Entrare nelle crepe: guida alla resistenza civile contro l’1%
da LA FIONDA (Elena Basile)

Continuiamo a scrivere fin quando e ovunque ce lo permettano! Se un giorno ci saranno degli storici che analizzeranno questi tristi giorni — nei quali la mancata risposta alla sfida climatica, robotica e nucleare comporterà inevitabili conseguenze —, essi potranno correggere, con la nostra versione, la narrativa criminale a cui lavora l’apparato mediatico. Sapranno che la società civile era in fermento; che molteplici voci si levavano nel deserto; che movimenti del dissenso nascevano come funghi; e che qualche formazione politica, come i 5 Stelle in Italia e alcune forze della sinistra radicale in Europa, aveva il coraggio di condannare il genocidio e di appellarsi a una mediazione con la Russia.
L’atlantismo filoneoconservatore e il neoliberismo sono la cifra del mainstream. Tutto: da destra al centro-sinistra. Vorrei che qualcuno mi spiegasse, su questi temi, la differenza esistente tra politici come Renzi, Gentiloni, Tajani e la Meloni. Non ne vedo alcuna, se non qualche sfumatura:
- Le destre, più pragmatiche nei confronti della Russia e pronte a riconoscere la convenienza di una mediazione, sono però fanatiche nell’odio verso l’Islam e i palestinesi.
- Il centro-sinistra, a volte più consapevole delle ingiustizie sofferte a Gaza, è invece fanatico e in preda al delirio contro la Russia, del tutto incurante del rischio nucleare.
- Le destre sono negazioniste della minaccia climatica; il centro-sinistra si dichiara falsamente consapevole, ma affossa la transizione ecologica con le guerre.
La differenza tra questi due schieramenti, in Italia come in Europa e negli Stati Uniti, riguarda unicamente i valori di facciata e il censo degli elettori.
Generalizzando, possiamo affermare che le destre si rivolgono ai meno abbienti, ai perdenti della globalizzazione, e cercano un ritorno ai principi della tradizione, dell’identità nazionale, dell’ordine e dell’autorità. Promuovono la più sfrontata accettazione delle gerarchie sociali ed etniche, per cui il bianco ha sempre ragione rispetto all’”intruso” immigrato, il gioielliere che uccide è una persona per bene, il criminale che ruba (senza uccidere) va disumanizzato, il poliziotto violento va perdonato, l’israeliano è “buono e amico” e si difende dal criminale palestinese. Uno sciorinamento di luoghi comuni che deriva anche dalla mancanza di istruzione e cultura di parte dell’elettorato di destra.
Il centro-sinistra, i socialisti europei e i democratici americani (ma anche la Forza Italia rivisitata dai figli di Berlusconi) si rivolgono invece a un ceto medio arricchito, a una piccola borghesia impiegatizia e benestante, a una popolazione più colta che viaggia e si professa progressista. Può quindi sfoggiare una certa comprensione per il debole — immigrato, palestinese o povero che sia — utilizzando i valori umanistici, le battaglie contro le disuguaglianze, i diritti della donna e delle minoranze e la consapevolezza climatica in modo puramente strumentale contro le destre.
Si tratta di una manovra manipolatoria. A prescindere dalla retorica, il centro-sinistra, i socialisti europei e i DEM restano espressione del Deep State statunitense. Quando si tratta di decidere sono filo-israeliani e complici del genocidio quanto le destre; sono anti-immigrati e spensieratamente dimentichi dei diritti umani (si pensi alle politiche sull’immigrazione di Minniti); sono a favore delle guerre e del progetto neoconservatore di dominio sulla Russia e sull’Iran nello scontro contro le potenze del surplus. Affossano con il riarmo la transizione climatica dopo averla difesa a parole e continuano con le politiche neoliberiste, le privatizzazioni, i trasferimenti finanziari dai più poveri ai più ricchi, distruggendo lo Stato sociale a vantaggio del Keynesismo militare.
È difficile capire quale delle due destre — quella populista o quella tecnocratica — sia la più pericolosa. Certamente la cancellazione dei principi costituzionali da parte delle destre terrorizza: un autoritarismo provinciale e rozzo che minaccia soprattutto l’Italia. Eppure credo che il centro-sinistra, i socialisti europei e i DEM siano nel lungo periodo maggiormente deleteri, in quanto manipolano quella parte di opinione pubblica che potrebbe invece svegliarsi e opporre una sana e consapevole resistenza politica. Giocano il ruolo del “poliziotto buono” e la piccola e media borghesia illuminata si fa trascinare verso campagne militariste e fasciste, convinta di difendere la democrazia, la libertà, i diritti sociali e quelli degli immigrati, che vengono invece massacrati proprio dalla cosiddetta élite progressista.
Insomma, non si sa più dove voltare la testa. Non so se personaggi come Picierno, Calenda, Renzi, Quartapelle o Gentiloni possano davvero essere considerati difensori della Costituzione italiana solo perché si sono schierati per il “No” al referendum sulla giustizia. Sono gli stessi che difendono la censura contro i media russi, che vogliono sanzioni esplicite per chi esprime un pensiero diverso dalla narrativa NATO, che silenziano gli oppositori mettendo veti sulla partecipazione a programmi come TG1/TV7 (ipocritamente ritenuti liberi e progressisti), che cancellano l’Articolo 11 della Costituzione contrario alla guerra. Hanno un potere radicato in Europa ed egemonizzano la cultura, sponsorizzando operazioni che pompano autori letterari del tutto incompetenti, per non parlare del teatro o del cinema.
