UCRAINA E ZELENSKY – “Niente negoziati, ora comandano le armi e i militari avanzano nel governo”
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Fulvio Scaglione)

Mosca vuole tutto il Donetsk, non negozierà fino a che non lo avrà. E in Ucraina i militari hanno sempre più peso: per ora nessuna alternativa alla guerra
Fulvio Scaglione, direttore responsabile di InsideOver, ha analizzato al Sussidiario TV l’andamento della guerra tra Russia e Ucraina, soffermandosi sulle prospettive negoziali, sulla situazione militare e sui cambiamenti ai vertici ucraini. A suo giudizio, sul terreno si confrontano due diverse strategie di logoramento: la pressione russa nel Donbass e gli attacchi ucraini contro infrastrutture energetiche e logistiche.
Sul piano politico, Scaglione legge le ultime nomine come il segnale di una crescente influenza dei militari nelle strutture dello Stato. E sul futuro immediato non intravede svolte: «Quindi anche per questo credo che si proseguirà a combattere e che non ci saranno svolte radicali nel breve periodo».
In questo momento c’è spazio per un negoziato o la parola resta alle armi?
Sicuramente, in questo momento, la parola è solo ed esclusivamente alle armi. Nell’immediato si continuerà a combattere, anche perché questa è la bella stagione, quando le manovre militari sono più agevoli. Con l’autunno ci sarà probabilmente un rallentamento. Ma il Cremlino non vuole accettare un negoziato finché non avrà raggiunto i suoi obiettivi territoriali, che consistono nella conquista dell’intero Donbass. È una precondizione che i portavoce del Cremlino e Putin stesso ribadiscono ormai da molto tempo.
Che cosa mostrano, sul piano interno, le proteste e i cambiamenti decisi dalla presidenza ucraina?
Se si guardano gli ultimi tempi della presidenza Zelensky, dal punto di vista interno il quadro è abbastanza disastroso. Basta pensare a quanto accadde un anno fa, quando Zelensky promosse una legge per ridurre i poteri della procura e dell’organo investigativo anticorruzione, e fu poi costretto a una precipitosa marcia indietro proprio dalle proteste popolari. Anche l’attuale giro di giostra tra forze armate e governo è all’insegna di una grande confusione.
Che cosa rivela, secondo lei, questo giro di nomine?
Prima viene sostituito Mykhailo Fedorov, considerato l’artefice della strategia dei droni che sta portando ottimi risultati agli ucraini. Poi, di fronte alle proteste e alla resistenza dello stesso Fedorov, viene sostituito anche il suo rivale, il generale Oleksandr Syrskyi, e al suo posto arriva Mykhailo Drapatyi, ritenuto più vicino alle teorie di Fedorov. Va ricordato che Zelensky, da quando è presidente, ha cambiato sette ministri della Difesa. Per un Paese che era già in guerra nel Donbass quando lui fu eletto e che ha poi subito l’invasione russa, non è il bilancio di una direzione che sa esattamente ciò che vuole.
Qual è, allora, il significato politico di queste scelte?
Io credo che il senso profondo di quest’ultimo giro di nomine sia un ridimensionamento drastico del potere dei civili. Ci sono già stati due primi ministri privi di un vero spessore politico, mentre incarichi fondamentali sono passati a figure militari. Il ministero della Difesa, tradizionalmente affidato a civili, è ora guidato da un generale. Anche l’amministrazione presidenziale è passata a Kyrylo Budanov, già capo dei servizi segreti militari. Dopo sette ministri della Difesa e due comandanti in capo, Valerii Zaluzhnyi e Syrskyi, Drapatyi avrà inevitabilmente un’influenza notevole: in piena guerra non si può continuare a cambiare il comandante.
Come stanno veramente le cose dal punto di vista militare?
