{"id":97861,"date":"2026-11-04T10:30:24","date_gmt":"2026-11-04T09:30:24","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97861"},"modified":"2026-11-04T10:27:56","modified_gmt":"2026-11-04T09:27:56","slug":"dopo-le-elezioni-israele-fra-crisi-e-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=97861","title":{"rendered":"Dopo le elezioni: Israele fra crisi e guerra"},"content":{"rendered":"<p><strong>da INTELLIGENCE FOR THE PEOPLE (Roberto Iannuzzi)<\/strong><\/p>\n<h5>Netanyahu trae vantaggio dalla paralisi politica interna, ma il perenne stato di guerra e la possibile collisione con l\u2019Iran rischiano di accelerare la crisi dello stato ebraico.<\/h5>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-97862\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/74678768-e7f2-4b4f-b688-c366b41a6026_1200x675-300x169.webp\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/74678768-e7f2-4b4f-b688-c366b41a6026_1200x675-300x169.webp 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/74678768-e7f2-4b4f-b688-c366b41a6026_1200x675-1024x576.webp 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/74678768-e7f2-4b4f-b688-c366b41a6026_1200x675-768x432.webp 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/74678768-e7f2-4b4f-b688-c366b41a6026_1200x675.webp 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Il premier israeliano Benjamin Netanyahu al quartier generale del partito Likud dopo le elezioni del 27 ottobre (Photo credit: Reuters)<\/em><\/p>\n<p>I risultati delle elezioni del 27 ottobre pongono Israele in uno stato di paralisi, come del resto lasciavano presagire i sondaggi prima del voto. Sebbene nessuna delle due principali coalizioni abbia raggiunto la maggioranza di 61 seggi necessaria per costituire un governo, l\u2019impasse \u00e8 quasi una vittoria per il premier Benjamin Netanyahu.<\/p>\n<p>Nel frattempo, permane la possibilit\u00e0 di un nuovo attacco israelo-americano all\u2019Iran che, scongiurata prima delle consultazioni, potrebbe concretizzarsi dopo il 3 novembre, data delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti.<\/p>\n<h5>Nessuna maggioranza<\/h5>\n<p>Lo spoglio ormai quasi definitivo dei voti in Israele attribuisce 27 seggi al partito Likud di Netanyahu, e 53 alla coalizione da lui guidata. Il partito Yashar, capeggiato dall\u2019ex comandante dell\u2019esercito e leader dell\u2019opposizione Gadi Eisenkot, ottiene 21 seggi. Complessivamente la coalizione anti-Netanyahu ne ha conquistati solo 48.<\/p>\n<p>Le due liste a maggioranza araba hanno ottenuto ben 19 seggi, grazie alla mobilitazione senza precedenti dell\u2019elettorato arabo israeliano. Esse potrebbero avere un ruolo decisivo per assicurare una maggioranza di governo, ma tutti i partiti ebrei ad eccezione dei Democratici hanno escluso ogni collaborazione con loro.<\/p>\n<p>Malgrado lo stallo politico emerso dalle urne, sia Netanyahu che Eisenkot hanno rilasciato dichiarazioni ottimistiche affermando entrambi di volersi assumere la responsabilit\u00e0 di formare il governo.<\/p>\n<p>Nel suo discorso post-elettorale, il premier ha subito riportato l\u2019attenzione sulla questione iraniana, affermando che Israele si trova di fronte a un\u2019opportunit\u00e0 storica, irripetibile \u2013 assieme al nostro partner, il presidente Trump \u2013 per eliminare una volta per tutte la minaccia esistenziale rappresentata dall\u2019Iran. Non dobbiamo permettere che considerazioni estranee ci distolgano da questa sacra missione.<\/p>\n<p>L\u2019insistenza di Netanyahu sulla \u201cminaccia iraniana\u201d aveva raggiunto il culmine durante la campagna elettorale, allorch\u00e9 egli aveva pubblicato l\u2019immagine di un\u2019esplosione nucleare su Tel Aviv.