Ora abbiamo il testo effettivo dell’accordo sulla Groenlandia
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Arnaud Bertrand)

Ora abbiamo il testo effettivo dell’accordo sulla Groenlandia ( https://whitehouse.gov/briefings-statements/2026/09/agreement-between-the-government-of-the-united-states-of-america-and-the-government-of-the-kingdom-of-denmark-together-with-the-government-of-greenland-to-amend-and-supplement-the-agreement-of-27-apri/ ), quindi possiamo dire come si confronta con l’accordo esistente del 1951 e chi, tra Trump e la Danimarca, ha mentito di più nel presentarlo.
In breve – e questo potrebbe sorprendere qualcuno – i danesi hanno mentito più di tutti: Trump ha sostanzialmente ragione quando afferma che questo nuovo accordo garantisce agli Stati Uniti il controllo della Groenlandia.
Analizziamo cosa è cambiato rispetto all’accordo del 1951.
1) Questo è ormai un accordo permanente: mentre l’accordo del 1951 era valido solo finché esisteva la NATO, questo “non ha una data di scadenza e può essere modificato solo di comune accordo”.
L’accordo sopravvive persino a un’ipotetica futura indipendenza della Groenlandia: in tal caso, la Danimarca e la Groenlandia devono garantire che lo Stato groenlandese indipendente “assuma esplicitamente tutti i diritti e gli obblighi del Regno di Danimarca specificati nel presente accordo”.
2) Nell’accordo del 1951, gli Stati Uniti potevano stabilire basi solo dove entrambi i governi si accordavano e solo sulla base della pianificazione NATO. Il nuovo accordo fissa tre basi: gli Stati Uniti possono “modernizzare ed espandere le proprie attività” a Pituffik, la loro unica base in Groenlandia fino ad ora, e “sarà loro consentito di istituire un’ulteriore area di difesa a Narsarsuaq e Mestersvig”. Ulteriori basi, oltre a queste tre, possono essere giustificate dalla difesa del “continente americano”, un interesse degli Stati Uniti piuttosto che della NATO.
Inoltre, un dettaglio piuttosto sottile ma interessante: l’articolo IV (iii) afferma che “gli Stati Uniti possono stabilire ulteriori aree di difesa in Groenlandia” e che in tal caso si tengono consultazioni “per decidere i dettagli di attuazione sulla base di un accordo reciproco”. Ciò significa che il principio di una nuova base è automaticamente concesso e solo i dettagli di attuazione richiedono un accordo.
L’articolo VII conferisce inoltre agli Stati Uniti “il diritto di sollevare preoccupazioni in merito alla costruzione o al cambio di destinazione d’uso” di qualsiasi edificio vicino a una base statunitense, dopodiché le parti decidono insieme cosa fare do. Il che significa che gli Stati Uniti hanno voce in capitolo sulla pianificazione civile intorno alle proprie basi.
3) Per quanto riguarda i movimenti militari statunitensi in Groenlandia, la differenza di formulazione tra l’accordo del 1951 e questo nuovo è piuttosto divertente.
Il testo del 1951 affermava (Art. V(3)): che gli Stati Uniti “possono godere… del diritto di libero accesso e di movimento tra le aree di difesa attraverso la Groenlandia, comprese le acque territoriali, via terra, aria e mare”, ma solo “in conformità con le norme generali concordate di comune accordo e emanate dall’autorità danese competente in Groenlandia”.
Il nuovo testo recita: “Gli Stati Uniti d’America godranno… del diritto di libero accesso e di libera circolazione tra le aree di difesa attraverso la Groenlandia, comprese le acque territoriali, via terra, aria e mare”.
Ecco fatto: “Può” diventa “deve”, e i movimenti militari statunitensi non devono più seguire le regole “emanate dalle autorità danesi competenti in Groenlandia”. Gli Stati Uniti ottengono anche una novità: “l’accesso e la circolazione sottomarina nelle acque territoriali”, ovvero i sottomarini.
4) Esclusione dei paesi non NATO: agli stati non NATO è vietato installare militari o mantenere una presenza permanente in Groenlandia, a meno che tutte e tre le parti non diano il loro consenso, conferendo di fatto agli Stati Uniti un diritto di veto permanente. L’accordo del 1951 non prevedeva una clausola equivalente.
5) Controllo degli investimenti: questa è una novità assoluta. “Gli Stati o gli investitori provenienti da uno Stato che non è membro della NATO, partner della NATO o Stato membro dell’UE” (ad esempio Russia, Cina, India, Stati del Golfo, ecc.) “non potranno esercitare (i) il controllo, (ii) un’influenza significativa o (iii) l’accesso a informazioni non pubbliche… all’interno di settori o attività particolarmente sensibili nel territorio della Groenlandia (comprese le acque territoriali), salvo diverso accordo tra le Parti.”
In sostanza, ciò significa che gli Stati Uniti hanno un diritto di veto permanente su chi può investire in settori strategici in Groenlandia, per quanto riguarda gli Stati non appartenenti alla NATO o all’UE.
6) Infine, in netto contrasto con l’accordo del 1951, l’impostazione dell’accordo cambia significativamente: questo nuovo accordo è in gran parte incentrato sugli Stati Uniti.
L’accordo del 1951 esisteva solo “a beneficio della NATO”. Il nuovo accordo elenca la difesa del “continente americano” come obiettivo, celebra “il ruolo insostituibile” delle forze armate statunitensi, nonché “l’indispensabile contributo storico e attuale degli Stati Uniti alla sicurezza e alla difesa della Groenlandia”, e indica la realizzazione del sistema di difesa missilistica “Golden Dome” di Trump come obiettivo chiave.
Riassumendo:
– Gli Stati Uniti si sono assicurati una presenza militare permanente che anche una Groenlandia indipendente erediterebbe, che le piaccia o no.
– Gli Stati Uniti ora hanno potere di veto su qualsiasi presenza militare non NATO in Groenlandia e su chi può investire nelle sue infrastrutture e risorse strategiche (al di là della NATO e dell’UE).
– La Danimarca ha rinunciato al diritto di esprimersi sul principio delle nuove basi statunitensi, mantenendo solo il diritto di discutere i “dettagli di attuazione”.
– Le autorità danesi non stabiliscono più le regole per gli spostamenti militari statunitensi sull’isola.
– E tutto ciò è ora giustificato dalla difesa del “continente americano”.
Non so in quale universo questo “riconosca anche solo lontanamente la sovranità e l’integrità territoriale del Regno e il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese”, come ha affermato la prima ministra danese Mette Frederiksen ( https://stm.dk/en/press/press-releases/expected-agreement-on-strengthened-security-in-the-arctic-and-the-north-atlantic-area ).
Sì, il preambolo del testo “riafferma” cinicamente la sovranità danese, ma, a mio avviso, quando si permette a un paese straniero di stabilire basi sul proprio territorio, di spostare le proprie truppe senza rispettare le proprie regole e di porre il veto su chiunque altro possa entrare, a tempo indeterminato, dopo aver minacciato per due anni di conquistare il territorio con la forza, la parola giusta per descrivere tutto ciò è tutt’altro che “sovranità riconosciuta”
#TGP #Groenlandia #Usa #Danimarca
Fonte: https://x.com/RnaudBertrand/status/2102606070694937075
Fonte: https://www.facebook.com/share/p/1C3gGcs17B/





Commenti recenti