Già nell’800, in Prussia, c’era l’idea del Drang nach Osten la spinta verso Est
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Francesco Petrone)

Già nell’800, in Prussia, c’era l’idea del Drang nach Osten la spinta verso Est.
Non era solo razzismo. Era una paura concreta. La Germania è in mezzo all’Europa, senza dei confini naturali. A ovest la Francia, a est la Russia, immensa. I tedeschi avevano paura di essere schiacciati.
Insieme alla paura c’era il desiderio predatorio perché a est c’erano terre agricole, grano, legname, carbone, petrolio. L’Est era visto come il “selvaggio” da colonizzare, come gli americani vedevano il West, la frontiera. I polacchi e i russi erano visti come contadini arretrati che non sapevano sfruttare la terra.
Quindi già allora si riteneva che i russi fossero un pericolo, ma anche risorse da prendere.
Durante la Prima guerra, la Germania occupa Polonia, Baltico, Ucraina. Crea l’ Ober Ost, un’enorme amministrazione militare tedesca a Est.
Nasce l’idea che poi prenderà anche Hitler. È la certezza che se la Germania prende l’Ucraina, avrà grano per sempre e non avrebbe più bisogno di dipendere da nessuno.
A Brest-Litovsk, nel 1918, la Germania impone alla Russia una pace durissima e si prende mezza Ucraina. È la prova che si può fare. Quando poi perde la guerra, quella pace viene cancellata. E resta il rimpianto: “Avevamo quasi vinto, a est c’eravamo riusciti”.
Quegli ambienti composti da ufficiali, coloni, industriali della Ober Ost, diventano i maestri di Hitler. Hitler non inventò il Lebensraum , lo spazio vitale. Lo eredita da loro.
Hitler è contagiato da quella paura e la trasforma in biologia. In Mein Kampf dice che la Germania deve smettere di fare colonie in Africa e deve prendere terra in Russia. Perché la Russia è debole, è governata da ebrei-bolscevichi, è un gigante dai piedi di argilla.
C’è la paura del bolscevismo che arriva da est, e il desiderio del grano ucraino, del petrolio del Caucaso, del ferro. Senza quelle materie prime, la Germania non potrà mai essere una grande potenza, resterà dipendente dall’Inghilterra e dall’America per il cibo.
È per questo che l’Operazione Barbarossa non è solo una guerra. È una guerra di colonizzazione. Doveva essere il nuovo West tedesco.
Dopo il 1945, la Germania fa l’opposto con la Ostpolitik di Brandt, “cambiamento attraverso avvicinamento”. Compra il gas russo, costruisce il Nord Stream, pensa: se diventiamo dipendenti l’uno dell’altro economicamente, non ci faremo più guerra.
Era il rovesciamento della paura in cui invece di prendere le materie prime con i carri armati, le compriamo con i contratti.
Con la guerra in Ucraina, quella illusione è crollata. E sono tornati a galla i due vecchi fantasmi, ma in forma nuova.
La Russia torna ad essere vista come minaccia esistenziale, che sta per arrivare ai confini. Ritorna il discorso dell’Est come pericolo.
Il desiderio non più di terra, ma di indipendenza energetica, di terre rare, di litio, di materie prime per la transizione verde. L’Ucraina e la Russia hanno proprio quelle.
Non è più il Lebensraum di Hitler, nessuno in Germania oggi vuole colonizzare l’Ucraina. Ma la struttura psicologica è simile. A est c’è insieme la minaccia e la risorsa che serve ai tedeschi per sopravvivere.
È per questo che la Germania è sempre divisa in due: una parte che vuole dialogare con Mosca come dal tempo di Bismarck perché oggi senza il gas russo l’industria tedesca soffre, e una parte invece vuole riarmarsi contro Mosca, perché ha paura.
Oggi purtroppo in Germania sembra prevalere questa seconda tendenza che è l’ antica russofobia, un misto di paura atavica e dì aggressività. Questa volta non c’è più nemmeno il paravento ideologico.
#TGP #Russia #Germania #Geopolitica
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