<\/p>\n<p>Al momento non esistono informazioni di intelligence tali da far presagire che l\u2019Iran intenda costruire un ordigno nucleare o sia prossimo a realizzarlo.<\/p>\n<h5>Arabi vittoriosi ma emarginati<\/h5>\n<p>Netanyahu ha anche infiammato lo scontro politico interno accusando i partiti arabi di aver \u201crubato\u201d il voto. Il loro ottimo risultato sarebbe frutto di brogli elettorali.<\/p>\n<p>Un portavoce del Likud ha accusato Qatar e Turchia di aver interferito nelle elezioni, arrivando a parlare di un \u201cattacco alla democrazia il cui scopo \u00e8 portare a una conquista straniera della Knesset [il parlamento] e all\u2019islamizzazione di Israele\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019accusa non supportata da prove, ma rincarata dal ministro della sicurezza interna Itamar Ben Gvir e da quello delle finanze Bezalel Smotrich, i quali hanno a loro volta sostenuto che questi partiti avrebbero ricevuto finanziamenti stranieri.<\/p>\n<p>Secondo alcuni analisti, la manovra di Netanyahu e della sua coalizione punta a screditare le liste arabe per scoraggiare lo schieramento di opposizione da qualsiasi forma di cooperazione con esse, un\u2019eventualit\u00e0 del resto gi\u00e0 resa difficile dalla diffidenza che gran parte dell\u2019opposizione ebraica nutre nei loro confronti.<\/p>\n<h5>Eisenkot, una vera alternativa?<\/h5>\n<p>Dal canto suo, Eisenkot si \u00e8 rivolto ai propri elettori promettendo che avrebbe fatto approvare una legge che non escluda nessuno dal servizio militare \u2013 un chiaro riferimento agli ultraortodossi finora esentati dalla leva, privilegio che ha creato forti risentimenti \u2013 e che avrebbe smantellato Hamas.<\/p>\n<p>Eisenkot \u00e8 un ex generale, e l\u2019ideatore della cosiddetta \u201cdottrina della Dahiya\u201d che prevede di ricorrere a un uso sproporzionato della forza contro l\u2019avversario, inclusa l\u2019estesa distruzione di infrastrutture civili, per spingerlo alla resa.<\/p>\n<p>Questa dottrina fu applicata per la prima volta nella guerra del 2006 contro Hezbollah, e in particolare contro la Dahiya, il sobborgo meridionale di Beirut considerato una roccaforte del gruppo sciita libanese.<\/p>\n<p>Come ha scritto Steven Cook sulla rivista americana Foreign Policy, non ci si attende che le politiche della coalizione di Eisenkot riguardo a Gaza, alla Cisgiordania, e alla soluzione dei due stati, saranno molto differenti da quelle di Netanyahu.<\/p>\n<p>Che si tratti dei territori palestinesi occupati, del Libano o dell\u2019Iran, lo schieramento di Eisenkot propone una pi\u00f9 efficace strategia militare piuttosto che un cambiamento di obiettivi politici.<\/p>\n<h5>Netanyahu ancora in sella<\/h5>\n<p>Sebbene Netanyahu non abbia vinto, \u00e8 Eisenkot il vero sconfitto di queste elezioni. La coalizione uscente si era macchiata del fallimento del 7 ottobre 2023, del rifiuto di nominare una commissione d\u2019inchiesta statale su quei tragici eventi, delle negligenze nella liberazione degli ostaggi, di aver protetto gli ultraortodossi dal servizio militare, e di aver cercato di subordinare la magistratura all\u2019esecutivo.<\/p>\n<p>L\u2019opposizione guidata da Eisenkot godeva dunque di numerosi vantaggi che non ha saputo sfruttare. L\u2019appuntamento elettorale del 27 ottobre \u00e8 stato in effetti un referendum su Netanyahu, un appuntamento storico che ha registrato un\u2019affluenza del 77,7%, la pi\u00f9 alta dal 1999.<\/p>\n<p>Sebbene sia la coalizione del premier che il suo partito abbiano perso voti, egli \u00e8 riuscito a non farsi sopravanzare dallo schieramento avversario e a mantenere il Likud come primo partito del paese.