orientamento generale del nostro paese in una fase storica di drammatici mutamenti dell\u2019ordine mondiale, affacciati come siamo sull\u2019abisso di una guerra atomica. I nostri colti analisti, nascosti al grande pubblico, non sono solo ex ambasciatori con lunga esperienza diplomatica, come Alberto Bradanini, Elena Basile, Marco Carnelos, oppure personaggi con esperienza nelle istituzioni internazionali, come Pino Arlacchi, ex vicesegretario generale delle Nazioni Unite; ma rispondono a nomi popolari solo nella rete, o per collaborazioni al \u00abmanifesto\u00bb, come Alberto Negri, ma soprattutto al \u00abFatto\u00bb, come Fabio Mini e Gianandrea Gaiani, o come Giacomo Gabellini, Enrico Tomaselli, Stefano Orsi, Giuliano Marrucci, Davide Martinotti, e tanti altri, insieme a docenti universitari che nella rete trovano il loro spazio prevalente di comunicazione: come Alessandro Orsini, Alessandro Volpi, Francesco Dall\u2019Aglio, Gabriele Guzzi, Alessandro Somma, ecc.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le guerre scoperchiano le pentole<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019apparato di delimitazione cognitiva che dura da un paio di decenni, in cui forze di centro-destra e PD si dividono i compiti di comunicazione, influenza, sorveglianza \u2013 sulla base della comune visione neoliberista e della sodale fedelt\u00e0 euroatlantica \u2013 \u00e8 stato reso finalmente visibile di recente dall\u2019esplosione della guerra in Ucraina. L\u2019avvistamento minaccioso dell\u2019Orso Russo ai confini delle patrie democratiche d\u2019Europa ha reso pi\u00f9 calda e ravvicinata la difesa comune dei \u201cvalori dell\u2019Occidente\u201d. Com\u2019\u00e8 noto, la guerra in Ucraina, nell\u2019interpretazione dei dirigenti del PD, come dei giornalisti e degli intellettuali che gravitano nella sua area, ha inizio il 24 febbraio del 2022, con l\u2019invasione della Russia. La guerra che segue ha quella delimitata origine. Come se non ci fosse stato negli anni precedenti l\u2019accerchiamento della Russia da parte della Nato, un colpo di stato orchestrato dagli USA a Kiev nel 2014, una sanguinosa guerra civile con migliaia di morti tra la popolazione russofona del Donbass, la pretesa occidentale di inglobare l\u2019Ucraina \u2013 un pezzo della vecchia Russia, confinante oggi per oltre 2000 km con la Federazione \u2013 nell\u2019Alleanza Atlantica. Poco diversa \u00e8 stata la lettura delle origini dello sterminio a Gaza, da parte del PD. Certo, con molta lentezza e dopo tantissimi morti si \u00e8 preso atto, con varie posizioni e contorcimenti, del genocidio, ma anche in questo caso tutto ha inizio il 7 ottobre con l\u2019eccidio perpetrato da Hamas. Come se prima \u201cl\u2019unica democrazia del Medio Oriente\u201d, cio\u00e8 Israele, sino a quella data avesse intrattenuto rapporti di buon vicinato con i Palestinesi, come se Gaza non fosse stata ridotta da anni a una \u201cprigione a cielo aperto\u201d, come se quella popolazione non subisse, da almeno il 1918, il colonialismo di insediamento degli israeliani, che li hanno cacciati con le bombe dalle loro terre. (Ilan Papp\u00e9, <em>La prigione pi\u00f9 grande del mondo. Storia dei territori occupati<\/em>, Fazi 2022). La stessa cancellazione della storia fa da sottofondo nella posizione dei dem nei confronti dell\u2019Iran. Anche quando si condanna la guerra avviata dagli USA e da Israele, si ricorda pi\u00f9 volentieri, certo non senza ragione, la repressione che in quel paese subiscono le donne e gli oppositori politici, ma mai si evoca la lunga storia delle sanzioni USA che iniziano nel 1979, continuamente estese negli anni successivi e che hanno colpito duramente l\u2019economia iraniana e il suo libero commercio, impedito il suo autonomo sviluppo, immiserito i suoi cittadini per quasi mezzo secolo. E cos\u00ec fanno, con proterva ignoranza, scrittori e giornalisti di fama, quando si tratta di giudicare le politiche a doppio standard degli USA. Si carica sulla groppa del solito, impresentabile Donald Trump e si riducono al perimetro del presente tutti i misfatti realizzati dai governi di quel paese. Con l\u2019implicito pensiero che, una volta passato Trump, la democrazia rifiorir\u00e0 pi\u00f9 grande e luminosa che pria.