In Italia vengono commesse in media 311 violazioni ambientali al giorno
da L’INDIPENDENTE ONLINE (Stefano Baudino)

In Italia vengono accertate in media 311 violazioni ambientali al giorno, tra reati e illeciti amministrativi. Nel 2025 il totale ha raggiunto quota 113.630 (13 ogni ora), mentre il giro d’affari delle ecomafie è salito a 11,5 miliardi di euro, ben 2,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente. È quanto fotografato dal report Ecomafia 2026 dell’associazione Legambiente, che restituisce un quadro articolato: dopo due anni di crescita diminuiscono, infatti, i reati ambientali, ma aumentano le infrazioni amministrative e i profitti delle attività illegali. Il Mezzogiorno si conferma, come negli anni passati, l’area più colpita dello Stivale, con una forte concentrazione degli illeciti nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa.
Nel dettaglio, i reati ambientali accertati nell’arco del 2025 sono stati 35.735, il 12% in meno rispetto al 2024, equivalenti a una media di 98 al giorno. Il decremento è stato registrato nonostante il lieve incremento dei controlli, arrivati a 1.460.611 (+0,4%). Di segno opposto, invece, l’andamento degli illeciti amministrativi, che sono aumentati dell’11,4%, fino a raggiungere quota 77.895. A trainare le attività criminali è soprattutto la gestione illegale dei rifiuti, tornata per la prima volta dal 2018 al vertice della classifica dei reati ambientali. Nel settore sono stati accertati 10.914 illeciti, quasi trenta al giorno; i roghi negli impianti di trattamento e smaltimento sono aumentati del 24,7%, raggiungendo quota 76. A seguire ci sono le illegalità legate al ciclo del cemento – dall’abusivismo edilizio alle cave clandestine, con 8.034 reati (-41%, complice la forte contrazione del mercato edilizio) – e quelle contro gli animali, tra le quali bracconaggio, pesca illegale e traffici di specie protette, con 6.930 casi (-4%).
A crescere molto è il dato legato agli incendi boschivi e di vegetazione (+10,7%), per un ammontare di 3.586 reati e oltre 90mila ettari distrutti dalle fiamme. Sono invece diminuiti del 23% i reati contro il patrimonio culturale, fermatisi a 2.276; passano invece da 2 a 34 gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici. Aumentano in maniera considerevole anche le illegalità collegate alla filiera agroalimentare, con 67.677 violazioni penali e amministrative (+46%) e con sequestri e sanzioni che arrivano alla cifra di 968 milioni di euro. Proprio i traffici di rifiuti, le illegalità agroalimentari e il commercio di specie protette contribuiscono all’espansione del business delle ecomafie.
Il Sud Italia resta anche nel 2025 l’area in assoluto più colpita: nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) si concentra il 44,3% dei reati. La Campania è prima con 5.636 casi (15,8% del totale nazionale); seguono Sicilia (3.726), Puglia (3.601) e Calabria (2.862). La Sardegna, quindicesima nel 2022, sale al sesto posto con 2.240 reati; al Nord la Liguria (1.863) supera la Lombardia, piazzandosi all’ottavo posto. Tra le province domina Napoli (2.512, +8,6%), seguita da Salerno (1.472) e Palermo (1.235, +59,6%). A destare allarme è anche il numero sempre maggiore di clan coinvolti in questa tipologia di reati (393 quelli censiti dal 1995 al 2025) e il fenomeno della corruzione. In un solo anno, tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026, si contano ben 75 inchieste su episodi legati ad attività con impatto ambientale, con 1.066 soggetti denunciati, 307 arresti e 151 sequestri.





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