<\/p>\n<p>Come ha scritto Michael Koplow, direttore delle politiche presso l\u2019Israel Policy Forum, malgrado tutto ci\u00f2 che \u00e8 accaduto negli ultimi tre anni, Netanyahu continua a riscuotere tra gli ebrei israeliani una fetta di consensi pi\u00f9 ampia di qualsiasi altra figura, sfidando la logica politica tradizionale.<\/p>\n<p>Resta per\u00f2 il fatto che, contando i partiti arabi, la maggioranza degli israeliani ha votato contro la sua coalizione. Alla luce della scarsa performance dell\u2019opposizione ebraica, tuttavia, il risultato \u00e8 una paralisi di difficile soluzione.<\/p>\n<h5>Scenari post-elettorali<\/h5>\n<p>Non sar\u00e0 facile per lo schieramento di Eisenkot allearsi con i partiti arabi per formare un governo, perch\u00e9 ci\u00f2 susciterebbe il rifiuto di una parte consistente della coalizione e l\u2019incomprensione di gran parte dell\u2019elettorato, ulteriormente radicalizzatosi dopo i fatti del 7 ottobre.<\/p>\n<p>Un governo di minoranza che godesse dell\u2019appoggio esterno delle liste arabe dovrebbe comunque fare a queste ultime alcune concessioni in grado di suscitare contrasti interni insanabili che porterebbero allo scioglimento di un governo cos\u00ec fragile.<\/p>\n<p>Si tratta del resto di uno scenario gi\u00e0 verificatosi in passato. Tra il 2019 e il 2021, gli elettori in quattro successive consultazioni hanno espresso maggioranze contrarie a Netanyahu. Ma ci\u00f2 non ha mai portato alla sconfitta di quest\u2019ultimo perch\u00e9 i partiti ebrei a lui ostili si sono sempre rifiutati di collaborare con le liste arabe. L\u2019unica volta che ci hanno provato, nel 2021, il governo (nato da un accordo tra Naftali Bennett e Yair Lapid) \u00e8 caduto dopo un anno.<\/p>\n<p>Un\u2019altra possibilit\u00e0 potrebbe essere un governo di unit\u00e0 nazionale. Ma per accettare questa formula, lo schieramento di Eisenkot potrebbe chiedere a Netanyahu di rinunciare ai partiti di estrema destra di Ben Gvir e Smotrich, ed eventualmente agli ultraortodossi.<\/p>\n<p>L\u2019opposizione potrebbe avere anche altri problemi ad abbracciare la formula di un governo di unit\u00e0. La campagna elettorale dello schieramento di Eisenkot era incentrata sull\u2019obiettivo di rimpiazzare Netanyahu, perci\u00f2 scendere a patti con lui potrebbe essere visto come un tradimento dal suo elettorato.<\/p>\n<p>Un altro serio ostacolo \u00e8 rappresentato dal citato rifiuto di Netanyahu di istituire una commissione d\u2019inchiesta statale sui fatti del 7 ottobre, rifiuto contro il quale Eisenkot si \u00e8 sempre scagliato. Cedere su questo punto farebbe perdere a quest\u2019ultimo molti consensi.<\/p>\n<p>Dal canto suo, il premier uscente non ha la maggioranza per costituire un nuovo governo, e per ottenerla dovrebbe puntare sulla defezione di esponenti dello schieramento avversario. In Israele esistono leggi che ostacolano questo processo, senza tuttavia impedirlo.<\/p>\n<p>Deputati fuoriusciti da un partito non possono aderire a un\u2019altra formazione fino alla fine della legislatura n\u00e9 possono acquisire cariche governative. Ci\u00f2 non impedisce loro di votare per un governo guidato da un altro partito politico.<\/p>\n<p>Esiste inoltre una distinzione tra le singole defezioni e le scissioni di gruppo. Secondo la legge, almeno due parlamentari che compongano un terzo o pi\u00f9 di un partito possono uscirne costituendo una nuova formazione senza incorrere in alcuna penalit\u00e0.<\/p>\n<p>Lo scontro si preannuncia dunque aspro. Qualora n\u00e9 Netanyahu n\u00e9 Eisenkot riuscissero a costituire un governo, il presidente Isaac Herzog proceder\u00e0 a indire nuove elezioni. Lo stallo, tuttavia, potrebbe protrarsi per alcuni mesi.<\/p>\n<h5>Governo ad interim<\/h5>\n<p>Pur non essendo in grado di formare un esecutivo per la riluttanza a coinvolgere le liste arabe, i partiti dell\u2019opposizione possono collaborare con esse per sostituire l\u2019attuale presidente del parlamento Amir Ohana, un membro del Likud.