Durante una conversazione telefonica avvenuta domenica scorsa, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto all’omologo ucraino Volodymyr Zelensky di interrompere gli attacchi alle raffinerie russe. Pare che la Casa Bianca sia preoccupata per gli aumenti del prezzo del gasolio, un combustibile fondamentale per i trasporti e per l’agricoltura di cui la Russia è una delle maggiori esportatrici al mondo.
La situazione sul mercato del gasolio
Secondo le fonti del Financial Times, Trump vorrebbe da Zelensky la sospensione degli attacchi via missili e droni sulle raffinerie della Russia in modo che il paese possa aumentare la produzione di gasolio e immetterlo sul mercato, già in squilibrio per via della guerra d’Iran iniziata dagli Stati Uniti il 28 febbraio. Il blocco dello stretto di Hormuz – cioè la via d’acqua più importante al mondo per il commercio dei combustibili fossili – sta infatti limitando le capacità di esportazione dei paesi produttori del golfo Persico, riducendo l’offerta disponibile di carburanti e facendone crescere i prezzi.
Alle difficoltà logistiche in Medioriente si aggiunge poi l’impossibilità, o quasi, di accesso al gasolio russo. Nel 2025 la Russia è stata la seconda maggiore esportatrice di gasolio al mondo dopo gli Stati Uniti, con un volume medio di 817.000 barili al giorno. Lo scorso giugno, però, quando l’Ucraina ha colpito una grossa raffineria vicino Mosca, il livello è sceso a 400.000 barili al giorno, poi calato ulteriormente sui 234.000 barili nei primi dieci giorni di luglio.
La richiesta di Trump a Zelensky (e a Putin?)
Considerato che l’economia della Russia dipende in larga parte proprio dalla vendita di combustibili fossili, le sue raffinerie rappresentano per l’Ucraina un bersaglio utile a ridurre le possibilità di spesa del Cremlino e di conseguenza a limitarne le capacità di proseguire l’invasione, iniziata più di quattro anni fa.
Poche ore prima della telefonata tra Trump e Zelensky, l’Ucraina aveva effettuato un grosso attacco via droni su Mosca, danneggiando una grossa raffineria. Lo stabilimento in questione, già preso di mira più volte, ha prodotto nel 2024 2,9 milioni di tonnellate di benzina e 3,2 milioni di tonnellate di gasolio.
Non è chiaro se l’amministrazione Trump abbia chiesto al governo russo di Vladimir Putin di interrompere gli attacchi all’Ucraina. Lunedì il presidente americano ha scritto sul social network Truth che la Russia “ha perso il controllo della sua industria del gasolio” e che “questa ridicola e infinita guerra con l’Ucraina deve terminare”. Trump ha anche annunciato che Mosca e Kiev hanno accettato di non colpire le rispettive infrastrutture energetiche, ma in verità – così hanno detto dei funzionari ucraini al Financial Times – le parti non hanno raggiunto alcun accordo in merito.
Il Cremlino non ha rilasciato dichiarazioni su questo presunto cessate-il-fuoco. Mentre il presidente ucraino Zelensky ha fatto sapere che “la Russia non accenna a fare marcia indietro nella sua escalation e sta inviando numerosi segnali che indicano la sua disponibilità ad ampliare il conflitto”, alludendo a una grande operazione di bombardamenti aerei prevista per questo inverno.
I rincari del gasolio negli Stati Uniti
Le carenze e i rincari globali del gasolio rischiano di avere conseguenze economiche notevoli perché si tratta del carburante più utilizzato per il trasporto delle merci e per il funzionamento dei mezzi agricoli e macchine edili: una salita dei prezzi del gasolio, dunque, potrebbe riflettersi sui prezzi dei beni di consumo, andando a ridurre il potere d’acquisto dei cittadini.
Negli Stati Uniti i prezzi del gasolio hanno raggiunto un nuovo record di 6,5 dollari al gallone (l’equivalente di 1,5 euro al litro, all’incirca: in Italia sono decisamente più alti). Alcuni politici del Partito repubblicano, lo stesso di Trump, eletti in collegi rurali, hanno proposto un divieto alle esportazioni di gasolio in modo da dare priorità al mercato interno e far scendere i prezzi: siamo peraltro vicini all’inizio del periodo autunnale dei raccolti agricoli, tra ottobre e novembre.
A novembre, inoltre, si terranno le elezioni di metà mandato e l’abbassamento del costo della vita era stata una delle promesse principali di Trump durante la scorsa campagna elettorale: il presidente non può non tenerne conto oggi perché il Partito democratico potrebbe guadagnare seggi alla Camera facendo leva sul malcontento degli americani per il caro-vita. Il problema per Trump è che la sua politica estera, con la guerra all’Iran, è entrata in conflitto con la sua politica interna perché ha provocato un aumento dei prezzi dei combustibili fossili.






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