Francia: le 10 richieste degli studenti per mettere fine alle proteste
da L’INDIPENDENTE ONLINE (Salvatore Toscano)

Gli studenti francesi sanno quello che vogliono e lo hanno messo nero su bianco. Misure urgenti, da implementare nell’immediato, e altre strutturali costituiscono una piattaforma in 10 punti che i giovani francesi considerano necessaria per la fine delle proteste. Si parte da un massiccio piano di ristrutturazione degli edifici scolastici e universitari, il cui generale stato di fatiscenza è stata la miccia della mobilitazione, fino ad arrivare allo stop della repressione poliziesca. Nel mezzo vengono richieste nuove assunzioni per il personale scolastico e una rimodulazione degli orari per favorire un’alimentazione corretta. C’è poi spazio per borse di studio più alte, affitti per gli studenti congelati, nuova edilizia pubblica. Chiudono le richieste una rappresentanza sindacale più incisiva e l’abolizione del regime di tassazione che penalizza gli studenti stranieri. In attesa di risposte istituzionali, le proteste vanno avanti. Ieri ci sono state nuove manifestazioni in tutto il Paese, portando in piazza decine di migliaia di ragazzi. Nel frattempo, a seguito del grave ferimento di uno studente, il governo ha dato mandato alla polizia di sospendere l’uso delle granate stordenti nei cortei.
L’Union Étudiante, principale sindacato studentesco della Francia, sta guidando, insieme a tante altre sigle della società civile, la mobilitazione nata per denunciare una quotidianità scolastica ormai insostenibile, segnata da classi sovraffollate, edifici fatiscenti e carenza di personale. L’Union Étudiante ha messo sul tavolo le proprie condizioni per la fine della protesta, lanciando una piattaforma che sin da subito ha trovato il supporto di genitori, insegnanti, personale scolastico e cittadini. In poche ore sono state già raccolte 70mila firme, che si sommano ai numeri imponenti della partecipazione di piazza.
La prima richiesta dei giovani francesi è quella di «avviare un piano d’emergenza per il rinnovamento degli edifici scolastici e universitari fatiscenti e insalubri», con particolare attenzione agli adeguamenti dettati dai cambiamenti climatici: «climatizzazione e dispositivi di raffreddamento per far fronte alle ondate di calore, isolamento e riscaldamento adatti ad affrontare le ondate di freddo». Oltre alle aule, gli studenti chiedono alloggi dignitosi, dunque la costruzione di nuove residenze pubbliche (CROUS), la ristrutturazione di quelle presenti e il congelamento degli affitti. Per quanto riguarda il personale scolastico, al momento sotto organico, gli studenti chiedono un massiccio piano di assunzioni, non solo di insegnanti. L’obiettivo è garantire, in ogni istituto, almeno un infermiere, uno psicologo e un consulente di orientamento ogni 500 studenti.
Nel mirino dei ragazzi finiscono anche i programmi Parcoursup e Mon Master, che regolano rispettivamente l’accesso alla formazione post-diploma e post-laurea. Sulla base della carriera pregressa, gli studenti vengono valutati e, nel caso, ammessi ai corsi. Ciò provoca ogni anno migliaia di esclusioni, che l’ampio movimento popolare intende ora superare, prediligendo un sistema senza barriere d’accesso. A ciò si affianca la riforma delle borse di studio, tra le novità più ambiziose dell’intera piattaforma. Nello specifico, i ragazzi chiedono di «aumentare le borse di studio di 200 euro al mese, elargirle per dodici mesi e consentire a 300.000 studenti supplementari di entrare nel sistema di sovvenzioni. Al termine, istituire un reddito di autonomia studentesco di 1.337 euro al mese per garantire ad ogni studente i mezzi materiali necessari per studiare». Il piano delle agevolazioni viene arricchito dalla richiesta di pasti a un euro nelle mense e nelle strutture convenzionate, accompagnata dall’introduzione di pause di almeno un’ora e mezza, «al fine di rispettare meglio le esigenze e il benessere degli studenti». Un’attenzione ulteriore viene dedicata — a riprova dell’intersezionalità delle lotte e della multiculturalità tipiche del contesto francese — ai ragazzi provenienti da Paesi extra-UE, che al momento pagano tasse più alte, cristallizzando così «una logica razzista nell’istruzione superiore».
Per avere più voce in capitolo nei processi decisionali, gli studenti reclamano «la riforma della democrazia nelle scuole superiori», potenziando la loro rappresentanza all’interno degli organi direttivi, nei singoli istituti e non solo. Oggi i rappresentanti studenteschi presenti nel Consiglio Superiore dell’Educazione (CSE) — organo consultivo del governo — sono scelti con un meccanismo indiretto. L’idea è di far partecipare direttamente tutti i liceali nell’elezione.
Il cambio di rotta nei rapporti con le istituzioni passa anche per la fine della repressione e la condanna della violenza poliziesca. Sono centinaia gli studenti rimasti feriti in questi giorni; migliaia i ragazzi arrestati. A un 15enne di Lens è stata amputata la mano sinistra dopo l’esplosione di una granata stordente. Ciò ha portato il governo a sospendere l’utilizzo dell’arma nei cortei. Ieri, in un discorso tenuto in serata, il primo ministro Sébastien Lecornu ha provato a tendere una mano verso i manifestanti, dichiarando che «la rabbia dei giovani non viene dal nulla. Nessuno può restare indifferente alle angosce che esprimono». Lecornu ha poi aggiunto che «le prime risposte del governo saranno presentate alla fine del mese».
Gli studenti chiedono uno stanziamento da 10 miliardi di euro per tradurre in realtà la piattaforma proposta. Nel frattempo la mobilitazione continua, con cortei e manifestazioni quotidiane. Le lezioni risultano parzialmente o totalmente sospese in 375 istituti, pari al 10% del totale.
Salvatore Toscano Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.
FONTE: https://www.lindipendente.online/author/essewh/






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