<\/p>\n<p>Eleggendo un proprio presidente alla Knesset, i partiti ostili a Netanyahu potrebbero controllare l\u2019agenda legislativa e arrivare a nominare una commissione d\u2019inchiesta statale sui fatti del 7 ottobre, che il premier ha bloccato per tre anni.<\/p>\n<p>Nel frattempo, per\u00f2, Netanyahu continuer\u00e0 a presiedere ad interim il governo. Pur avendo minor discrezionalit\u00e0 rispetto a un normale esecutivo, un governo provvisorio pu\u00f2 prendere decisioni legalmente vincolanti, inclusa la guerra e l\u2019attivit\u00e0 diplomatica.<\/p>\n<p>In base alla legge israeliana, un governo ad interim deve evitare di prendere decisioni di ampia portata, a meno che non siano giustificate da una necessit\u00e0 impellente.<\/p>\n<p>Ma proprio questa clausola potrebbe permettere a Netanyahu di muovere guerra all\u2019Iran sulla base di una presunta minaccia incombente. Tra l\u2019altro, lo scoppio di una guerra potrebbe consentirgli di invocare quel governo di unit\u00e0 nazionale che l\u2019opposizione difficilmente accetterebbe alle condizioni attuali.<\/p>\n<h5>Insieme contro l\u2019Iran<\/h5>\n<p>Probabilmente il premier israeliano potr\u00e0 contare sull\u2019appoggio della Casa Bianca per un attacco all\u2019Iran dopo le elezioni americane del 3 novembre. Su sollecitazione dello stesso Netanyahu, il presidente Donald Trump ha espresso pubblicamente il pieno appoggio nei suoi confronti per ben due volte di fronte all\u2019elettorato israeliano e all\u2019opinione pubblica mondiale.<\/p>\n<p>Trump ha definito Netanyahu \u201cun grande guerriero\u201d e \u201cun partner per la pace ancor pi\u00f9 importante nella lotta contro la Repubblica Islamica dell\u2019Iran\u201d. Nel ringraziare l\u2019inquilino della Casa Bianca, il premier israeliano ha affermato che in Iran \u201cabbiamo un lavoro da finire\u2026 e lo finiremo insieme\u201d.<\/p>\n<p>Fonti americane descrivono nuovamente come plausibile \u201cuna settimana di intensi bombardamenti\u201d contro l\u2019Iran dopo le elezioni del 3 novembre, malgrado gli enormi rischi strategici che un simile attacco comporterebbe.<\/p>\n<p>Durante la campagna elettorale in Israele, Netanyahu aveva incontrato le resistenze di alcuni esponenti degli apparati di sicurezza all\u2019eventualit\u00e0 di un\u2019operazione contro l\u2019Iran. Fra essi spicca il comandante dell\u2019esercito Eyal Zamir.<\/p>\n<p>Tensioni tra i due sarebbero emerse anche in occasione della recente offensiva militare israeliana a Hebron, in Cisgiordania, durante la quale oltre 3.000 palestinesi sono stati scacciati dalle loro case. Ma l\u2019operazione \u00e8 proseguita secondo il volere del premier.<\/p>\n<p>Nel frattempo, in questi mesi, Netanyahu ha nominato David Zini e Roman Gofman, figure a lui fedeli, alla guida dello Shin Bet e del Mossad, i due principali servizi segreti di Israele.<\/p>\n<p>Che Zamir possa opporsi con successo all\u2019eventuale decisione di Netanyahu di attaccare nuovamente l\u2019Iran non \u00e8 scontato.<\/p>\n<h5>Guerra perenne<\/h5>\n<p>Secondo Tamir Hayman, direttore dell\u2019Institute for National Security Studies ed ex militare israeliano, uno scontro con l\u2019Iran \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p>Hayman \u00e8 autore di una recente pubblicazione che descrive il nuovo Concetto di sicurezza nazionale tacitamente affermatosi in Israele dopo il 7 ottobre.<\/p>\n<p>Esso \u00e8 fondato, secondo Hayman, sulla preminenza dell\u2019identit\u00e0 ebraica di Israele su quella democratica, sulla persuasione che ogni accordo con gli arabi sia necessariamente temporaneo e ingannevole, e sul rifiuto di riconoscere i paesi arabi come stati-nazione. Essi sarebbero piuttosto insiemi di trib\u00f9 e gruppi etnici privi di una storia condivisa e di una visione nazionale fondativa.