Trump evita Netanyahu e incontra Mamdani
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Davide Malacaria)

Netanyahu non solo non vedrà Trump neanche da lontano, ma ha dovuto anche annullare in fretta e furia l’incontro con Elon Musk, grazie al quale sperava di poter blandire nuovamente la potente e influente industria Hig Tech israeliana.
In attesa dell’esito della riunione generale dell’Onu che si sta tenendo a New York, e dei tanti cruciali incontri a margine, quel che oggi, prima che tutto inizi, va rilevato è la débacle di Netanyahu.
Al solito, Bibi era partito per fare sfracelli, convinto di potere incontrare nuovamente Trump e rinsaldare quell’asse che ha brandito finora come un martello di fronte all’opinione pubblica israeliana e che gli ha permesso di ostentare davanti ai suoi concittadini i tanti benefici che quell’asse prometteva: sostegno incondizionato a Israele su tutti i fronti e finanziamenti a pioggia. Una manna che sperava di spendere nella campagna elettorale più difficile della sua vita politica.
E certo, al cospetto di Trump, sperava di poter nuovamente dar fiato al suo flauto magico che tante volte ha incantato il suo meno scaltro interlocutore, trascinandolo, volente o nolente, nelle sue catastrofiche avventure mediorientali.
Era sicuro di riuscire anche stavolta e, allo scopo, aveva messo in moto l’usuale macchina propagandistica che dava per certo l’incontro. Non gli è andata bene, anzi, a dire il vero gli è andata decisamente male.
Tanto che non solo non vedrà Trump neanche da lontano, ma ha dovuto anche annullare in fretta e furia l’incontro con Elon Musk, grazie al quale sperava di poter blandire nuovamente la potente e influente industria Hig Tech israeliana.
Il rovescio inaspettato lo ha costretto, per limitare i danni, ad abbreviare drasticamente la visita: parlerà all’Onu – presumibilmente con contorno di legittime contestazioni – per poi tornare in tutta fretta in patria, al riparo del suo quartier generale, non più fortezza inespugnabile, ma fortino assediato.
In realtà, però, Trump non si è solo rifiutato di incontrarlo, ma ha dimostrato tutta la sua distanza da Netanyahu andando a far visita, prima di inoltrarsi nei meandri del Palazzo di Vetro, al sindaco di New York.
Quel Zohran Mamdani che di Netanyahu è uno dei più acerrimi critici in terra americana, avendo minacciato addirittura di arrestarlo se avesse osato metter piede nella Grande Mela (minaccia alla quale, però, non può dar seguito).
Un incontro cordiale quello tra i due, tra i quali, al di là delle frecciatine di facciata, si è instaurato da tempo un rapporto di amicizia: è la terza volta che si vedono e spesso si scambiano messaggi o indugiano in telefonate. Tanto che Trump, anche stavolta, non ha mancato di elogiare il suo interlocutore, affermando di sperare che diventi un “grande”.
A segnalare il senso all’incontro, l’intervista successiva rilasciata da Mamdani alla CNN, nella quale ha ribadito la sua posizione sul premier israeliano: “Per quanto riguarda Benjamin Netanyahu, l’ho descritto per quello che credo sia: un criminale di guerra e l’artefice di un orribile genocidio ai danni del popolo palestinese”. Parole molto più pesanti di altre volte proprio per l’incontro previo con Trump, che rafforza quelle critiche.
Ma la visita a Mamdani non va letta solo nel ristretto orizzonte dei rapporti tra Netanyahu e Trump. Infatti, ha altre valenze simboliche. Anzitutto, va tenuto in debito conto che il sindaco di New York è un islamico sciita e ha condannato con insistenza e veemenza la sua guerra all’Iran.
Così l’incontro col sindaco riguarda in qualche modo anche il suo approccio all’Iran, verso il quale alterna aperture e minacce alzo zero, come ha fatto anche nel suo discorso all’Onu, demandando a dopo le midterm la soluzione del conflitto.
Trascinato in questa guerra e costretto a prolungarla dall’incantatore mediorientale e dai suoi amici neocon, Trump non sa come uscirne. Sta cercando in tutti i modi di farlo, ma deve salvare la faccia, imperativo che per un Imperatore pare che sia categorico.
Rapportarsi in questo modo con Mamdani ha lo stesso valore delle aperture che stanno puntellando le sue stralunate dichiarazioni sull’Iran. Un ulteriore segnale, che però ha lo stesso peso degli altri pregressi, rimasti finora senza esito.
Serve ben altro a sbloccare la situazione e di certo, per iniziare un dialogo, servirebbe dismettere le pose muscolari e usare più il cervello o, in mancanza di quella lucidità che latita nella sua amministrazione, cercare altrove sponde in grado farne un uso costruttivo.
Ma quell’accenno all’indirizzo di Mandami, quell’augurio a che questi diventi un grande della politica americana, cela anche altro, che pure s’intreccia con quanto scritto finora.
Difficile forse da comprendere, ma va tenuto conto che la politica vive di apparenze, spesso necessitate da costrizioni, e di sintonie nascoste, come quella che potrebbe nascere a distanza tra il presidente, i residuali Maga e la squadra di progressisti – di cui Mamdani è il punto di riferimento – che potrebbero ascendere al Congresso alle prossime elezioni, i quali potrebbero aiutarlo, a differenza dei repubblicani a trazione neocon, a chiudere la partita iraniana e placare Israele.
D’altronde, le dichiarazioni di Trump sul fatto che la decisione sul rebus iraniano è demandata a dopo le midterm, come ha ribadito alle Nazioni Unite, suggeriscono che questa è la prospettiva in cui si sta muovendo. Non lo può dire, ma spera che in quel post midterm non ci sia posto per Netanyahu, che le elezioni le affronterà prima.
Tale, ad oggi, il dilemma dell’Imperatore, tale la tempistica e le prospettive che ha immaginato. Sempre che non accada qualcosa prima a levargli le castagne dal fuoco o a far precipitare la situazione.
D’altronde, per fortuna, il destino del mondo non è sospeso solo all’Imperatore d’Occidente, che nell’incontro di domani Xi Jinping dovrebbe invitare al vertice APEC di novembre, come aveva concordato con Putin. Se Trump accetterà (e potrà dar seguito alla decisione), i due Imperatori e lo zar, anch’egli atteso al’APEC, potrebbero dar vita a un trilaterale di grande interesse e prospettiva.
#TGP #Usa #Geopolitica
Fonte: https://www.piccolenote.it/mondo/trump-evita-netanyahu-e-incontra-mamdani





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