Pirlo e la guerra
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)
All’assalto di Pirlo è partito il ministro Abodi. La destra non ama Malagò e ha approfittato della “brutta figura” per una piccola vendetta politica. Ma in questo caso si parla di scaramucce tra amici. Il colpo pesante, quello che ha determinato il rapido defenestramento, è partito per motivazioni esclusivamente ideologiche e lo ha inferto il Partito democratico. Dopo le solite parole urlate in filastrocca dai due pappagalli Calenda e Picerno, è entrata in scena la segreteria della Schlein. Mauro Berruto non ha perso tempo e ha immediatamente indicato l’unica linea di condotta possibile: “rinunci al mandato”. Detto, fatto.
Da giorni è il Partito democratico a enunciare l’interpretazione autentica dello Stato italiano nei confronti della Russia, del riarmo e della guerra. Si deve andare avanti fino alle estreme conseguenze. Ce lo chiede l’Europa, ovviamente. Mattarella in testa e i suoi alfieri in strada, a operare come una vera e propria polizia morale, intimidiscono, inibiscono, infieriscono. Non esiste alcuno spazio di manovra. Piccole inezie, come pubblicizzare un sito di scommesse, diventano prove di alto tradimento. La guerra si prepara in questo modo: costruendo un buon senso comune che adopera già un lessico bellico. Che lo dà per scontato. Funziona in questo modo questo teppismo moralizzatore e censorio sempre efficiente, sempre così istantaneo. Ed è così che ragiona il totalitarismo contemporaneo del liberalismo di sinistra e del liberalismo di destra. Non tollera alcuno spazio di democrazia.
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