Il buon Beppino
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)

Beppe Sala è il sindaco della Milano da bere semi-acculturata, quella degli architetti scapigliati, delle fondazioni culturali promosse dal settore bancario, della riqualifica territoriale a uso e consumo dei grandi fondi di investimento. Di conseguenza è il sindaco dell’esclusione sociale, dell’allontanamento delle periferie dal centro di gravità della città, della marginalizzazione degli esclusi che sono costretti a navigare nell’invisibilità. Ma è anche il sindaco del gemellaggio, sempre rivendicato con orgoglio, tra Milano e Tel Aviv.
Ebbene, il Partito democratico, seppur spogliato dalla presenza dell’indicibile Picierno, per bocca dell’ultra progressista Elly Schlein,, a mo’ di premio, gli offre un bel posto in Parlamento. Quindi mi chiedo. In cosa consisterebbe la tanto sbandierata svolta a sinistra del Pd stile “giovani carini e disoccupati”? La risposta è così semplice da apparire contorta. Molto chiaramente è una svolta che non è mai esistita perché mai programmata. Il Partito democratico ha abbracciato la reazione popolare per il genocidio di Gaza solo all’ultimo istante, quando masse spontanee di persone hanno invaso le strade. Le stesse che hanno determinato l’esito al Referendum Giustizia senza bisogno delle indicazioni di partito.
Il Pd, per non avere nemici corposi a sinistra, non solo ha ideato una sua partecipata, Avs, ma ha dovuto anche riverniciare la propria immagine di copertina. Una doratura del prodotto ingentilita dalle strategie di marketing che misurano gli spazi dell’offerta politica. Alla retorica dell’antifascismo di maniera, ora enfatizzata dalla presenza calcolata e auspicata del Generale Vannacci, si è aggiunto il solito paternalismo coloniale, sbigottito dall’impresentabilità della destra che mina alla radice la capacità seduttiva dell’Occidente in chiave imperialista. L’Occidente deve irretire i popoli arretrati civilmente e solo in seguito, quando la loro riluttanza diventa insopprimibile, passare alla guerra umanitaria. Questo il mantra dei democratici americani ai quali quelli italiani guardano con immutata ammirazione.
Quindi nessuna svolta a sinistra. Il Pd continua a rappresentare l’architrave del sistema incentrato sui mercati, sulla sfera sovranazionale e sulla distruzione amichevole del nostro tessuto costituzionale. Resta tale in quanto considerato affidabile dall’Unione Europea, ovvero il centro propulsivo della Costituzione economica che nel 1992, con la firma del Trattato di Maastricht, ha sostituito quella italiana. Tanto che il Pd ha sempre indicato, nel trentennio ultimo, il vero vertice del nostro sistema istituzionale depurato dalla Costituzione, rappresentato dalla Presidenza della Repubblica che deve garantire il sistema decisionale multilivello. Purtroppo all’inganno di un Pd rinfrancato da cure rinvigorenti stanno cadendo in troppi, così sbarrando nuovamente la strada a progetti di reale alternativa politica che, in questo modo, non riusciranno mai a solidificarsi.
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