Medici cubani espulsi dalla Giamaica: duro colpo per Cuba e per la sanità caraibica dietro l’ipocrisia umanitaria di Rubio
da LA FIONDA (Flavio Bacchetta)

Essendo residente in Giamaica negli anni che si sono susseguiti all’avvento del governo laburista JLP, storico alleato USA, ho constatato il crollo totale del servizio pubblico, con in testa sanità e scuola.
Nello stesso tempo il privato furoreggiava, con l’apertura di molteplici cliniche e consultori, sempre più cari e inaccessibili, quindi, al ceto medio-basso, condannato a file senza speranza e cure insufficienti se non integrate a pagamento.
I medici cubani erano l’ultima risorsa, che oggi non esiste più, “grazie” alla pressione costante del primo nemico di Cuba, nella persona del Segretario di Stato Marco Rubio. Dietro la grande ipocrisia della difesa dei diritti umani, Rubio è riuscito nella doppia impresa maligna: dare il colpo di grazia all’economia cubana, togliendole introiti che venivano dal programma medico attuato nelle isole anglofone dei Caraibi e in altre nazioni del Centro America, e colpire il servizio sanitario pubblico di tali paesi, particolarmente fragili dal punto di vista della salute e dell’istruzione.
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La Giamaica del governo laburista di Andrew Holness ha interrotto da marzo il programma sanitario che condivideva con Cuba, negando il rinnovo del permesso di soggiorno a circa 400 tra medici e infermieri cubani che operavano all’interno di ospedali e consultori pubblici.
Un percorso che durava da oltre 50 anni, pur nell’alternanza alla guida del paese dei due partiti: PNP, People’s National Party, filocubano, e JLP, Jamaica Labour Party, alleato USA, di cui Holness è leader. Il Primo Ministro ha motivato la sua decisione con il fatto che alcuni punti del programma non fossero conformi alle leggi giamaicane e ai canoni internazionali. Il governo castrista ha risposto all’ex partner di aver ceduto alle pressioni del Segretario di Stato Marco Rubio al fine di sabotare Cuba.
Sta di fatto che questa rottura è avvenuta un anno esatto dopo la visita di Rubio in Giamaica, dove aveva incontrato anche i capi di Stato di Haiti e delle altre isole anglofone. Nella sua agenda, il punto centrale era proprio il programma cubano: “Cuba fa traffico di esseri umani, sfrutta il lavoro dei medici non pagandoli, non siate complici di questo crimine”. Rubio ventilò la possibilità di ritirare il visto d’entrata negli USA ai funzionari dei governi che non avessero aderito alla sua richiesta.
Dietro il pretesto umanitario, i soldi che Cuba avrebbe incassato annualmente da tutto il mondo: 6-7 miliardi, cifra che coincide con i calcoli dell’istituto di statistica cubano e del Tesoro USA.
In quell’occasione, sia Holness sia gli altri Stati caraibici respinsero uniti la richiesta e Mia Mottley, premier delle Barbados, accennò a una rottura diplomatica se il delegato di Trump avesse insistito.
Un anno dopo, i rapporti storici tra JLP e Partito Repubblicano USA hanno prevalso, e la Giamaica – insieme a Guyana, Bahamas, Guatemala e Honduras – è uscita dal programma: 1200 dottori sottratti quindi a servizi sanitari fragili e con lacune incolmabili per mancanza di personale qualificato.

