Le prime parole di Lula dopo la rielezione
da L’ANTIDIPLOMATICO (Redazione)

All’età di 80 anni, Luiz Inácio Lula da Silva segna una nuova pietra miliare nella storia dell’America Latina, conquistando per la quarta volta la presidenza del Brasile. La vittoria dell’ex sindacalista giunge al termine di una giornata carica di tensione: dopo un iniziale e temporaneo vantaggio del candidato dell’estrema destra Flávio Bolsonaro nelle prime fasi dello spoglio, la tendenza si è perentoriamente invertita con il progredire delle rilevazioni nei territori chiave. I dati definitivi della Corte Elettorale Superiore (TSE), a sezioni saturate al 100%, confermano il trionfo di Lula con il 51,79% delle preferenze (64.256.232 voti) contro il 48,21% dell’avversario (59.826.041 voti).
Con questo risultato, il leader del Partito dei Lavoratori (PT) compie un’impresa senza precedenti. Non solo ha ribaltato l’esito del primo turno del 4 ottobre — in cui Bolsonaro si era imposto con il 47,03% contro il 45,16% di Lula —, ma ha infranto la cosiddetta “maledizione del primo turno”. Dal ripristino delle istituzioni democratiche nel 1989, infatti, nessun candidato arrivato secondo alla prima tornata era mai riuscito a capovolgere il verdetto al ballottaggio.
Il discorso della vittoria: “Non saremo il cortile di casa di nessuno”
Intervenendo il 25 ottobre di fronte a una folla oceanica in Avenida Paulista, un Lula visibilmente commosso ha rivolto il suo primo pensiero al Paese reale: “Voglio ringraziare il popolo brasiliano per la sua generosità” ha esordito, spendendo parole di profonda gratitudine per i giovani che “sono scesi in piazza per difendere la democrazia”.
Nel tracciare il bilancio del durissimo scontro politico, il presidente rieletto ha attaccato frontalmente i metodi e la retorica della compagine avversaria: “Queste elezioni sono state una sconfitta per il negazionismo, una sconfitta per le menzogne. E confesso che ogni volta che andavo al dibattito mi sentivo a disagio. Ho partecipato a molti dibattiti, ho affrontato molte elezioni, mi incontro ogni anno con il G20, i BRICS, il G7… ma non avrei mai pensato di incontrare un vero rappresentante dei militanti in questo Paese. Non avrei mai immaginato che una persona potesse mentire così tanto, con una tale sfacciataggine, come se non avesse un briciolo di umanità dentro di sé”.
Richiamando la straordinaria partecipazione di piazza, Lula ha poi scandito le parole cardine della sua visione sovrana: “Quello che ho visto in questo secondo turno elettorale, in tutti gli stati brasiliani, e quello che ho visto in Avenida Paulista, è qualcosa che non credo si sia mai visto prima, non solo per il numero di persone, ma per il loro entusiasmo. Che la nostra patria sia libera, o moriremo per il Brasile. Il nostro Paese non sarà il cortile di casa di nessuno”.
Sovranità tecnologica, coesione sociale e il ruolo della democrazia
Sul piano interno, il capo di Stato ha subito voluto lanciare un segnale di distensione istituzionale e ricomposizione sociale: “Ancora una volta, voglio dirvi che, avendo vinto le elezioni, non abbiamo più avversari: devo governare per milioni di brasiliani, di tutte le età”. Un messaggio accompagnato da un preciso impegno sul piano della laicità e dell’inclusione: “Tutte le religioni saranno rispettate allo stesso modo; non ho preferenze per nessuna religione in particolare”.
Interrogandosi sulle radici del profondo legame con le masse popolari, il leader ha poi affidato alla platea una riflessione dal forte afflato spirituale ed etico: “Ci sono tantissime persone con più titoli di studio di me. Ci sono tantissime persone che hanno già letto più libri di me. Ci sono tantissime persone che hanno già studiato più di me. E perché? Perché Dio mi ha scelto”. Tra i pilastri programmatici immediati, il presidente ha posto la giustizia sociale e il riscatto delle giovani generazioni, annunciando: “Renderemo universale l’istruzione a tempo pieno, fino al liceo incluso”.
Particolarmente incisivo è stato il passaggio dedicato alla battaglia mediatica e alla sovranità industriale. Lula ha sottolineato la necessità di contrastare la disinformazione coordinata da centri di potere esterni, ringraziando l’operato del deputato André Janones e invocando norme stringenti: “Ciò che ha davvero determinato la vittoria in queste elezioni è stata una competizione in cui abbiamo dovuto superare le interferenze provenienti dall’esterno, attraverso le piattaforme digitali. E dovremo regolamentarle. È inaccettabile che non ci rendiamo conto che i crimini nel mondo digitale devono essere trattati allo stesso modo dei crimini nella vita reale”.
Nello stesso solco si inserisce lo schiaffo geopolitico diretto a Washington e all’amministrazione Trump, che aveva apertamente sostenuto la fazione bolsonarista minacciando dazi ritorsivi: “Non voglio dipendere dall’intelligenza artificiale americana, voglio creare un’intelligenza artificiale brasiliana”, ha ribadito Lula, rivendicando l’autonomia dello sviluppo scientifico sudamericano.
Il trionfo ha subito raccolto le calorose congratulazioni dei principali leader del campo progressista regionale: dalla presidente messicana Claudia Sheinbaum (“Viva la democrazia! Il popolo brasiliano ha vinto. Congratulazioni, presidente Lula!”) al presidente cubano Miguel Díaz-Canel e al capo di Stato paraguaiano Santiago Peña.
L’epopea del metalmeccanico: dalle lotte sindacali al nuovo ordine multipolare
La quarta affermazione al Palazzo del Planalto rappresenta il punto d’arrivo di una traiettoria umana ed epica senza eguali. Nato nella povertà materiale del Pernambuco e costretto al lavoro infantile prima come lustrascarpe e poi nell’industria metallurgica di San Paolo — dove perse il mignolo sinistro in un incidente sul lavoro a 18 anni —, Lula ha temprato il proprio leadership negli anni della dittatura militare. Dalla guida dei grandi scioperi degli anni ’70 alla fondazione del Partito dei Lavoratori nel 1980, il suo percorso ha incarnato la presa di coscienza delle classi lavoratrici brasiliane.
Dopo tre sconfitte consecutive alle presidenziali (1989, 1994, 1998), la svolta del 2002 aprì una stagione straordinaria di riscatto sociale, eradicazione della povertà ed espansione industriale, interrotta solo dal controverso utilizzo dello strumento giudiziario (lawfare) e dal mega-scandalo Odebrecht, che portò alla sua ingiusta carcerazione prima del pieno proscioglimento. Tornato sulla scena pubblica per sconfiggere Jair Bolsonaro nel 2022 e superato il tentativo eversivo del gennaio 2023, l’ottantenne leader riscatta decenni di battaglie, consolidando il Brasile come attore centrale dei BRICS e del nuovo ordine multipolare.
FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_prime_parole_di_lula_dopo_la_rielezione/45289_69677/





Commenti recenti