Pace nel Golfo: il Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran – AGGIORNATO
di ANALISI DIFESA (Redazione)

L’accordo tra Washington e Teheran questa volta sembra giungere in porto. L’Iran conferma la finalizzazione dell’accordo che “pone fine alla guerra”. Il viceministro degli Esteri, Kazem Ghribabadi ha annunciato ieri sera la fine immediata e definitiva della guerra e delle operazioni militari su più fronti, incluso il Libano.
Ha aggiunto che i negoziati per un accordo definitivo tra Teheran e Washington si svolgeranno nell’arco di 60 giorni. “Il testo del memorandum d’intesa sarà pubblicato a breve e il pubblico potrà prendere visione dei risultati e degli impegni assunti dall’Iran”, ha affermato. “I nostri impegni non sono paragonabili ai nostri successi”.
“Con l’apertura dello Stretto di Hormuz, alla firma dell’accordo venerdì per consentire le operazioni di sminamento, il petrolio tornerà a fluire liberamente, a beneficio della regione e del resto del mondo” ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Truth.
“Questo grande accordo porterà pace e sicurezza a tutta la regione. Molti presidenti hanno cercato di fare la pace con l’Iran, tutti hanno fallito prima di me. I leader della regione hanno, per la prima volta, trovato un presidente che possa aiutarli a raggiungere una vera pace”.
Dopo l’annuncio dell’accordo raggiunto, il Comando Centrale delle Forze Armate iraniane ha affermato che la volontà della nazione iraniana è stata imposta con successo ai nemici. “Con la grazia di Dio Onnipotente e sotto il comando della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, il popolo iraniano e i suoi combattenti hanno dimostrato che i vili nemici americani e sionisti non hanno altra scelta che accettare la sconfitta e arrendersi”, si legge in una dichiarazione diffusa da Press Tv.
Il Comando Centrale Khatam al-Anbiya ha inoltre sottolineato che la “volontà divina e d’acciaio” della nazione iraniana si erge ora come una “barriera invalicabile” contro ogni forma di aggressione, dimostrando che la via della resistenza rimane l’unica via per la vittoria. La dichiarazione è giunta poco dopo che il Ministero degli Esteri iraniano aveva annunciato che era stato raggiunto un memorandum d’intesa (MoU) tra Iran e Stati Uniti, che sarà firmato ufficialmente venerdì in Svizzera.
L’agenzia di stampa iraniani ha pubblicato i 14 punti dell’intesa.
- Cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano.
2. Impegno degli Stati Uniti alla non interferenza negli affari interni dell’Iran e al rispetto della sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran.
3. Completa revoca del blocco navale entro 30 giorni
4. Impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dall’Iran
5. Riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni secondo gli accordi iraniani
6. Sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati e pieno accesso dell’Iran alle sue risorse finanziarie.
7. La necessità per gli Stati Uniti e i loro alleati di presentare piani di ricostruzione per l’Iran per un ammontare di almeno 300 miliardi di dollari
8. 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo finale basato sulle questioni nucleari e la completa revoca delle sanzioni primarie, secondarie, statunitensi e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e del Consiglio dei Governatori dell’AIEA
9. Reiterazione dell’impegno dell’Iran, ai sensi del trattato TNP, a non produrre armi nucleari
10. Durante il periodo dei negoziati, gli Stati Uniti si sono impegnati a non aggiungere forze nella regione e a non imporre nuove sanzioni.
11. Sblocco di 24 miliardi di dollari dei fondi bloccati dell’Iran durante i 60 giorni dei negoziati finali. La metà di questa somma dovrà essere messa a disposizione dell’Iran prima dell’inizio dei negoziati.
12. Formazione di un meccanismo di supervisione per l’attuazione dell’accordo.
13. L’accordo finale sarà approvato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
14. I negoziati finali non inizieranno prima del rilascio della metà dei fondi bloccati dell’Iran, della sospensione delle sanzioni petrolifere iraniane e della revoca del blocco navale, e l’accordo finale riguarderà solo il destino dei materiali arricchiti e dell’arricchimento, la revoca delle sanzioni e il piano di ricostruzione economica dell’Iran. Le discussioni sul programma missilistico iraniano e sul sostegno ai gruppi di resistenza vengono definitivamente rimosse dall’agenda.
I punti resi noti dall’agenzia iraniana Mehr differiscono in parte da quanto annunciato da Donald Trump che include l’immediata riapertura dello Stretto di Hormuz “senza pedaggi” e la “rimozione immediata del blocco navale degli Stati uniti”. In un post successivo, secondo Axios, Trump ha precisato che l’apertura dello stretto avverrà “alla firma dell’accordo venerdì, ai fini della rimozione delle mine”, aggiungendo che il petrolio tornerà a scorrere “per la regione e per il mondo”.
L’agenzia FARS rivela che l’Iran ha aggiunto all’ultimo minuto una clausola ai negoziati con gli Stati Uniti che prevede il pagamento di tariffe per i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz. “Negli ultimi istanti dei negoziati, il testo del memorandum d’intesa è stato modificato, evidenziando in modo chiaro ed esplicito la questione della sovranità iraniano-omanita sullo Stretto di Hormuz”, riferisce Fars, citando una fonte anonima “L’uso del termine ‘servizi marittimi’ significa che gli Stati Uniti hanno acconsentito al pagamento di una tariffa all’Iran”.