Ho rivolto alcune domande all’amministratore di Annotto Bay Hospital, un piccolo ospedale statale che copre la provincia di St Mary, una delle più povere dell’isola. Qui non esistono cliniche, la gente non se le potrebbe permettere.
Ci lavoravano una decina di cubani che coprivano a rotazione tutti i reparti.
Chi pagava queste persone?
“Il pagamento veniva effettuato direttamente dalla Ragioneria di Stato nella capitale, la stessa che paga i nostri stipendi. È possibile che facessero due bonifici differenti, uno al corpo governativo cubano in capo alla missione e l’altro ai medici. Ignoro le cifre.
Posso dire con sicurezza che la ragione dell’interruzione del rapporto non è dipesa dalla qualità del loro servizio, perché erano molto preparati.”
Pressione degli Stati Uniti, quindi?
“Qui è venuto anche il Gleaner (la testata giamaicana più diffusa, N.d.A.) a fare la stessa domanda. Lo dovete chiedere al Ministero della Salute”.
Ho provato a contattare il loro ufficio per le Relazioni Pubbliche, senza esito.
Secondo il Ministero degli Affari Esteri giamaicano, il bonifico veniva mandato all’Avana, mentre gli straordinari erano pagati separatamente ai medici dal Ministero della Salute.
Riguardo alle percentuali, il Jamaica Gleaner, quotidiano più diffuso in Giamaica, scrive che il governo cubano tratterrebbe un 70% per sé e il resto sarebbe suddiviso all’interno della missione medica del paese ospitante. L’organizzazione IACHR (Inter-American Commission on Human Rights), con sede a Washington D.C., scrive di percentuali che oscillano tra il 3% e il 25% per i medici, ma la sua obiettività è molto discutibile, facendo parte della OAS (Organization of American States), che in passato è intervenuta come osservatore durante varie elezioni in paesi sudamericani, criticando risultati non a favore dei candidati filo-USA, come accaduto in Bolivia nel 2019, quando contestò la vittoria di Evo Morales, che precedette il colpo di Stato della giunta militare e il suo conseguente esilio.
Torniamo all’ospedale in Giamaica: “Ho un tumore al seno”, si sfoga con me una paziente, “e per sapere se la massa è cancerosa dovevo aspettare 6-7 mesi per il risultato della biopsia. Ho dovuto chiedere un prestito e farla in privato”.
Dopo che i dottori hanno lasciato l’isola (tranne 40 assunti direttamente dal governo con un permesso di lavoro temporaneo), si sono ingrossate le file al pronto soccorso per la carenza di personale specializzato, mentre si allungano i tempi degli esami importanti e dello screening per la diagnosi precoce dei tumori al seno e del colon-retto.
Così ha postato sul suo profilo social Donna Scott-Motley, la portavoce per gli Esteri del partito d’opposizione PNP:
“Un accordo consolidato, fondamentale per supportare il sistema sanitario pubblico del paese, non può essere interrotto di punto in bianco senza dare una spiegazione dettagliata alla cittadinanza. Il governo ha l’obbligo di fornire un programma alternativo per rimpiazzare un servizio che è stato struttura integrante della nostra sanità per mezzo secolo”.
La cancellazione del programma medico, oltre a tagliare l’ultima fonte di reddito del governo cubano dopo il crollo del turismo (mentre l’embargo viene inasprito al punto che nell’isola mancano farmaci salvavita e aghi per le siringhe), travalica i confini nazionali, andando a colpire il ceto basso dei paesi vicini, per i quali il supporto dei dottori costituiva lo zoccolo duro di un servizio sanitario pubblico che la privatizzazione globale ha già affondato.
In Italia, attraverso le pressioni dell’ambasciata USA, che il “nostro” governo consulta periodicamente, si è tentata la stessa operazione in Calabria, chiedendo la cessazione del programma che coinvolge 400 sanitari cubani operativi nella regione.
Per adesso il presidente Roberto Occhiuto di FI ha difeso la loro permanenza sul territorio.
Nell’ambito della trattativa con la suddetta ambasciata, ha dovuto però respingere l’assunzione di altri 600 operatori previsti a completamento del programma per raggiungere la quota di 1000 aggregati al Servizio Sanitario Regionale calabrese.
La Giamaica è stata il laboratorio iniziale per tentare di cancellare integralmente la missione cubana nel continente americano; un’isola sotto perenne ricatto degli interessi USA e delle lobby neoliberiste locali.
E l’Italia lo è in Europa, dal momento che presenta, più in grande, le stesse caratteristiche che la accomunano alla piccola nazione caraibica.
foto: © Jamaica Observer
© Flavio Bacchetta
Articolo del Fatto Quotidiano, questo il link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/29/medici-cubani-giamaica-espulsione-pressioni-usa-notizie/8491145/





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