Siamo su scherzi a parte.
Ordinariamente, il margine delle raffinerie per coprire i costi operativi si aggira attorno ai 4 dollari a barile. Quello dell’Eni a luglio era 9,1 dollari. Le raffinerie Eni coprono un terzo della capacità di raffinazione primaria in Italia.
L’Italia sarebbe in surplus produttivo: raffina più carburanti di quanti ne consuma. Il problema non è la quantità prodotta ma che il prezzo è agganciato all’indice internazionale (l’indice Platts) che oggi è alle stelle.
Le aziende integrate verticalmente, come Eni o IP, possono praticare lo sconto dati gli immensi profitti sulla raffinazione, ma il problema é più profondo. È possibile che in una crisi geopolitica, energetica e umanitaria di queste dimensioni lo Stato debba elemosinare sconti da aziende quotate in borsa? Se siamo davvero a un centimetro dalla guerra, la soluzione è una sola, e si chiama nazionalizzazione, e prezzi controllati dal governo.
Nel frattempo, sono 27 miliardi di dollari il buco individuato da Zelensky per la difesa ucraina. Senza questi fondi urgenti, non si potranno acquistare i droni necessari per affrontare i combattimenti dei prossimi mesi. Zelensky avrebbe chiesto un anticipo dei prestiti UE ma la Commissione vorrebbe prima che il governo varasse le riforme richieste.
Il presidente polacco Tusk ha però dichiarato al Parlamento che l’Ucraina sta registrando circa 27mila tra morti e feriti al mese. E che a questo ritmo “l’inverno sarà catastrofico”.
Il cosiddetto riarmo UE farà intanto gonfiare i bilanci delle aziende Usa. Queste valgono il 90% degli appalti finlandesi, mentre Germania e Polonia hanno già contratti in essere per 72 miliardi. Il problema è che questi contratti costano moltissimo e ci legano per decenni ai software americani, che potranno essere sempre disattivati da Washington in qualsiasi momento. Alla faccia dell’autonomia…
Trump, però, ha messo una foto sui social in cui si intesta lo stretto di Hormuz, che si chiamerebbe ora Stretto di Trump.
Io sono abbastanza sicuro che fra un po’ di tempo arriverà qualcuno e ci dirà che era tutto uno scherzo, e che questa assurdità, questa commistione di oligarchia finanziaria, foga bellicista e idiozia umana, era tutta una gag.
E allora sarebbe il tempo di svegliarci.
*Post Facebook riproposto su gentile concessione dell’Autore
Commenti recenti