L’Europa si avvia verso l’inverno con riserve di gas naturale pericolosamente basse. Secondo un report di Bloomberg del 3 settembre, la causa risiede negli elevati costi dell’energia — innescati dall’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran — e nella crescente concorrenza sul mercato globale per accaparrarsi le forniture. Gli ultimi dati della Commissione Europea indicano che gli stoccaggi dell’UE si attestano ad appena il 65%.
Per raggiungere la soglia minima di sicurezza del 75%, l’Europa dovrà acquistare 100 terawattora di gas entro la fine dell’anno: un’operazione da oltre 8 miliardi di dollari ai prezzi attuali, che rende il riempimento delle scorte economicamente insostenibile. Fino ad oggi, governi e utility hanno rinviato gli acquisti sperando in un calo dei listini o nell’arrivo di nuovi volumi sul mercato prima del freddo.
Da febbraio a oggi i prezzi del gas sono raddoppiati. Il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz ha paralizzato le esportazioni del Qatar, tra i maggiori fornitori al mondo. Una situazione che si innesta sulle fragilità strutturali emerse dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quando l’UE ha scelto di ridurre la dipendenza dai gasdotti di Mosca, rotta definitivamente compromessa dal sabotaggio del Nord Stream 2 nel settembre dello stesso anno.
A trarre massimo beneficio da questa combinazione di fattori sono stati i produttori statunitensi, diventati i primi esportatori mondiali di gas naturale. Gli USA hanno colmato il vuoto lasciato da Russia e Qatar inviando GNL (gas naturale liquefatto) via nave verso Europa e Asia, seppur a costi decisamente più elevati.
Sebbene l’UE e le sue principali economie, come la Germania, non rischino razionamenti immediati grazie alla capacità economica di assorbire i rincari, l’impatto sul mercato globale rischia di essere devastante. La corsa europea all’acquisto di carichi di GNL a prezzi record minaccia di scatenare blackout e carenze nei Paesi più vulnerabili, come Bangladesh e Pakistan, già messi in ginocchio dalla crisi energetica del 2022.
Come evidenziato da Go Katayama, analista di Kpler, il rischio reale è quello di una spietata “lotta globale per il carburante”, esacerbata da un eventuale inverno rigido. Per l’Europa, invece, la fattura energetica si tradurrà in un nuovo picco inflazionistico, alimentando lo spettro della stagflazione e accelerando il processo di deindustrializzazione del Continente.





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