Sul nucleare, Trump ha presentato l’intesa come l’opposto dell’accordo del 2015, sostenendo che costituisce “un muro contro l’arma nucleare”. Ha scritto che gli iraniani “non vogliono più un’arma nucleare” e che “non l’avranno”. CBS riporta inoltre che, secondo Trump, gli Stati uniti recupereranno e distruggeranno materiale nucleare quando la situazione si sarà calmata. Trump ha anche negato che sia previsto un rilascio immediato di denaro. Sabato ha scritto che “non passerà denaro di mano”. La linea dell’amministrazione Usa, riportata da CBS, è che l’accordo sia legato all’adempimento degli impegni iraniani e che “nessun fondo” venga rilasciato all’Iran finché Teheran non rispetterà le condizioni.
L’incognita Israele
Al di là delle “sfumature” che differenziano le versioni di Iran e Stati Uniti la vera minaccia all’accordo di pace resta Israele.
“Israele non si ritirerà dai territori che ha conquistato in Libano e, se l’Iran attaccherà Israele a causa degli avvenimenti in Libano, Israele risponderà” ha detto oggi il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz.
Per il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, l’accordo tra USA e Iran “non è vincolante” per Israele, che “non + subordinato agli Stati Uniti. Noi siamo una nazione indipendente e sovrana! Il nostro dovere è verso i cittadini di Israele, i militari delle Forze di difesa israeliane e il popolo ebraico. Il nostro dovere storico verso gli ebrei perseguitati e assassinati in migliaia di anni di esilio è quello di garantire la sicurezza nella terra d’Israele”, ha affermato Ben Gvir.
“Ogni volta che ci siamo arresi alla pressione internazionale a scapito della sicurezza di Israele, abbiamo pagato un prezzo in sangue con gli interessi. Lo è stato negli Accordi di Oslo, lo è stato nell’accordo in Libano nel 2006, e lo è stato in tutto il periodo di contenimento a Gaza, che ci è esploso in faccia”, ha aggiunto il ministro israeliano.
“Noi amiamo gli Stati Uniti e siamo grati al presidente Trump. Tuttavia, lo Stato di Israele non è una repubblica delle banane. Dico queste cose al primo ministro da tanto tempo, e le ripeto nelle stanze chiuse in ogni crocevia di decisioni storiche importanti: nei momenti storici bisogna prendere una decisione storica. La mia posizione è chiara: non siamo parte di questo accordo che non tutela la nostra sicurezza, e non ci vincola in alcun modo”, ha affermato Ben Gvir.
“Non dobbiamo trovare un compromesso su meno dello smantellamento di Hezbollah, non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato e ripulito dalle nostre forze dalle infrastrutture terroristiche, non dobbiamo tornare a una situazione in cui migliaia di terroristi siedono sulle recinzioni degli insediamenti del nord, e certamente non dobbiamo tacere nemmeno per un momento di fronte a un fuoco diretto contro lo Stato di Israele”, ha spiegato il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano.
“Dobbiamo chiarire che ogni lancio di drone o missile verso Israele dal Libano porterà a un attacco israeliano su Dahieh (il sobborgo meridionale di Beirut a maggioranza sciita, considerato roccaforte di Hezbollah – NdR). Questo era l’equilibrio della deterrenza solo pochi mesi fa e non dobbiamo rinunciarvi in alcun modo”, ha avvertito Ben Gvir.
“E soprattutto dobbiamo chiarire a tutti: il popolo di Israele è un popolo di 3.000 anni, il popolo eterno che non teme una strada lunga, abbiamo fede nel Creatore del mondo, siamo un popolo forte e orgoglioso, che è tornato alla sua terra natia orgoglioso e forte, e non ha più intenzione di abbassare lo sguardo di fronte ai nemici. Sono finiti i giorni in cui l’ebreo subiva colpi e taceva. Mai più!”
Del resto anche diversi media israeliani hanno criticato l’intesa tra USA e Iran sostenendo che Washington ha incassato ben poco mentre l’Iran ha ottenuto in successo senza precedenti
Secondo i24NEWS l’accordo riflette una situazione in cui “Trump sta dando molto agli iraniani senza ottenere nulla in cambio” mentre Canale 14 ha descritto la condotta di Trump come “talmente pessima da risultare persino inspiegabile”. Le polemiche in Israele risultano amplificate dal fatto che l’intesa tra Washington e Teheran di fatto lega le mani a Israele in Libano, prevedendo la fine delle ostilità anche nel Paese dei Cedri.
Non a caso, prima dell’annuncio dell’accordo, i24NEWS aveva riferito che il governo israeliano era frustrato dai tentativi falliti di non includere nell’accordo il fronte libanese.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe dichiarato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump che Israele non si ritirerà dal Libano e non si considera vincolato dalla clausola sul Libano contenuta nell’accordo con l’Iran.
