La Storia, certe volte, sa essere ‘curiosa’: l’era dei petrodollari e la correlata fortissima spinta all’egemonia globale degli Stati Uniti iniziò come risposta ai problemi innescati dalla Rivoluzione Islamica dell’Iran (1979); poco più di cinquant’anni dopo, quella potrebbe chiudersi per l’azione patriottica ed anti-imperialista dello stesso Iran.
Lo shock petrolifero del 1979 fu più duro di quello del 1973 legato alla guerra del Kippur. La Rivoluzione Iraniana (1979) innescò il crollo della produzione in Iran e la prima Guerra Imposta (dall’Iraq, su spinta occidentale, 1980-1988) fece il resto. Nonostante nel ’79 la riduzione complessiva dell’offerta mondiale fosse solo del 4%, l’effetto panico sui mercati mondiali e l’accaparramento preventivo provocarono un raddoppio immediato dei prezzi (da circa 13 ad oltre 30 dollari al barile) per poi salire ancora un po’.
L’accordo sui petrodollari, intesa strategica (8 giugno 1974) tra Stati Uniti e Arabia Saudita (durata cinquantennale), stabiliva che l’Arabia Saudita avrebbe venduto il proprio petrolio esclusivamente in dollari USA. In cambio Washington garantiva la sicurezza militare delle rotte marittime globali e dei paesi del Golfo, oltre che sostegni economici al regno saudita.
La crisi del 1979 rincarò i prezzi del petrolio generando una pesante ondata inflattiva con stagnazione economica in tutto l’Occidente. I Paesi industrializzati adottarono drastiche politiche di austerità energetica e aumenti dei tassi d’interesse.
Quell’accordo finì con l’irrobustirsi: l’Arabia Saudita avrebbe massicciamente investito in titoli e attività statunitensi. Sempre più gli USA si ergevano a potenza finanziaria e militare indiscussa e potente dell’Occidente. Questi dollari, noti come petrodollari, determinarono una ridefinizione degli equilibri finanziari globali.
Il mese scorso, causa chiusura degli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb al passaggio delle petroliere saudite, Riyadh non ha venduto petrolio agli USA. Un fatto mai accaduto! Se la sicurezza di queste rotte fallisce, crolla anche la fiducia nel ruolo degli USA come garanti della globalizzazione, il che ha accelerato la transizione già in atto verso il commercio (innanzitutto dell’energia) in valute alternative (renminbi cinesi o valute locali) sancendo la perdita di utilità del sistema dei petrodollari. Se il mondo smette di aver bisogno di dollari per comprare petrolio, la domanda globale per il biglietto verde cala e gli USA avranno più difficoltà a finanziare il proprio enorme debito pubblico a basso costo, con conseguenze a catena.
Tra l’altro il congelamento dei beni russi nel 2022 ha mostrato i rischi di detenere riserve in dollari, con i Paesi del blocco non-occidentale già indotti a creare circuiti finanziari alternativi e impenetrabili alle sanzioni USA.
Declino dei petrodollari e blocco dei due stretti marittimi della penisola arabica rappresentano due fattori interconnessi molto seri che potrebbero risultare fatali per l’egemonia geopolitica ed economica degli Stati Uniti nel mondo.
Grazie all’Iran si prospetta la possibile fine di una brutale e sanguinaria egemonia, quella statunitense, che auspicabilmente trascinerà con sé quella genocida sionista e quella servile euro-unionista.





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