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, la cancellazione della storia fa parte di una comprensibile scelta strategica del Partito Democratico, soprattutto per volont\u00e0 degli ex comunisti. Walter Veltroni, che a suo tempo dichiar\u00f2 di non essere mai stato comunista, incarna anche personalmente questa decisione. Avendo scelto la teoria economica, il punto di vista, la cultura, l\u2019ethos civile, la visione sociale, il linguaggio, le retoriche del neoliberismo, essi dovevano far dimenticare il proprio passato di legame con l\u2019URSS e quindi con la Rivoluzione del 1917, con una economia pianificata, con il movimento operaio internazionale. Un passato troppo ingombrante e perci\u00f2 da cancellare. Non a caso dal linguaggio politico corrente di questo partito, come, di conseguenza, da tutta la koin\u00e9 nazionale, \u00e8 scomparso il sintagma classe operaia, e termini come proletariato, lotta di classe, capitalismo, imperialismo, internazionalismo proletario, ovviamente rivoluzione. Del resto, il nostro Partito Democratico prende il nome dall\u2019equivalente statunitense. Non poteva esserci pi\u00f9 eclatante rottura storica con il passato del comunismo italiano, il suo marxismo, lo storicismo sedimentato della sua cultura nazionale. Ma \u00e8 stata anche una rottura con la cultura cattolica democratica dell\u2019altra componente di quel partito.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ebbene, questa recinzione culturale operata dai dem non solo ha veicolato e favorito il dilagare della cultura neoliberista nei luoghi in cui la sinistra aveva una presenza rilevante, quando non una posizione egemonica. Si pensi alle Universit\u00e0, non solo alle facolt\u00e0 di Economia, dove il verbo neoliberista viene venerato come il mistero della Santissima Trinit\u00e0, ma anche alle facolt\u00e0 umanistiche e di scienze sociali, dove i docenti ormai fanno la gobba chiusi nei propri specialismi, e dove il pensiero critico sopravvive in silenzio accettando i compromessi del quieto vivere. Significativamente il PD non ha mai messo in discussione il Nuovo Ordine imposto all\u2019universit\u00e0 italiana dalla Legge Gelmini nel 2010, in piena ubbidienza alle direttive dell\u2019UE. Ma i dem hanno svolto, seguendo del resto la via tracciata dal PDS e dai DS, un ruolo culturale di occultamento importante per il successo e il radicamento della mentalit\u00e0 neoliberista nel nostro paese, per la sterilizzazione del pensiero conflittuale, per veicolare i \u201cvalori dell\u2019Occidente\u201d tra le masse popolari. Tutto questo mentre privavano l\u2019Italia di un partito d\u2019opposizione. Hanno puntato sui diritti liberali, spostando la conflittualit\u00e0 dalla carne viva dei rapporti sociali sul terreno ideale, elaborando recriminazioni contro il fascismo e il razzismo, le discriminazioni sessuali, esaltando la privacy, insomma tutto il repertorio della retorica cosiddetta woke. Ed \u00e8 davvero paradossale, ma fino a un certo punto, che sia stato un cattolico democratico come Giuseppe Conte a denunciare come il privilegiamento di quella cultura \u2013 pur portatrice di elementi di giustizia e di emancipazione \u2013 abbia rappresentato un evidente surrogato del sostegno ai conflitti sociali e di classe (G. Conte, <em>Alla sinistra non serve il woke. Il nemico da battere \u00e8 questa societ\u00e0 di diseguali<\/em>, \u00abRepubblica\u00bb, 21 agosto 2026).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019elaborazione e la difesa di questo piano di rivendicazioni liberali, l\u2019esaltazione dei diritti personali, corrispondente alla nuova antropologia dell\u2019individuo consumatore \u2013 il nucleo profondo del pensiero neoliberale \u2013 ha cancellato dall\u2019immaginario politico e dal discorso pubblico i diritti collettivi, i bisogni sociali delle masse popolari, la condizione operaia. Gli intellettuali e i giornalisti di area PD, anche parlando d\u2019altro, hanno svolto in tutti questi anni il compito di rendere invisibili le trasformazioni che cambiavano la vita dei cittadini: l\u2019impoverimento e la perdita di dignit\u00e0 del lavoro, il soffocamento burocratico della scuola ridotta ad apprendistato, il processo di depoliticizzazione che l\u2019UE generava tra la popolazione, il saccheggio del territorio, la cementificazione selvaggia e la vendita dei beni pubblici al capitale finanziario. Quando naturalmente essi non erano impegnati direttamente a esaltare il versante modernizzatore delle politiche neoliberistiche. Oggi, ad es., le loro retoriche sullo sviluppo e sulla corsa verso il futuro nobilitano la strategia dei sindaci dem, che offrono ai grandi detentori di capitali la possibilit\u00e0 di estrarre rendita dalle nostre citt\u00e0. Come accade a Milano, Roma, Napoli, Bologna e Firenze, sempre pi\u00f9 privatizzate e lacerate dalle disuguaglianze di classe (Alessandro Scassellati, <em>Il regime della citt\u00e0-vetrina. Governance progressista nelle metropoli italiane<\/em>, Transform Italia, 25\/8\/26. Consultabile in rete).