La rivolta della Gen Z contagia Milano: sconti e oltre 200 fermi, quasi tutti minorenni
da L’INDIPENDENTE ONLINE (Dario Lucisano)

Quello appena trascorso è stato un fine settimana denso di tensioni. Decine di migliaia di giovani e residenti sono scesi in piazza in tutta Italia per chiedere al governo interventi nel settore dell’istruzione e denunciare l’aumento del costo della vita. Tra le varie città al centro delle proteste, Milano è certamente quella che ha attirato più attenzione: nel contesto delle manifestazioni, decine di giovani hanno saccheggiato le vie del centro, dove non sono mancati gli scontri con le forze dell’ordine. Sull’onda delle prime mobilitazioni, il capoluogo meneghino è stato teatro di un secondo raduno, che ha investito caoticamente il centro storico, colpito da nuovi saccheggi e da una nuova ondata di arresti. In totale, nella sola Milano, si parla di 17 arresti e quasi 300 fermi in due giorni di sollevamento. Mentre da Palazzo Reale il sindaco Sala invoca la necessità di rafforzare il dispositivo di sicurezza, il governo ha deciso di ignorare le ragioni alla base delle manifestazioni e inizia già a ipotizzare l’introduzione di nuovi reati, con Salvini che starebbe pensando di connotare etnicamente le misure, individuando nei cosiddetti “maranza” i responsabili dei disordini.
Le proteste che hanno interessato le piazze italiane negli ultimi giorni sono state diverse. Venerdì 16 ottobre si sono tenute manifestazioni studentesche per contestare il nuovo decreto sulla scuola approvato dal governo e chiedere misure nel settore dell’istruzione. I giovani italiani hanno sfilato in corteo in tutta Italia, chiedendo maggiori finanziamenti per le scuole e interventi di ristrutturazione degli edifici. Già venerdì alcune piazze si sono infiammate, con scontri a Bologna, nei pressi della stazione, a Torino, in piazza Castello, e nella stessa Milano. Il giorno seguente, le strade d’Italia sono state interessate da nuovi cortei, questa volta per contestare il caro vita, chiedere maggiori investimenti nell’istruzione e nella sanità e sollecitare interventi sul mercato del lavoro, sul diritto alla casa e sui salari. A organizzarli è stata una piattaforma nata sui social, denominata Italia in Piazza. La giornata è stata segnata da scontri in diverse città, tra cui Torino e Bologna.
A catalizzare l’attenzione, tuttavia, è stata proprio Milano. Qui le tensioni sono iniziate già nel pomeriggio, quando le forze dell’ordine hanno caricato il corteo all’altezza di via Broletto, colpendo i giovani con i manganelli e fermando ragazzi di diverse età. La situazione è degenerata nelle ore successive, quando decine di ragazzi, perlopiù minorenni, si sono staccati dal corteo principale e hanno improvvisato barricate, appiccato incendi e saccheggiato negozi di abbigliamento e dehors dei locali. Le forze dell’ordine si sono fatte trovare impreparate e gli stessi organizzatori hanno perso il controllo della manifestazione. Nelle ore successive, gli scontri si sono estesi a piazza Cordusio e piazza Duomo, dove diversi gruppi hanno continuato a fronteggiare le forze dell’ordine. In totale, il primo giorno, si parla di 17 arresti, 22 denunce e 72 fermi.
Il giorno seguente, un gruppo di giovani si è radunato in piazza Duomo, dando il via a nuovi disordini. Centinaia di ragazzi si sono scontrati con le forze dell’ordine a partire da via Torino, dove si sono verificati ulteriori episodi di saccheggio e danneggiamento. I manifestanti hanno lanciato cestini, transenne e altri oggetti contro gli agenti, che hanno caricato i dimostranti e impiegato i manganelli. Dopo essere stati respinti dalle forze dell’ordine, si sono spostati nelle vie del centro, disperdendosi in gruppi distinti. Una nuova concentrazione di giovani si è poi radunata in piazza Castello, dove sono proseguiti gli scontri e sono stati saccheggiati altri negozi, tra cui un punto vendita Decathlon. Domenica, il numero dei fermati ha raggiunto quota 200, di cui 160 accompagnati in questura. Secondo la polizia, circa l’80% dei fermati era minorenne.
Di temi da discutere dopo questo lungo fine settimana di mobilitazioni ce ne sarebbero diversi: le proteste erano rivolte contro il caro vita, gli scarsi finanziamenti destinati alla scuola e alla sanità, la precarietà del mercato del lavoro, la mancata tutela del diritto alla casa e l’inadeguatezza dei salari; nel frattempo il meridione è paralizzato, con i trasportatori che hanno bloccato i rifornimenti di carburante e gli agricoltori che sono scesi in piazza e hanno organizzato presidi nei maggiori svincoli autostradali. Il governo, tuttavia, ha preferito concentrarsi sul tema dei “maranza”. Oggi la presidente del Consiglio ha convocato una riunione del Consiglio dei ministri per discutere nuove misure volte a rafforzare il dispositivo repressivo e a contrastare le proteste. Secondo le anticipazioni, l’esecutivo intenderebbe estendere anche ai minori la possibilità di applicare il fermo preventivo, mentre Salvini starebbe studiando una non meglio precisata «norma anti-maranza», connotando etnicamente proteste ed episodi di saccheggio a cui hanno partecipato sia italiani di origine italiana sia cosiddetti “cittadini di seconda generazione”.





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