UCRAINA & IL PIANO USA – Territori, voto e neutralità: la trattativa che può chiudere la guerra
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Paolo Rossetti, Gianandrea Gaiani)

Gli USA puntano a chiudere la guerra in Ucraina con elezioni e concessioni territoriali. Zelensky resiste, ma rischia di consegnarsi interamente ai russi.
La visita del capo della CIA a Mosca, i contatti tra USA e Russia e, alla fine, la proposta di Trump a Zelensky di incontrare Putin: sono tre elementi che confermano un’iniziativa americana per mettere fine alla guerra in Ucraina. Un piano, spiega Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, che però Zelensky non vuole accettare, perché prevede elezioni entro 100 giorni, con la prospettiva di venire sconfitto nelle urne ad opera di Zaluzhny.
L’alternativa, però, per Kiev è tra combattere e forse cedere altro territorio (se non tutto il Paese) ai russi e accettare una sconfitta che permetta all’Ucraina di continuare a esistere come Stato e di ricostruire.
Trump avrebbe offerto a Zelensky un incontro a Mosca con Putin, ma il presidente ucraino lo avrebbe rifiutato. Kiev, però, smentisce l’offerta. Cosa si sta muovendo sul piano delle trattative?
Credo che tutto faccia parte di un’iniziativa americana che si è rinnovata con la visita di Ratcliffe a Mosca. Tutti hanno dato la loro interpretazione di questo episodio; in realtà, è stato rilanciato il piano di pace USA, che, secondo i media russi, e anche quelli ucraini, prevede che l’Ucraina conceda quello che resta delle regioni rivendicate dai russi, che ci sia una fascia demilitarizzata, presidiata dall’ONU e non dai volenterosi o dalla NATO, e che l’Ucraina sia neutrale. E, soprattutto, prevede un’Ucraina che entro 100 giorni dall’accordo voti.
Anche le elezioni sono comprese nel pacchetto?
Il Parlamento ucraino è caduto da 700 giorni, il presidente da quasi 900 giorni. L’iniziativa degli Stati Uniti ha fatto subito arrabbiare ucraini ed europei. Infatti, è partito un bombardamento di fake news sulla minaccia russa, l’ultima delle quali riguarda possibili attacchi dal Mediterraneo contro Italia, Francia e Spagna. Una marea di invenzioni che servono all’Europa per tenere in piedi la guerra degli ucraini.
L’incontro fra Putin e Zelensky, quindi, sarebbe stato per confrontarsi sul piano americano?
Trump, per sostenere la sua rinnovata iniziativa, deve portare Zelensky a discutere. E siccome l’iniziativa prevede che l’Ucraina accetti la sconfitta, non una disfatta ma una sconfitta (che per la Russia sarebbe una vittoria, non un trionfo), bisogna che il presidente ucraino vada a Mosca. Zelensky non intende farlo, anche perché, se accetta un piano del genere, poi gli tocca votare e gli ultimi sondaggi dicono che Zaluzhny alle presidenziali lo batterebbe ampiamente.
Zelensky, però, avrebbe chiesto a Trump di far finire la guerra entro dicembre: sa che quella per lui è una linea rossa e che il Paese difficilmente riuscirà a sopportare il gelo con le infrastrutture energetiche danneggiate?
Zelensky vuole un accordo entro l’inverno perché sa che sarà devastante per gli ucraini. L’Ucraina ha l’industria siderurgica e le infrastrutture energetiche distrutte completamente dai bombardamenti, le forze armate provate dall’offensiva russa che continua a guadagnare terreno, anche se la politica e l’informazione europea, l’informazione ucraina e i centri studi vari lo negano.
Putin ha ribadito che non pensa proprio di attaccare l’Europa: continueranno a non credergli?
Putin ha detto che non ha motivo per attaccarla. Certo, per gli europei accettare il negoziato vuol dire accettare la sconfitta dell’Ucraina, che è anche la sconfitta dell’Europa stessa. Comunque, la UE resta divisa. Da un lato ci sono scandinavi e baltici che vogliono la resistenza a oltranza, perché un insuccesso sarebbe devastante anche per i loro governi: le Repubbliche baltiche hanno rinunciato all’energia elettrica che importavano dalla Russia e, per questo, hanno avuto aumenti in bolletta del 60-70%.