<\/p>\n<p>Il nuovo Concetto di sicurezza nazionale considererebbe inoltre la guerra come un elemento essenziale non sostituibile da uno stato di pace. In base a questa visione la guerra \u00e8 necessaria, e quella preventiva \u00e8 lo strumento preferibile.<\/p>\n<p>Questa nuova dottrina non \u00e8 sancita da un documento ufficiale ma, secondo Hayman, ha guidato gli aspetti essenziali della politica di sicurezza israeliana dopo il 7 ottobre.<\/p>\n<p>Se l\u2019adozione del nuovo Concetto di sicurezza nazionale \u00e8 ormai avvenuta, ci\u00f2 significa che Israele \u00e8 sostanzialmente impegnato in una guerra perenne con tutti gli attori regionali, e in rotta di collisione in primo luogo con l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Tale guerra perenne \u00e8 destinata ad accelerare la crisi interna di Israele, mentre la collisione con l\u2019Iran comporterebbe conseguenze imprevedibili per la regione, per la tenuta dell\u2019economia mondiale, e per la stabilit\u00e0 del pianeta.<\/p>\n<h5>Fattori contrari a un attacco<\/h5>\n<p>Al momento, esistono fattori che potrebbero scongiurare un attacco all\u2019Iran. Vi \u00e8 la possibilit\u00e0 che emergano resistenze fra i vertici militari, sebbene possano rivelarsi insufficienti.<\/p>\n<p>Obiezioni potrebbero manifestarsi anche negli Stati Uniti all\u2019interno del Pentagono. Va tuttavia rilevato che coloro che finora si sono opposti alle strategie dell\u2019amministrazione Trump sono stati rimossi dall\u2019incarico.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo in ordine di tempo \u00e8 stato il generale Brett Sylvia, direttore per la strategia, i piani e le politiche presso gli Stati Maggiori Riuniti, ufficialmente accusato di aver rivelato alla stampa piani operativi riservati riguardo al conflitto con l\u2019Iran e a quello con l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Il suo predecessore, generale Joseph McGee, era stato costretto a dimettersi nell\u2019ottobre 2025. Un\u2019altra ventina di alti responsabili, tra generali, ammiragli e figure civili (incluso il segretario dell\u2019esercito Dan Driscoll e quello della marina John Phelan) sono stati allontanati o costretti a dimettersi dal segretario della Difesa Pete Hegseth senza giustificazioni ufficiali.<\/p>\n<p>Resta l\u2019eventualit\u00e0 di una sconfitta molto dura alle elezioni di medio termine, che faccia perdere ai repubblicani sia la Camera che il Senato, una crisi tale da alterare i piani di guerra del presidente eventualmente creando il caos all\u2019interno dell\u2019amministrazione Trump.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 del settore della Big Tech e dell\u2019intelligenza artificiale nei mercati finanziari potrebbero essere un altro fattore in grado di indurre Trump a pensarci due volte prima di scatenare un conflitto che potrebbe accelerare lo scoppio della bolla dell\u2019IA.<\/p>\n<p>Nel complesso, tuttavia, non vi \u00e8 una garanzia certa che un\u2019operazione militare dalle conseguenze estremamente destabilizzanti non venga lanciata dalla Casa Bianca e da Israele nel Golfo. Le prossime settimane saranno decisive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/robertoiannuzzi.substack.com\/p\/dopo-le-elezioni-israele-fra-crisi\">https:\/\/robertoiannuzzi.substack.com\/p\/dopo-le-elezioni-israele-fra-crisi<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da INTELLIGENCE FOR THE PEOPLE (Roberto Iannuzzi) Netanyahu trae vantaggio dalla paralisi politica interna, ma il perenne stato di guerra e la possibile collisione con l\u2019Iran rischiano di accelerare la crisi dello stato ebraico. 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