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo di poter affermare che oggi si sono create le condizioni perch\u00e9 questo gigantesco camuffamento culturale, che ha permesso a un\u2019\u00e9lite politica, passata nel campo avversario, di conservare un ampio margine di radicamento popolare e di potere, giunga al termine. La storia espunta per anni dall\u2019analisi dei fatti come dalle psicologie collettive, oggi si prende la sua clamorosa rivincita. I cosiddetti \u201cvalori dell\u2019Occidente\u201d con cui i dem e gli intellettuali di riferimento hanno perimetrato l\u2019area della comunicazione pubblica, oggi vanno rovinosamente perdendo il loro ubi consistam, ogni possibile fondamento. Ed \u00e8 innanzi tutto la storia degli storici a mostrare in maniera sempre pi\u00f9 dispiegata la fallacia colonialista di quell\u2019espressione, di quella pretesa supremazia dell\u2019uomo bianco. Oggi la ricerca storica va mostrando che molta della supposta superiorit\u00e0 dell\u2019Occidente si regge innanzi tutto sulla nostra profonda ignoranza dell\u2019Oriente, delle sue lingue, delle sue culture, della sua storia. E non sono solo le singole notizie che arrivano da studi recenti a mostrarcelo. Ad esempio, noi che facciamo nascere la filosofia in Grecia, con Talete, vissuto tra il VII e VI sec. a.C., apprendiamo che un pensiero analogo, che individua la nascita del cosmo nell\u2019acqua, nell\u2019aria e nel fuoco, era stato elaborato dalla cultura vedica in India dieci secoli prima, nel XV (Amitav Acharya, <em>Storia e futuro dell\u2019ordine mondiale<\/em>, Fazi 2026, pp. 114-115). Anche il nostro primato nella fondazione delle prime universit\u00e0 \u00e8 messo in discussione. Franco Cardini ha di recente ricordato che un \u00abluogo adibito allo studio e all\u2019insegnamento\u00bb, cio\u00e8 una universit\u00e0, la Bayt al-Hikma, \u00e8 nata a Bagdad, tra VIII e IX secolo, parecchi secoli prima di Bologna o Modena (<em>Grazie Islam!<\/em>, PaperFirst 2025, p. 84). Non \u00e8 aneddotica: si tratta di riconoscere un antico rapporto di scambio tra le culture e le civilt\u00e0 che il suprematismo bianco ha cancellato. Il fatto che noi oggi, in Europa e nel mondo, utilizziamo i numeri arabi, originari dell\u2019India, anzich\u00e9 quelli romani, non pu\u00f2 essere accantonato come pura curiosit\u00e0. Del resto, noi europei non solo ci siamo appropriati di tanta cultura alta di altre civilt\u00e0 (Cardini \u00e8 molto ricco nel documentare i nostri debiti alla cultura islamica), ma abbiamo fatto nostri, per poi dimenticarne l\u2019origine, tanti saperi materiali, come le pratiche agricole e l\u2019acclimatazione di piante, ad es. quelle diffuse dagli Arabi in Andalusia e in Sicilia, che oggi sono alla base della nostra orticultura e della cucina italiana. La pasta che erigiamo a piatto identitario del nostro Paese \u00e8 un lascito degli agricoltori musulmani. (Andrew Watson, <em>La rivoluzione agricola araba. Alle radici di ci\u00f2 che mangiamo<\/em>. Introduzione di P. Bevilacqua, Slow Food, 2022)<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non \u00e8 solo questo. Quando noi rivendichiamo i valori dell\u2019Occidente, che poi sono i diritti di libert\u00e0, di parola, di associazione, di culto, ecc., noi omettiamo di ricordare che essi sono frutto di conflitti, conquiste strappate alle classi dominanti. E soprattutto dimentichiamo che mentre in Europa noi acquisivamo diritti, anche per i ceti popolari, le classi dirigenti del continente soffocavano i diritti dei popoli del resto del mondo colonizzato. Quando in Gran Bretagna, nel XIX secolo, si svolgeva la seconda rivoluzione industriale e la classe operaia strappava la riduzione della giornata di lavoro in fabbrica, l\u2019India, a cui era stata distrutta dai britannici la fiorente industria tessile, veniva saccheggiata e impoverita dalle classi dirigenti di quel paese. (Acharya, <em>Storia e futuro dell\u2019ordine mondiale<\/em>, cit.) Allo