Lo riferisce il portale Ynet. Secondo fonti israeliane il premier ha chiarito che le Forze di difesa israeliane (IDF) manterranno le loro attuali posizioni in Libano e continueranno a operare per contrastare la minaccia di Hezbollah, distruggendo le infrastrutture del gruppo armato e rispondendo a qualsiasi attacco contro Israele.
Numerosi attacchi israeliani sono stati registrati questa mattina in diverse parti del Libano meridionale secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa nazionale libanese (NNA). Le forze israeliane hanno condotto due raid su Khiam e un attacco con drone contro un’auto nella città di Kfar Tebnit. Secondo la NNA, gli attacchi hanno causato il ferimento di alcune persone. Le città di Kfar Tebnit e Nabatieh al-Fawqa sono state anche oggetto di bombardamenti di artiglieria israeliani. NNA ha inoltre riferito che l’esercito israeliano ha fatto esplodere un veicolo corazzato M113 telecomandato e minato sulla strada Haris-Tibnin, che conduce alla città meridionale di Tiro.
Dubbi negli Stati Uniti
Il trionfalismo di Trump non convince media e osservatori statunitensi. Per gli analisti del Washingon Post il presidente americano celebrava quello che a ben vedere è un ritorno alla normalità del 27 febbraio, il giorno prima che Stati Uniti e Israele attaccassero l’Iran, un risultato ben lontano dagli obiettivi originari di uno sforzo bellico iniziato con la promessa di venire in aiuto dei manifestanti iraniani scesi in piazza per denunciare il regime.
Dopo l’uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei, Trump aveva esortato gli iraniani a riprendersi il paese. In Iran però non c’è stata alcuna rivolta, e nei quasi quattro mesi trascorsi da allora, la leadership ha dimostrato la capacità di resistere agli attacchi devastanti del più potente esercito della storia, di bloccare lo Stretto di Hormuz, di paralizzare i mercati energetici globali e di creare una spaccatura così profonda tra Trump e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu che il leader statunitense ha trascorso parte del suo 80° compleanno, ieri, a inveire contro la controparte israeliana parlando con i giornalisti. L’approccio di Trump è cambiato, sottolinea il quotidiano americano: invece di esortare gli iraniani a rovesciare la loro leadership repressiva, l’attenzione si concentra ora sulla negoziazione con il regime. Il presidente ha scelto di mettere fine alle azioni militari che potrebbero mettere a repentaglio la pace, come ha fatto ieri con Netanyahu. “Per quanto riguarda il cambio di regime, non mi è mai importato”, ha dichiarato al Wall Street Journal ieri. L’attuale leadership iraniana è “il terzo gruppo con cui abbiamo avuto a che fare, ed è il gruppo più razionale finora”.
I negoziatori dovranno ora discutere una moratoria sull’ulteriore arricchimento del combustibile nucleare, nonché il destino delle attuali scorte di uranio arricchito dell’Iran, sviluppate da Teheran dopo il ritiro di Trump dall’accordo sul nucleare dell’era Obama nel 2018.
“L’Iran sa come prolungare questi negoziati e cercare di ottenere concessioni lungo il percorso”, ha scritto su X Dan Shapiro, che si è occupato di questioni iraniane durante l’amministrazione Biden ed era ambasciatore degli Stati Uniti in Israele quando l’accordo sul nucleare iraniano del 2015 ha preso forma. “È possibile che non si raggiunga alcun accordo, ed è molto probabile che, se ne raggiungerà uno, sarà peggiore di quello che avremmo potuto ottenere attraverso la diplomazia prima della guerra”.
L’eredità dell’accordo di domenica sarà probabilmente più limitata, ha affermato Shapiro, e conterrà una lezione per l’Iran che potrebbe voler utilizzare in futuro. “L’apertura dello Stretto di Hormuz è il risultato più importante di questo accordo”, ha concluso. “L’Iran ha trasformato un potenziale strumento di pressione teorico in uno molto concreto e potente, imponendo costi all’economia globale e mettendo in difficoltà il presidente Trump.
Non stupisce che media filo-democratici e osservatori legati all’Amministrazione Biden esprimano dure critiche all’accordo raggiunto da Trump. Ciò detto molti dubbi e interrogativi restano aperti. CNN ha posto tre domande riprese in Italia dall’agenzia Adnkronos:
- L’apertura dello Stretto e la fine del blocco indicano solo un ritorno allo status quo prebellico, dato che la cruciale questione nucleare è ancora irrisolta?
- Trump è più vicino a raggiungere un accordo sul nucleare superiore al patto internazionale, sostenuto e monitorato, negoziato dall’amministrazione Obama, al quale l’Iran si atteneva fino a quando Trump non lo ha stracciato durante il suo primo mandato?
- Al di là di un ridimensionamento delle capacità militari convenzionali dell’Iran, una guerra che la maggioranza degli americani non voleva e che ha scatenato enormi sofferenze a livello globale ha raggiunto risultati tali da giustificarne il costo?
Foto: Agenzia Mehr
FONTE:https://www.analisidifesa.it/2026/06/pace-nel-golfo-il-memorandum-dintesa-tra-stati-uniti-e-iran/





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