L’Oman media le nuove trattative Usa-Iran e altre notizie interessanti
di LIMES (Mirko Mussetti)

USA vs Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che è in corso un dialogo con l’Iran per porre fine al conflitto nel Golfo Persico/Arabico. Le nuove negoziazioni mediate principalmente dall’Oman riguardano la riapertura dello Stretto di Hormuz e un accordo esaustivo sulla questione del nucleare civile e militare persiano. L’inquilino della Casa Bianca ha precisato che, se lo sforzo diplomatico non dovesse portare a risultati concreti, le Forze armate Usa tornerebbero ad attaccare massicciamente la Repubblica Islamica. Parole in netto contrasto con le voci secondo cui l’esercito americano avrebbe sospeso gli attacchi contro il regime degli ayatollah a causa della carenza di materiale bellico, in particolare di missili intercettori Mim-104 Patriot per le navi e le basi statunitensi in Medio Oriente.
Per approfondire: La difficile arte di salvare la faccia
Yemen – Arabia Saudita
Nonostante la pausa nei reciproci bombardamenti tra Stati Uniti e Iran, gli scontri fra l’Arabia Saudita e gli huthi dello Yemen sponsorizzati da Teheran proseguono incessantemente. Il gruppo paramilitare sciita zaydita ha preso nuovamente di mira i siti di approvvigionamento e trasporto di petrolio greggio che collegano la parte orientale della monarchia del Golfo al fondamentale hub di esportazione petrolifera di Yanbu’ al-Bahr sul Mar Rosso.
Per approfondire: Il dilemma degli ḥūṯī

Semiconduttori
La Repubblica Popolare Cinese ha avviato la produzione di macchine per la litografia a immersione a ultravioletti profondi (Duv) – dispositivi essenziali per la produzione di chip – minando così il monopolio pressoché assoluto dell’azienda olandese Asml. Si prevede che le nuove macchine saranno consegnate quest’anno ai principali produttori cinesi di circuiti integrati, tra cui Semiconductor Manufacturing International Corp (Smic), Hua Hong Semiconductor e ChangXin Memory Technologies. Le azioni di Asml sono crollate di oltre il 7%, sebbene i vertici di Veldhoven ritengano le macchine Duv cinesi – la cui produzione nei primi anni sarà contenuta e accompagnata da una fase di test – meno performanti e affidabili rispetto ai propri modelli più avanzati.
Per approfondire: Come finisce la guerra dei semiconduttori

Haiti
Il consiglio elettorale di Haiti ha fissato le elezioni presidenziali per il 13 dicembre 2026 (con eventuale ballottaggio il 21 febbraio e pubblicazione dei risultati entro il 7 marzo 2027) a dieci anni dall’ultima tornata elettorale. Le consultazioni inizialmente previste per agosto sono state posticipate per motivi di sicurezza pubblica. La rivalità tra diverse bande armate continua infatti a devastare Ayiti (“terra delle alte montagne” in lingua taino) senza soluzione di continuità. L’ultimo presidente della Perla delle Antille, Jovenel Moïse, è stato assassinato nel 2021 proprio dopo aver rinviato le elezioni, mentre i governi che si sono succeduti hanno dovuto arrendersi di fronte alla violenza organizzata delle gang criminali. I cittadini ora sono chiamati a votare anche per eventuali modifiche costituzionali e per la scelta dei rappresentanti locali, districandosi tra le proposte di oltre 300 partiti registrati. In considerazione della persistente crisi umanitaria che flagella il paese caraibico, molti analisti ritengono altamente improbabile che le elezioni possano effettivamente avere luogo.
Per approfondire: Haiti certifica il solipsismo degli Usa





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