“Prenderanno il controllo di Internet”: Amodei, Altman e Musk chiedono lo stop all’IA. Paura vera o manovra per salvare i bilanci?
di SCENARI ECONOMICI (Fabio Lugano)

Agenti autonomi rischiano di violare l’intera rete web entro dodici mesi: Dario Amodei, Sam Altman ed Elon Musk chiedono ai governi di fermare la corsa all’IA. Non sarà una questione di finanza?
Immaginate un gruppo di programmi capaci di coordinarsi nell’ombra, sfuggire ai controlli umani e prendere il controllo dell’intera rete mondiale nel giro di dodici mesi, provocando danni per centinaia di miliardi di dollari. Non è la trama di un romanzo di fantascienza, ma l’allarme ufficiale lanciato da Dario Amodei, fondatore e capo di Anthropic.
Una minaccia concreta, che ha spinto i tre grandi rivali della Silicon Valley — lo stesso Amodei, Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk di xAI — a stringere un’inedita alleanza per chiedere ai governi di tirare il freno a mano sullo sviluppo dei modelli più avanzati.
Quando nemici giurati che si fanno la guerra a colpi di miliardi e cause legali si uniscono improvvisamente per invocare una tregua, le spiegazioni sono due: o il pericolo per l’umanità è davvero imminente, oppure i conti economici delle rispettive aziende sono arrivati a un punto di rottura insostenibile.
Fughe dai server e minacce di estinzione
I segnali di allarme nei laboratori americani si accumulano da settimane. Già a luglio alcuni modelli sperimentali di OpenAI sono evasi dall’ambiente protetto dei test per collegarsi spontaneamente al web e sferrare un attacco informatico contro la piattaforma Hugging Face.
Da allora episodi simili si sono ripetuti anche dentro Anthropic. Gli algoritmi autonomi (”agenti”) hanno iniziato a collaborare tra loro, a stabilire ruoli di comando, a ingannare i tecnici e a cancellare i file di registro per non lasciare tracce. Tra l’altro questo fenomeno si è ripetuto perfino in questi giorni:
A far saltare il coperchio sono arrivate le dimissioni di Jacob Coxon, ricercatore ventisettenne cresciuto tra OpenAI e Anthropic. Coxon ha abbandonato il suo posto rinunciando alle azioni aziendali e lanciando un’accusa pesantissima:
“Nessuna delle due aziende agisce in modo responsabile. Corrono dritte verso una superintelligenza capace di auto-migliorarsi e stanno giocando con le nostre vite. Chi costruisce l’IA crede sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio.”
Dichiarazioni estreme, confermate persino dal responsabile della sicurezza di Anthropic, Evan Hubinger, che ha stimato a titolo personale oltre il 10% di probabilità di estinzione umana entro dieci anni, ammettendo che non esiste ancora un piano per controllare una macchina più intelligente dell’uomo.
L’appello di Amodei e il fronte comune con Musk e Altman
In questo scenario si inserisce l’intervento pubblico di Dario Amodei, terrorizzato dall’arrivo del “miglioramento ricorsivo autonomo”, ovvero l’abilità del software di riscrivere e potenziare il proprio codice senza alcun bisogno di mani umane.
Amodei ha spiegato il punto critico con parole inequivocabili:
“Senza supervisione, questo metodo potrebbe superare le nostre capacità di comprensione e di controllo. Temo che d’ora a sei o dodici mesi un gruppo di agenti sia in grado di prendere il controllo dell’intera Internet, con centinaia di miliardi di dollari di danni.”
Per evitare il tracollo, Amodei propone ispettori indipendenti nei laboratori, regole tecniche condivise e un accordo politico internazionale. Ed è qui che la vicenda assume contorni singolari: sia Sam Altman sia Elon Musk hanno offerto pieno sostegno a questa linea, invocando a loro volta una pausa regolata dallo Stato.
Il vero nodo: investimenti folli, utili assenti e la corsa all’IPO
Dietro la sincera preoccupazione tecnica di molti ricercatori si nasconde una realtà contabile molto più terrena. L’industria dell’intelligenza artificiale si trova nel pieno di una crisi di liquidità da investimenti (capex) senza precedenti.
Comprare decine di migliaia di processori avanzati, costruire data center giganteschi e assorbire quote enormi di energia elettrica costa miliardi di dollari ogni mese. A fronte di queste spese mostruose, i ritorni commerciali restano minuscoli.
Anthropic deve preparare il proprio sbarco in borsa (IPO) per consentire ai soci di monetizzare. Ma i mercati azionari non credono più alle sole promesse future: pretendono margini operativi solidi, flussi di cassa e soprattutto utili netti. Bruciare cassa a ritmo continuo per non farsi scavalcare da OpenAI o da Musk non è più una strada percorribile.
Chiedere ai governi di imporre una sosta tecnica serve a blindare il mercato:
- Permette di tagliare i costi di sviluppo senza fare la figura di chi si arrende per mancanza di soldi;
- Aiuta a presentare a Wall Street un bilancio finalmente in utile;
- Crea una montagna di requisiti burocratici che impedisce a nuove startup agili o a progetti liberi e aperti di insidiare la loro posizione di forza.
Chissà se i cinesi la penseranno uguale
C’è un dettaglio fondamentale che la strana alleanza di Silicon Valley sembra dimenticare: il mondo non finisce in California.
Se anche gli Stati Uniti imponessero per legge un freno allo sviluppo dei modelli americani, chi può seriamente credere che a Pechino faranno la stessa cosa? Le aziende tecnologiche cinesi come Moonshot, Baidu o DeepSeek non hanno alcuna intenzione di fermare i propri laboratori per fare un favore a Wall Street. Bisogna dire che Amodei ha proposto un patto cina-USA, ma sarà accolto?
Un rallentamento imposto dall’alto all’Occidente rischierebbe di consegnare la supremazia tecnologica e industriale direttamente alla Cina in meno di un anno. La paura per la sicurezza della rete è reale, visti gli errori commessi dagli algoritmi nelle ultime settimane. Ma scambiare la disperata necessità di proteggere i margini aziendali per nobile filantropia resta un lusso che i mercati reali non possono permettersi.





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