Al di là delle dichiarazioni dell’una e dell’altra parte, che sono come sempre trionfalistiche, c’è fondamentalmente l’incrocio, lo stallo di due guerre di logoramento. Da un lato c’è quella condotta dai russi sul terreno: continuano a premere nel Donbass e, lentissimamente ma costantemente, ad avanzare. Dall’altro lato, gli ucraini continuano a colpire con droni e missili le infrastrutture energetiche russe e, adesso, anche alcuni centri logistici. Le due strategie si confrontano nell’attesa di capire quale riuscirà a logorare prima l’avversario, a sconfiggerlo o comunque a costringerlo in condizioni sempre più difficili.
Come vanno lette le rivendicazioni sui territori riconquistati?
Sono dichiarazioni di propaganda, da una parte e dall’altra. Quando si dice di aver riconquistato una zona qui e un’altra là, alla fine è difficile capire quale sia la somma reale. E bisognerebbe anche vedere quale sia stato il costo. Una delle accuse rivolte da tempo a Syrskyi, fin da quando prese il posto di Zaluzhnyi, è di adottare tattiche di vecchio stampo, diciamo così, di scuola sovietica, che comportano perdite molto notevoli in termini di uomini e di mezzi.
Quale posizione conserva Zelensky in questo quadro?
Io credo che Zelensky, personalmente, non rischi nulla. Le ricerche e i sondaggi svolti in Ucraina negli ultimi tempi mostrano che gli ucraini lo considerano l’unica persona in grado di guidare oggi il Paese in uno stato di guerra. Diversa è la considerazione di Zelensky come uomo di governo. Ma in questo momento agli ucraini serve un comandante in capo e una figura capace di mantenere i rapporti internazionali che tengono in piedi il Paese. Zelensky è sostenuto dall’estero ed è considerato il comandante ideale in questa fase. Quando la guerra sarà finita, probabilmente i discorsi cambieranno molto. Per adesso è intoccabile.
Che cosa ha prodotto lo scontro tra Fedorov e Syrskyi?
Credo che la rimozione di Fedorov sia arrivata alla fine di un periodo di scontri tra il vertice politico, rappresentato appunto da Fedorov, e quello militare, rappresentato da Syrskyi. Evidentemente il conflitto era diventato non più componibile. Il risultato è che oggi ci sono molti più militari di prima nelle strutture di governo. I civili, come Yuliia Svyrydenko e il nuovo premier, vengono utilizzati soprattutto come tecnici, ma nulla di più.
Perché la Crimea conserva un’importanza particolare?
L’Ucraina ha ottenuto una lunga serie di successi nel Mar Nero e questo ha creato una proiezione ucraina verso quell’area. La Crimea è molto importante dal punto di vista strategico e geografico, per la sua posizione, ma per i russi è anche un simbolo. Io credo che pochissimi russi abbiano dubbi sul fatto che la Crimea sia russa. Recuperarla da parte dell’Ucraina significherebbe ristabilire il diritto internazionale, perché la Crimea era territorio ucraino, e allo stesso tempo infliggere un duro colpo al morale del Cremlino e della Russia intera.
Qual è invece l’obiettivo degli attacchi contro Odessa e Izmail?
Odessa e il porto di Izmail, sul Danubio, sono centri molto importanti per il commercio ucraino. Putin ha detto chiaramente che la Russia avrebbe reagito a specchio a quelle che definisce azioni terroristiche ucraine. Se gli ucraini colpiscono le navi russe, i russi bombardano le navi al largo di Odessa e le strutture portuali di Odessa e Izmail. L’obiettivo è creare difficoltà all’export ucraino. Non a caso, in seguito alle azioni dell’una e dell’altra parte, il prezzo del grano ha raggiunto livelli record.
intervista de Il Sussidiario a Fulvio Scaglione
#TGP #Russia #Ucraina
Fonte: https://www.ilsussidiario.net/news/ucraina-zelensky-niente-negoziati-ora-comandano-le-armi-e-i-militari-avanzano-nel-governo/2984115/
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