Questo blocco, con i polacchi in testa, cerca di condizionare l’opinione pubblica anche nei Paesi mediterranei. Le fake news sulle navi della flotta ombra russa che lancerebbero droni dai container contro Spagna, Francia e Italia sono demenziali, però danno l’idea di come la guerra ibrida cerchi di condizionare l’opinione pubblica in Paesi più refrattari al sostegno all’Ucraina, come Italia o Francia.
Gli europei, insomma, non abbandoneranno questa postura?
Il problema dell’Europa è che va a due velocità: la prima linea, oltranzista e russofobica, che però non ha i mezzi per sostenere l’Ucraina, cerca di condizionare il resto dell’Europa occidentale, che comunque non ha più nulla da dare a Kiev. Anche la Le Pen ha detto che la Francia non ha più niente per gli ucraini e in Germania c’è un’importante forza politica come l’AfD che addirittura pianifica il ritorno all’energia russa. Insomma, questa guerra sta logorando soprattutto l’Europa, come avevo sostenuto nel mio libro del gennaio 2023, “L’ultima guerra contro l’Europa”.
Putin dice che era disposto a trattare, ma dopo gli ultimi attacchi ucraini ci sta ripensando e gli americani, contrariamente a quanto dice Zelensky, non è così sicuro che cedano la licenza dei Patriot per produrli in Ucraina. La prospettiva per Kiev è di combattere ad armi impari con i russi?
Qualche giorno fa Tusk, in un incontro che doveva restare forse privato, ha detto che, secondo sue fonti, gli ucraini perdono 27.000 uomini al mese. L’Ucraina non ha più mezzi, anche umani, per sostenere questa guerra. La renitenza alla leva è totale o quasi, la metà degli arruolati scappa, diserta prima di arrivare ai reparti. E queste sono cose che vengono dette nel Parlamento ucraino. Poi c’è una resistenza delle aziende americane a cedere le licenze di produzione, ma c’è una ragione chiara, che non è solo economica: l’Ucraina si sta vendendo tutto, ci vuole poco a passare la tecnologia americana per i Patriot a qualche Paese che gli USA considerano nemico.
È un pericolo così serio?
Secondo un rapporto del New York Times, gli ucraini vendono tutto escluso ciò che è cementato al suolo, che dà proprio l’idea di come sia la situazione. E poi c’è un altro aspetto, che secondo me è quello decisivo.
Quale?
Se si comincia oggi a lavorare per avviare la produzione di un nuovo sistema, forse i primi missili potranno essere prodotti e consegnati nel 2029. Inoltre, gli americani hanno già detto a tutti i clienti dei Patriot e di altri armamenti ordinati che, siccome i loro depositi sono vuoti dopo la guerra contro l’Iran, dovranno aspettare 2-3 anni in più rispetto al previsto per poter ricevere queste armi. Insomma, non ce n’è per nessuno e gli ucraini ne hanno bisogno quest’inverno.
Ma i Patriot sono la panacea di tutti i mali per chi ha una difesa aerea inadeguata?
Negli ultimi tempi avevano un tasso di successo inferiore al 5%, il che vuol dire che su 100 Patriot lanciati (450 milioni di dollari buttati), forse 5 colpivano il bersaglio, quando i russi lanciavano un gran numero di missili balistici.
L’unica speranza per uscire dal conflitto senza ulteriori distruzioni per l’Ucraina è accettare il piano americano?
Consentirebbe all’Ucraina di farsi ricostruire a spese nostre e di entrare nella UE, sempre che gli europei lo vogliano davvero, ma anche di continuare a esistere come Stato. Se combatte e perde terreno, se il fronte cede improvvisamente, i russi potrebbero dilagare e, a quel punto, potrebbe anche non esistere più uno Stato ucraino.
intervista di Paolo Rossetti a Gianandrea Gaiani
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Fonte: https://www.ilsussidiario.net/news/ucraina-il-piano-usa-territori-voto-e-neutralita-la-trattativa-che-puo-chiudere-la-guerra/3003037/
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