Witkoff e Kushner dopo l’incontro con Putin: sul tavolo sanzioni e fine della guerra in Ucraina
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Roberto Vivaldelli)

Gli inviati Usa Witkoff e Kushner hanno incontrato Putin a Mosca per rilanciare i negoziati sull’Ucraina, ottenendo una tregua aerea temporanea in vista della loro visita a Kiev.
Dopo mesi, si riapre l’ipotesi di una soluzione negoziale del conflitto ucraino. A guidare l’iniziativa è l’amministrazione Trump, desiderosa di portare a casa dei risultati concreti in vista delle elezioni di midterm. Per tale motivo, gli inviati speciali del tycoon, Steve Witkoff e il suo genero-consigliere, Jared Kushner, sono atterrati sabato a Mosca per un incontro al Cremlino con il presidente russo Vladimir Putin, nel tentativo di rilanciare i negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina. Ad accoglierli, il rappresentante russo Kirill Dmitriev, che su X ha dato loro il benvenuto definendoli «peacemakers».
Momento difficile per Kiev
Il colloquio con Putin, durato circa tre ore, arriva sei mesi dopo la sospensione dei negoziati diretti tra Mosca e Kiev e in un momento particolarmente delicato per Kiev, con la Russia che nelle ultime settimane ha intensificato in modo massiccio gli attacchi con droni e missili contro la capitale ucraina e le grandi città del Paese.
La missione diplomatica arriva peraltro in un momento delicato anche sul piano interno per l’Ucraina. Il 2 settembre scorso, un violento scontro tra il Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) e l’intelligence militare (Hur) ha fatto emergere le fragilità del sistema di sicurezza del Paese: se la rivalità tra agenzie di intelligence è un fenomeno comune a molti Stati, episodi di scontro a fuoco con feriti rappresentano un livello di conflittualità ben più preoccupante di una normale competizione istituzionale. Secondo l’analista politico Volodymyr Fesenko, citato dal Kyiv Independent, i contrasti tra le due agenzie «sono sfuggiti di mano».
Inoltre, sempre fronte interno, come riporta la rivista Foreign Policy, il presidente Volodymyr Zelensky sembra aver perso il sostegno di larga parte del Paese. Dopo oltre sette anni al potere, quattro anni e mezzo di guerra con la Russia e una serie di scandali che hanno coinvolto il suo entourage e alcuni stretti collaboratori, i sondaggi pubblicati a inizio agosto registrano un netto cambiamento d’umore tra gli ucraini, molti dei quali dichiarano di aver perso fiducia nel presidente e di essere pronti a votarlo fuori alla prima occasione utile.
Una tregua per permettere la missione
Secondo quanto riportato da Axios, Witkoff e Kushner sono riusciti a ottenere da Russia e Ucraina l’accordo per una breve pausa negli attacchi aerei, necessaria a consentire il proseguimento della loro missione: i due inviati sono infatti attesi oggi, domenica 6 settembre, a Kiev, tappa che rappresneta la visita di più alto livello di un funzionario statunitense in Ucraina dall’inizio del secondo mandato presidenziale di Trump. Alle truppe ucraine – e a quelle russe – è stato ordinato di cessare i combattimenti dal 5 all’8 settembre, secondo quanto riportato il 4 settembre dall’agenzia di stampa Ukrainska Pravda, che cita fonti militari.
Ma veniamo a ciò che è emerso dall’attesissimo incontro a Mosca. Aprendo il colloquio, il presidente russo Putin ha detto agli inviati americani di avere piena fiducia nella mediazione statunitense tra Russia e Ucraina. Witkoff, da parte sua, ha ringraziato il presidente russo per il rilascio dell’ex marine statunitense Robert Gilman e per aver accettato di sospendere gli attacchi aerei contro l’Ucraina durante la visita dei negoziatori americani a Kiev. Putin ha precisato che la pausa sarebbe scattata dalla mezzanotte di sabato, ora di Mosca, sottolineando che anche l’Ucraina ha ridotto i propri attacchi, e ha assicurato che Mosca farà il possibile per garantire la sicurezza dei negoziati.
Sanzioni e ipotesi di ritiro Usa dall’Europa
L’aspetto più interessante riguarda il fatto che i partecipanti alla missione c’era anche Gene Lange, il responsabile ad interim delle sanzioni al Dipartimento del Tesoro, che ha preso parte a un incontro preparatorio con l’inviato di Putin Kirill Dmitriev, pur non partecipando poi al colloquio diretto con il presidente russo. La sua presenza indicherebbe che il tema delle sanzioni statunitensi contro la Russia – che sta molto a cuore a Putin, ovviamente – sia stato parte integrante delle discussioni. Il segretario al Tesoro Scott Bessent, che la scorsa settimana ha incontrato il suo omologo russo a margine del G20 dei ministri finanziari ad Asheville, in North Carolina, aveva tuttavia chiarito che Washington non concederà alcuna distensione economica a Mosca finché la guerra con l’Ucraina non sarà terminata.
Yuri Ushakov, consigliere di politica estera di Putin, ha riferito ai giornalisti russi che gli inviati americani hanno preparato la missione con «cura», presentando non solo il consueto interesse per una rapida fine dei combattimenti, ma anche alcune «proposte concrete su possibili percorsi di risoluzione del conflitto». Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che all’incontro con Putin hanno partecipato anche rappresentanti del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, del Dipartimento di Stato e del Tesoro, aggiungendo che le due parti hanno discusso piani sostanziali per i prossimi passi, che saranno annunciati nelle prossime settimane, in vista di incontri «altrettanto produttivi» a Kiev.
Il precedente: la visita di Ratcliffe
La missione di Witkoff e Kushner segue di poche settimane un’altra visita a sorpresa a Mosca, quella del direttore della Cia John Ratcliffe. In quell’occasione, almeno stando ai resoconti e retroscena della stampa Usa. il capo dell’intelligence Usa avrebbe messo in guardia i vertici dell’intelligence russa sui rischi di una ulteriore escalation del conflitto, spingendo per un ritorno al tavolo negoziale e sostenendo, secondo tre fonti citate dal quotidiano statunitense Washington Post, che la posizione di Mosca fosse debole.
Una lettura alternativa di quella visita – e forze più convincente – arriva da Stephen Bryen su Asia Times (https://asiatimes.com/2026/09/ratcliffes-offer-ukraine-and-natos-future/), secondo cui Putin non era disponibile a incontrare di persona Ratcliffe, delegando il colloquio al capo dell’Svr (il servizio di intelligence estera russo) Sergey Naryshkin. Bryen fa notare come la lunghezza dell’incontro – che parrebbe essersi protratto per otto o nove ore – mal si sposi con la semplice richiesta di un cessate il fuoco, ipotizzando che sul tavolo vi fossero questioni molto più ampie e altrettanto complesse. Secondo fonti ucraine citate da Bryen, gli Stati Uniti avrebbero offerto il ritiro di tutte le truppe americane dall’Europa in cambio del congelamento del conflitto in Ucraina: un’ipotesi clamorosa che, se confermata, aprirebbe scenari di più ampia portata sui rapporti tra Washington e la Nato, e rappresenterebbe per Mosca una vittoria di enorme peso storico e simbolico.
Al momento nessuna di queste ricostruzioni è stata confermata ufficialmente, e resta da vedere se la tappa di Kiev acclarerà l’apertura di una nuova fase negoziale o si tradurrà nell’ennesimo tentativo andato a vuoto.
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Fonte: https://it.insideover.com/politica/witkoff-e-kushner-dopo-lincontro-con-putin-sul-tavolo-sanzioni-e-fine-della-guerra-in-ucraina.html
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