stesso modo la Cina, grande paese e grande economia, mentre l\u2019Europa si sviluppava e modernizzava, nel XIX secolo, subiva ben due guerre dell\u2019oppio dai britannici e l\u2019imposizione del commercio e dell\u2019uso della droga tra i suoi abitanti. Una costrizione crudele che ha devastato la vita di un popolo, cancellando per un secolo quel paese dalla storia del mondo. (Amitav Ghosh, <em>Fumo e ceneri<\/em>, Einaudi 2025)<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I valori dell\u2019Occidente, in realt\u00e0, poggiano su cinque secoli di dominio coloniale europeo, su un primato economico e politico fondato sul saccheggio del Sud del mondo, sul conculcamento delle libert\u00e0 dei suoi popoli e dei suoi valori, a cui \u00e8 stato impedito di evolvere liberamente in coerenza con le proprie culture e la propria storia. Ancora oggi questo meccanismo \u00e8 all\u2019opera. Le pressioni, i ricatti, le minacce, soprattutto segrete, e oggi le guerre degli USA all\u2019altra met\u00e0 del mondo costringono i vari paesi a restringere i propri spazi di democrazia interna, favorendo le politiche di controllo autoritario del potere sui cittadini. Vantarsi oggi dei primati dell\u2019uomo bianco non regge pi\u00f9 alla prova della storia, e appare come il cascame retorico della vecchia boria da suprematismo razzista.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il PD \u2013 per limitarci a un partito sedicente di sinistra \u2013 che vuole nobilitare la propria strategia moderata con ornamenti ideali, oggi incontra un altro ostacolo nella costruzione della sua narrazione liberal-democratica. Una difficolt\u00e0 che non viene solo dai progressi della storia scritta, ma dalla storia reale. La grande democrazia a cui si ispirano con devozione, punto di riferimento della loro immagine pubblica e giustificazione della loro collocazione atlantica, gli USA, non pu\u00f2 pi\u00f9 incarnare quel modello. E questo spiega non poco della disperata confusione che regna in questo partito privo di visione e progetto, il quale ha cancellato ogni radicamento storico nazionale, puntando a gestire il proprio spazio dell\u2019ordine capitalistico inseguendo un falso mito. Oggi chi si riferisce alla democrazia americana, a meno che non alluda all\u2019opera di Tocqueville, deve smentire una sterminata letteratura storica che illustra una verit\u00e0 inoccultabile, ora provata empiricamente, resa universalmente evidente dalla violenza predatoria dell\u2019amministrazione Trump. Gli USA sono governati da un doppio stato: liberal-democratico all\u2019interno e nei rapporti con i paesi alleati e uno stato criminale per il resto del mondo. Non \u00e8 pi\u00f9 consentito ignorare l\u2019esistenza dei libri, saggi, articoli, testimonianze di protagonisti, che raccontano, sulla base spesso di documenti desecretati del Pentagono e di altre amministrazioni, la politica estera americana degli ultimi 80 anni: dall\u2019imponente William Blum, <em>Il libro nero degli Stati Uniti<\/em> (<em>Killing Hope. U.S. Military and CIA Interventions<\/em>), Fazi 2003, passando attraverso Vincent Bevins, <em>Il Metodo Giacarta. La crociata anticomunista di Washington e il programma di omicidi di massa che hanno plasmato il nostro mondo<\/em>, Einaudi 2021, sino al recente Alessandro Pascale, <em>Ascesa e declino dell\u2019impero statunitense. Vol. 2. La violenza occulta del totalitarismo americano<\/em>, Youcanprint 2025. \u00c8 la storia di una sequela di orrori sanguinari che svelano la doppiezza diabolica di uno stato apparso per quasi un secolo il faro pi\u00f9 luminoso della nostra modernit\u00e0. Una replica breve della storia d\u2019Europa, che ha raggiunto i suoi primati ed elaborato i suoi valori, schiacciando la vita e la libert\u00e0 di altri popoli. Ma la pagina che seppellisce per sempre la leggenda della democrazia americana \u2013 senza considerare qui la sua condizione interna \u2013 ha un semplice e doloroso nome: Gaza. Il genocidio, il massacro di massa della popolazione palestinese, non \u00e8 stato reso possibile dal repubblicano, violento e imprevedibile Trump, ma dal gelido e feroce democratico Joe Biden. \u00c8 stato il \u201clavoro sporco\u201d di un esponente autorevole del Partito democratico, la forza politica di riferimento dei nostri dem, che per tutto il 2024 ha continuato a inviare tonnellate di bombe all\u2019esercito israeliano, affinch\u00e9 nessun