Un Land di appena due milioni di abitanti, ma un responso che si legge come una diagnosi nazionale: il 44 per cento raccolto da Alternative für Deutschland alle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt non è soltanto la fotografia di una provincia dell’ex Germania Est, bensì il sintomo più evidente di un malessere che attraversa l’intero paese.
È quanto emerge dall’analisi del risultato elettorale condotta dall’istituto Infratest-dimap per l’emittente pubblica Ard, integrata dai dati scorporati dell’altra rete televisiva di Stato, Zdf: dati che scavano sotto la superficie del voto e restituiscono il ritratto di un elettorato profondamente diviso, sfiduciato verso Berlino e sempre più convinto che la destra radicale rappresenti l’unica forza capace di ascoltarlo davvero.
È la misura di un sentimento non confinato alla piccola Sassonia-Anhalt, ma che trova riscontro in larga parte del paese, a cominciare da due angoli – il Meclemburgo-Pomerania Anteriore e il Land di Berlino – dove si voterà fra meno di due settimane.
Un paese spaccato in due
Il primo dato che colpisce è la nettezza della frattura, riflessa anche nel dato elettorale finale di Magdeburgo. Quasi un elettore su due ha votato AfD, l’altro ha votato per uno qualsiasi dei restanti partiti: una spaccatura quasi perfetta, che secondo i ricercatori riflette ormai un blocco compatto favorevole al partito di estrema destra e uno, altrettanto determinato ma politicamente molto eterogeneo, mobilitato in funzione anti-Afd.
Il partito guidato localmente da Ulrich Siegmund ha più che raddoppiato il proprio risultato rispetto al 2021, risultando la forza più votata in ogni fascia d’età, con l’unica eccezione degli ultrasettantenni, dove i cristiano-democratici restano in parità.
AfD non è un partito per vecchi
A smentire la tesi secondo cui il voto ad AfD sia arrivato dagli anziani ci sono i numeroi presentati da Zdf. Anzi, proprio nella fascia degli ultra 60enni AfD raccoglie il minimo dei consensi (36%, mentre vola al 44% tra gli under 30 e tocca il massimo nelle fascie dell’età più produttiva: 49% tra i 30-44enni e 51% in quella tra i 45 e 59.
Particolarmente rilevante il dato relativo ai giovanissimi, gli under 25: se AfD è di gran lunga il partito preferito, al secondo posto, seppur a larga distanza, si attesta la Linke. È il segnale di una crescente polarizzazione politica che trova terreno fertile soprattutto nella fascia di età più giovane.
La crescita di fiducia nella competenza economica
Secondo Ard, a pesare è stata anche una crescente fiducia sulle competenze economiche: se nel 2021 solo l’8 per cento degli elettori riteneva l’Afd la più adatta a gestire l’economia, oggi la quota è salita al 30 per cento, due punti sopra la Cdu, nonostante un programma elettorale che gli analisti hanno definito contraddittorio, a metà tra la retorica della “modernizzazione” e la difesa del motore a combustione, ormai considerato un freno all’industria automobilistica tedesca, costretta a inseguire l’innovazione cinese (e in parte americana). È qui che gli analisti individuano un salto di qualità nella percezione di AfD da parte di una fascia crescente di elettorato: non più un semplice veicolo per esprimere protesta, ma un partito al quale affidare la speranza di un cambiamento. Che tale speranza sia bene o mal riposta, è un’altra questione.
Pace e sicurezza sociale pesano più dell’economia
Il vero terreno di conquista, tuttavia, non è stato quello economico, ma quello della sicurezza sociale e della pace in Europa, indicati dagli elettori come i temi decisivi della campagna.
Su entrambi i fronti l’Afd è percepita come il partito più affidabile: il 57 per cento degli intervistati approva la linea del partito contraria all’invio di armi all’Ucraina aggredita dalla Russia di Vladimir Putin, percentuale che sale al 92 per cento tra i suoi sostenitori.
Colpisce, per contro, che soltanto un terzo degli elettori dell’Afd riconosca nella Russia una minaccia concreta per la sicurezza tedesca, mentre per tutti gli altri partiti la relazione è esattamente rovesciata. Un dato, quest’ultimo, certamente influenzato dalla collocazione geografica a est della Sassonia-Anhalt. Ma una diffusa stanchezza per il supporto all’Ucraina è riscontrata anche da sondaggi condotti a ovest del paese, mentre la sotterranea propaganda russa – la guerra ibrida condotta su più fronti – corrode progressivamente il consenso per Kiev. Sono fattori che di tutta evidenza non sono riducibili a sentimento di elettori di un Land orientale della Germania, ma che riguardano un po’ tutte le opinioni pubbliche europee e dei quali bisognerà tener conto.
Il sentimento di abbandono che alimenta il consenso
Dietro i numeri elettorali si cela un vissuto diffuso di marginalità. Il 51 per cento degli elettori della Sassonia-Anhalt ritiene di ricevere meno rispetto al resto della Germania, quota che tra gli elettori dell’Afd sale al 66 per cento. Non stupisce quindi che il 54 per cento del corpo elettorale, e ben il 94 per cento dei sostenitori del partito, consideri l’Afd la formazione più vicina ai problemi reali dei cittadini, un’immagine di “ascolto” costruita con successo soprattutto nei piccoli centri colpiti da spopolamento, mentre nelle due città maggiori, Magdeburgo e Halle, il partito resta sotto la media. Significativo anche il dato sulla percezione della sua collocazione politica: pur essendo classificata come organizzazione “sicuramente di estrema destra” dal Verfassungsschutz, il servizio di intelligence interna preposto alla tutela dell’ordine costituzionale, la metà degli elettori la considera AfD un pericolo per la democrazia, ma si tratta quasi esclusivamente di chi non l’ha votato. I suoi stessi sostenitori, al contrario, lo collocano nel centro dello spettro politico.
La punizione per Berlino e il crollo della CDU
A pagare il prezzo più alto è la Cdu, che ha dimezzato il proprio consenso fermandosi a poco più del 17 per cento. Il malumore, spiegano i ricercatori, riguarda meno l’esecutivo regionale uscente guidato dal ministro-presidente Sven Schulze, in carica solo da gennaio, quanto la coalizione di governo federale a Berlino: il 59 per cento degli elettori ritiene che quest’ultima meritasse un “cartellino giallo” proprio in occasione del voto regionale, un giudizio condiviso persino da una parte consistente dell’elettorato cristiano-democratico.
Socialdemocratici e verdi devono la propria relativa tenuta soprattutto al voto tattico anti-Afd, rivendicato dal 78 e dal 68 per cento dei rispettivi elettori, mentre la Linke continua a perdere terreno, avendo ceduto proprio all’Afd l’immagine di partito “vicino alla gente comune” che un tempo le apparteneva. L’essersi spostati prevalentemente sui temi dei diritti civili e sostenere il massimo grado di apertura di fronte alle migrazioni a dispetto della tutela dei bisogni dei lavoratori non paga nel lungo periodo, nonostante questo abbia rafforzato il profilo “urbano” di un partito dato da molti per defunto solo un anno fa.
Le prossime partite: Schwerin e Berlino
Quanto questa analisi rifletta uno stato d’animo presente al di fuori del Land appena andato al voto si vedrà in meno di due settimane, quando gli elettori di altri due Stati federali tedeschi andranno alle urne. Cdu e Spd, che contano su strutture più consolidate e candidati più popolari, sperano di arrestare l’onda lunga di AfD. Che potrebbe vincere sia a Schwerin che a Berlino, ma non riuscire a impedire la grande o grandissima coalizione degli altri partiti.






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