Un parallelo con gli accordi di Minsk
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Loris S. Zecchinato)

Molti italiani sostenitori del “Governo di Kiev” (e non dell’Ucraina) ignorano, hanno dimenticato, non si sono degnati di cercare come l’Italia e l’Austria risolsero un problema simile che riguardava il Sudtirolo/Alto Adige nel dopoguerra.
Prima di inoltrarmi in questo argomento ricordo che fu proprio il Governo italiano dopo il 2014 a suggerire una soluzione del conflitto (che era diventata guerra civile) sulla falsariga di quanto deciso e risolto in Italia.
Putin (cioe` la Russia) aveva accettato quell’approccio/soluzione. Poroshenko (cioe` l’Ucraina) no.
Tutto, in Italia, nacque con la mancata attuazione da parte dell’Italia del primo Statuto di autonomia del 1948 in quanto non furono emanate le norme di attuazione relative che alimentarono poi decenni di proteste e scontri.
Un parallelo con gli accordi di Minsk.
Ricordo che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva approvato gli accordi di Minsk (nello specifico il “Pacchetto di misure per l’attuazione degli Accordi di Minsk” del febbraio 2015, noto come Minsk II) con la Risoluzione 2202, adottata all’unanimità il 17 febbraio 2015. Questa risoluzione ha reso gli accordi parte del diritto internazionale.
Ma tornando all’Italia, cosa non fu attuato?
Il primo Statuto istituiva la Regione Trentino-Alto Adige, ma non attuò i punti chiave dell’Accordo di Parigi:
1) Mancata consultazione della popolazione di lingua tedesca: L’articolo 2 dell’Accordo prevedeva che il quadro territoriale dell’autonomia fosse deciso dopo aver consultato i rappresentanti della popolazione di lingua tedesca. Questo non avvenne: le due province di Bolzano e Trento furono unite nella Regione senza ascoltare la Südtiroler Volkspartei (SVP).
2) Competenze non trasferite alla Provincia di Bolzano: Lo Statuto prevedeva un’autonomia limitata per la provincia di Bolzano, ma nemmeno questa venne attuata a causa dell’opposizione della Democrazia Cristiana trentina e della burocrazia romana. In pratica, la Provincia non ottenne le competenze legislative esclusive che le spettavano.
3) Assenza delle norme di attuazione: Molte competenze previste dallo Statuto (come la tutela dei beni culturali) rimasero lettera morta perché non furono mai emanate le disposizioni attuative corrispondenti. Lo Statuto si rivelò quindi «complessivamente insufficiente».
4) Mancata parità linguistica e tutela etnica: L’Accordo De Gasperi-Gruber garantiva «una completa uguaglianza di diritti» e la salvaguardia del carattere etnico e culturale della minoranza tedesca. L’Italia non rispettò la sostanza di questo trattato, il che portò alle Risoluzioni ONU 1497 (1960) e 1661 (1961).
La svolta (e la fine degli scontri) arrivò con il Pacchetto per l’Alto Adige (1969) e il Secondo Statuto di Autonomia (1972), che ribaltarono l’impostazione:
1) Pacchetto per l’Alto Adige (1969): Dopo anni di negoziati e pressioni internazionali, Italia e Austria concordarono 137 misure per la tutela della popolazione altoatesina. Questo pacchetto stabilì un calendario operativo per l’emanazione di tutte le norme di attuazione necessarie.
2) Secondo Statuto di Autonomia (1972): La riforma attuò il Pacchetto trasferendo la maggior parte delle competenze dalla Regione alle due Province autonome di Bolzano e Trento. Le Province ottennero così poteri legislativi ed esecutivi in settori chiave come scuola, sanità, edilizia sociale, turismo, artigianato, ecc.. La Regione fu progressivamente svuotata di funzioni, mantenendo solo un ruolo di raccordo.
3) Parità dei gruppi linguistici: Il Secondo Statuto consolidò il sistema di parità tra i gruppi linguistici (tedesco, italiano e ladino) nell’accesso agli uffici pubblici, nella scuola e nell’uso delle lingue.
4) Chiusura della vertenza internazionale (1992): Il percorso di attuazione si concluse l’11 giugno 1992, quando l’Austria depositò presso l’ONU la “quietanza liberatoria”, chiudendo formalmente la disputa internazionale sull’Alto Adige.
In sintesi, la fine degli scontri fu possibile quando l’Italia attuò concretamente quel principio di autonomia integrale che era rimasto sulla carta nel 1948, trasferendo reali poteri alle Province e garantendo la parità dei diritti linguistici.
Quindi quegli italiani che (per ignoranza, dimenticanza, disinteresse alla conoscenza, malafede) elogiano e supportano il Governo di Kiev dovrebbero invece ricordare a quel Governo che si sarebbero potuti evitare decine di migliaia di morti (molte migliaia fra i civili) negli anni dal 2014 al 2022, e una guerra con centinaia di migliaia di morti dal 2022 ad oggi se solo quella proposta italiana (accettata e supportata dalla Russia) quel Governo avesse attuato o anche solo attuando quanto era stato concordato negli accordi di Minsk.
L’Italia conservo` con quelle (sofferte) decisioni la sua integrita` territoriale. Il Governo di Kiev ha dimostrato che non era interesse dei suoi “supervisori” (in primi britannici) percorrere quella via.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti (salvo a quelli che preferiscono tenerli chiusi).
#TGP #Geopolitica
Fonte: https://www.facebook.com/loris.zecchinato/posts/pfbid0t7hXsmbETuRjbLpazX1v4g9U55cSEz4RsmjFDYuovnF79x1QZPqzgqnXgaNR8pnEl?rdid=XiKpLt3UxwoKn057#
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