Emma Bonino, profeta di mercato e austerità
di LA FIONDA (Matteo Bortolon)

Chi tanto incensa Emma Bonino farebbe bene a rileggersi questo suo intervento, nel quale rivendica apertamente più mercato e meno Stato, più libertà d’impresa e precarizzazione del lavoro:
«In realtà, infatti, la tradizione radicale italiana è una tradizione fortemente segnata dalla riflessione e dall’iniziativa sui temi economici; Ernesto Rossi è stato un antesignano delle battaglie per la liberalizzazione economica nell’Italia repubblicana; ha combattuto con forza contro i monopoli e contro le rendite parassitarie; ha ingaggiato duelli durissimi con una Confindustria protezionista e assai poco liberista; ha attaccato – quaranta anni fa – i sindacati operai accusandoli di essere conservatori e di contrastare le innovazioni che avrebbero favorito i lavoratori più deboli ed i disoccupati.
Ma anche negli anni un po’ più recenti, gli anni ottanta, il Partito Radicale si è occupato di questioni economiche, ad esempio presentando una Legge che, un po’ sulla scorta della esperienza americana, poneva la questione del controllo e della riduzione del debito pubblico. Ed erano gli anni ottanta, quando Maastricht era solo una sconosciuta cittadina olandese. E poi, sempre negli anni ottanta, l’iniziativa, anche duramente non violenta, per il raddoppio delle pensioni minime, non per demagogia, ma perché si trattava di una misura che avrebbe inciso pochissimo sul bilancio pubblico e avrebbe corretto una evidente stortura del nostro sistema previdenziale. Del resto la stessa battaglia per la riforma maggioritaria ha una valenza economica: il Fondo Monetario Internazionale ha di recente riconosciuto che i sistemi maggioritari garantiscono – a parità delle altre condizioni – le migliori performance economiche diminuendo il peso dell’intermediazione dei partiti sulle decisioni di politica economica.
Ciò detto, è sicuramente vero che in questi ultimi anni – pur senza dimenticare i diritti civili, l’antiproibizionismo e via discorrendo – l’iniziativa politica radicale è stata improntata alle riforme economiche. Per l’Italia di oggi sono le riforme economiche – più libertà di impresa, meno Stato nell’economia, flessibilità e autonomia contrattuale nel mercato del lavoro, meno spesa pubblica, rottura dei monopoli, liberalizzazione dei mercati, … – la chiave della modernizzazione. Qualcosa di analogo, appunto, ai diritti civili negli anni settanta. Dico questo perché deve essere chiaro a tutti che la libertà da affermare per gli europei del duemila sarà sempre più quella di potere avere libertà di scelta come consumatori ed utenti tra una molteplicità di opzioni in un mercato concorrenziale. Attraverso la scelta “liberista” vogliamo affermare la libertà di impresa, certo, ma anche la libertà del consumatore di ottimizzare la propria utilità orientandosi tra offerte davvero in concorrenza. Gli economisti parlano, nella teoria, “di sovranità del consumatore”. Noi vorremmo che, almeno un po’, questa fosse anche “la pratica”.»
FONTE:https://www.lafionda.org/2026/09/13/emma-bonino-profeta-di-mercato-e-austerita/





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