In sintesi:
- Le destre sono espressione di un vecchio potere fascistoide, rozzo, impreparato e non ancora del tutto radicato, vicine all’anomalia inquietante di un pericoloso parvenu come Trump.
- I socialisti europei sono vicini al Deep State americano (e finalmente ne possiamo parlare senza essere considerati complottisti, visto che persino Mieli e Rampini hanno recentemente fatto propria questa espressione): un potere radicato nelle istituzioni, nell’intelligence, nella burocrazia, negli apparati mediatici più sofisticati (come la CNN e la BBC), nella diplomazia, nei centri di ricerca e nell’accademia.
La direttrice dello IAI (che, sebbene porti avanti l’agenda dei Democratici americani e dei neoconservatori alla Victoria Nuland, viene spudoratamente chiamato “istituto di ricerca”) si è recentemente vantata di aver scritto un articolo per The Economist in cui perora l’invio di truppe di giovani europei in Ucraina per “forgiarne lo spirito guerriero”. La retorica militarista più becera è diffusa non solo da Nathalie Tocci, ultima ruota del carro, ma anche da intellettuali progressisti come Antonio Scurati, autore di libri di grande successo in Europa basati su una ricostruzione volgarizzata del fascismo, di cui finisce oggi per diffondere proprio i valori legati alla virilità e al sacrificio per la Patria.
Per molti di noi le domande ricorrenti sono:
- Come è possibile che le marionette politiche e la classe servente non si preoccupino del futuro riservato ai loro stessi figli e nipoti?
- Come è possibile che non temano un’escalation militare con una potenza nucleare?
Se leggiamo la dottrina militare americana, appare chiaro che la difesa dell’unipolarismo e il confronto con le potenze del surplus (in primis la Cina) potranno portare a una catastrofe nucleare e alla fine della vita sul pianeta. Come è possibile che l’élite e i suoi colletti bianchi, per quanto corrotti, non capiscano cosa c’è in ballo e non tutelino neanche i propri affetti?
Geopsichiatria. Mi ritornano in mente le parole dell’antropologo Emmanuel Todd. Come fermare la follia di chi ormai crede — o finge di credere — alla propria stessa propaganda e a luoghi comuni che neanche la più standardizzata soap opera statunitense farebbe propri? “Israele si difende come può” e “L’Ucraina combatte per la democrazia occidentale”.
Bisogna svegliare il popolo dei rassegnati: chi sa ma vota comunque per i soliti perché “tanto non ci sono alternative”, o chi si rifugia nel non-voto convinto (come in Iran) che nulla possa mai cambiare. Bisognerebbe che il dissenso smettesse di frammentarsi, di inseguire identità ed assoluti cedendo all’eterna irrilevanza. Sarebbe essenziale individuare dei mecenati in grado di finanziare, in Europa, media alternativi che arrivino nelle case delle tante persone ignare e turlupinate dalla propaganda rozza di Vespa o da quella più sofisticata della Gruber.
Chi è bravo e ha fatto storia in televisione come Santoro, insieme ai pochi media rimasti che ospitano il pensiero libero (come Il Fatto Quotidiano o il programma Accordi e Disaccordi, che purtroppo a volte sembra una brutta copia dei talk show progressisti), dovrebbero unirsi per una causa comune: la creazione di un’informazione veramente libera.
No, non ho preso alcuna droga per sognare una simile utopia. Credo che la speranza possa ancora salvare il genere umano: essa è la capacità di immaginare una realtà differente e di cercare razionalmente una via d’uscita dalla trappola.
Purtroppo la storia del povero Bernie Sanders negli USA, del laburismo anglosassone e delle sinistre europee fino agli anni Ottanta ci insegna che, se si prova a cambiare il centro-sinistra o il cosiddetto socialismo europeo dall’interno, si viene ingoiati e si finisce per contribuire alla mutazione antropologica in corso.
Come non essere silenziati e ghettizzati se si rifiutano i compromessi e le alleanze che snaturano la lotta politica? Questa domanda cruciale dovrebbe aprire un grande dibattito pubblico.
Oggi la contraddizione tra popolo ed élite sta esplodendo. Dobbiamo entrare nelle crepe che si stanno creando perché, come cantava Cohen, è proprio attraverso di esse che entra la luce.
Il capitalismo finanziario senza pianificazione, senza socialismo di mercato e senza protezione dei diritti umani è sprofondato nel nichilismo, in guerre suicide che rischiano di eliminare la civiltà occidentale. Non riesce più a garantire l’accumulazione di capitale in Occidente. La concentrazione della ricchezza in pochissime mani e l’impoverimento massiccio della popolazione sono insostenibili. La distruzione dei beni comuni, a cominciare da istruzione e sanità, è sotto gli occhi di tutti. La burocratizzazione della ricerca scientifica, i rischi della rivoluzione robotica e la minaccia climatica sono tali da rendere indispensabile la cooperazione in un mondo multipolare.
Dividere il mondo in blocchi economici, monetari, militari e valoriali è il modo più rapido per soccombere al disastro. Di questo l’opinione pubblica europea dev’essere informata, affinché la pressione per cambiare la classe dirigente si rafforzi e raggiunga il suo scopo.
Contro le lobby della finanza, delle armi e di Israele, contro i diktat dell’intelligence e degli apparati mediatici, la società civile del 90% può organizzarsi: non dobbiamo restare schiavi degli interessi di quell’1% che, comunque vada, riuscirà a subire meno danni di tutti gli altri.
FONTE: https://www.lafionda.org/2026/07/24/entrare-nelle-crepe-guida-alla-resistenza-civile-contro-l1/





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