Lavrov strappa la maschera: state costruendo il mondo nucleare che dite di temere
di GIUSEPPE MASALA CHILI (Don Chisciotte)
Sergej Lavrov ha messo Washington e Bruxelles davanti al loro specchio. E l’immagine riflessa non è esattamente quella del “mondo libero”, ma quella di un impero convinto che perfino la logica debba sottostare alle sue sanzioni.
A Washington sostengono che, qualora armi russe o cinesi fossero utilizzate dall’Iran contro installazioni americane, Mosca e Pechino diventerebbero partecipanti diretti al conflitto.
Benissimo. Allora applichiamo lo stesso criterio senza il consueto asterisco a stelle e strisce: se missili, droni, sistemi di puntamento e intelligence americani vengono impiegati dall’Ucraina per colpire il territorio russo, gli Stati Uniti sono partecipanti diretti agli attacchi contro la Russia.
Elementare. Tranne che nella geometria morale occidentale, dove le nostre armi sono “solidarietà”, quelle degli altri sono “aggressione” e i morti cambiano valore a seconda del produttore del missile.
Washington pretende una dottrina giuridica monouso: esportare il proprio arsenale non significa partecipare alla guerra; esportare quello altrui, invece, trasforma immediatamente il fornitore in cobelligerante. Una regola talmente universale da valere esclusivamente per gli avversari degli Stati Uniti.
Il secondo avvertimento di Lavrov è ancora più grave: molti Paesi potrebbero osservare quanto accaduto all’Iran e concludere che trattati, controlli internazionali e promesse diplomatiche non garantiscono l’indipendenza. La sola assicurazione realmente rispettata sarebbe l’arma nucleare.
Non è un auspicio. È il risultato catastrofico di una politica fondata su bombardamenti preventivi, cambi di regime e ultimatum.
Il messaggio consegnato al pianeta è osceno ma chiarissimo: chi non possiede la bomba può essere minacciato, sanzionato e colpito; chi la possiede viene invitato al tavolo delle trattative e chiamato “interlocutore strategico”.
Complimenti ai campioni della non proliferazione: nel tentativo di disarmare i propri nemici stanno convincendo mezzo mondo che disarmarsi sia un suicidio.
Infine l’Europa.
Mosca afferma di non volerla attaccare, ma avverte che un’eventuale aggressione europea contro la Russia non riceverebbe una risposta limitata o convenzionale.
Parole inquietanti? Certamente.
Ma è ancora più inquietante una classe dirigente europea che parla della “sconfitta strategica” di una potenza nucleare con la stessa leggerezza con cui approva il regolamento sui tappi delle bottiglie.
Bruxelles alimenta l’escalation, Washington distribuisce armi e stabilisce le eccezioni, poi tutti fingono stupore quando Mosca ricorda che, superata una determinata soglia, non esistono più comunicati stampa, pacchetti di sanzioni o vertici fotografati con il sorriso.
Lavrov è stato severo, inquietante e terribilmente chiaro. Ma la logica è difficilmente contestabile: non puoi rivendicare il diritto di armare chi colpisce il tuo avversario e negare allo stesso avversario il diritto di considerarti parte del conflitto.
Il vero problema non è che Lavrov pronunci queste parole.
Il vero problema è che l’Occidente ha lavorato con impressionante costanza per renderle credibili.
Fonte: https://t.me/giuseppemasala/118310





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