edificio, casa, scuola, ospedale, universit\u00e0 di quella striscia sul mare rimanesse pi\u00f9 in piedi. Trump ha solo continuato il sostegno a Netanyahu, perch\u00e9 continuasse ad uccidere, tentando di fare affari sul deserto di macerie degli abitati palestinesi e sulle ossa dei morti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa pagina di storia criminale senza precedenti, l\u2019annientamento di un popolo trasmesso quotidianamente in presa diretta, segna una cesura violenta nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Essa non \u00e8 stata scritta soltanto dagli USA e dallo stato di Israele, diventato costituzionalmente, nel 1918, uno stato etnico-religioso, con il consenso, purtroppo, di una parte non piccola della sua opinione pubblica. Una \u201cdemocrazia\u201d che ha replicato, con la sua breve storia, la vicenda di paese colonizzatore e suprematista dell\u2019Europa e degli USA. Al genocidio hanno concorso, con la loro indifferenza, con la loro complicit\u00e0, con il loro appoggio diretto, le cosiddette democrazie occidentali, pi\u00f9 precisamente le \u00e9lites europee. Sicch\u00e9 oggi non \u00e8 pi\u00f9 possibile ignorare che esiste il mondo prima di Gaza e quello dopo Gaza. E la frattura non separa solo i tempi della storia. Divide anche drammaticamente i gruppi dominanti dalle nuove generazioni, i padri e i nonni dai figli e dai nipoti. Quelle generazioni perseguitate in tutto l\u2019Occidente quando manifestavano per la Palestina sotto assedio, le stesse che in questi giorni affollano le strade delle citt\u00e0 d\u2019Europa per fermare la guerra e il riarmo. Come ha scritto un saggista indiano, in un denso e doloroso libro: \u00abUn\u2019intera generazione di giovani occidentali \u00e8 stata spinta verso la maturit\u00e0 morale dalle parole e dalle azioni (e inazioni) dei suoi rappresentanti pi\u00f9 anziani in politica e nel giornalismo, ed \u00e8 stata costretta a fare i conti, quasi da sola, con atti di ferocia supportati dalle democrazie pi\u00f9 ricche e potenti del mondo\u00bb (Pankaj Mishra, <em>Il mondo dopo Gaza<\/em>, Guanda 2025). Ma il genocidio disvela un\u2019altra verit\u00e0 inquietante. La complicit\u00e0 delle \u00e9lites europee con Israele e gli USA, che conferma la loro antica familiarit\u00e0 con i massacri delle popolazioni colonizzate, spiega anche la loro attuale volont\u00e0 di guerra contro la Russia, un nemico strumentalmente inventato e ricercato. Essa \u00e8 la manifestazione dell\u2019attitudine mai dismessa \u2013 quella che ha devastato per secoli il nostro continente e nel \u2018900 il mondo intero \u2013 rinfocolata dal nichilismo capitalistico dell\u2019epoca, ad imporsi sugli altri con la violenza del conflitto armato. Indiscutibilmente uno dei valori fondativi e sempiterni dell\u2019Occidente.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/11\/03\/linsostenibile-leggerezza-dei-valori-delloccidente\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/11\/03\/linsostenibile-leggerezza-dei-valori-delloccidente\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Piero Bevilacqua) Un coprifuoco culturale bipartisan \u00c8 ormai una denuncia persino ovvia. I vari provvedimenti legislativi varati dal governo Meloni, dal decreto \u201cRave\u201d del 2022, passando per le Disposizioni per il contrasto dell\u2019antisemitismo approvate al Senato il 4 marzo (in concorrenza con un\u2019iniziativa analoga di esponenti del Partito Democratico), al ddl su \u201csicurezza pubblica e criminalit\u00e0 minorile\u201d di questo 20 ottobre 2026, rivelano la crescente pressione coercitiva che i cittadini italiani stanno&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":112,"featured_media":89995,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-psk","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97856"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/112"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=97856"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97856\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":97857,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97856\/revisions\/97857"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89995"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=97856"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=97856"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=97856"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}