Chiacchiere da bar
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)

La campagna elettorale inizia ufficialmente quando si scelgono argomenti da bar per cristallizzare gli schieramenti, per esasperare le sfumature culturali tra le due fazioni del totalitarismo bipolare. È un modo come un altro per chiudere ermeticamente il sistema da infiltrazioni esterne.
Così arrivano improvvise due boutade palesemente incostituzionali ma prese molto sul serio dalla stampa di regime. L’eliminazione del velo dalle scuole e il tetto del 30% nelle classi per gli stranieri che non parlano italiano. È del tutto evidente che trattasi di stratagemmi per inchiodare la società civile tutta e i tanti militanti che credono davvero, bontà loro, alla genuinità dello spettacolo politico, a una contrapposizione contraffatta.
Non esistono veli nella scuola e non esistono classi nelle quali il 30% dei ragazzi non ha dimestichezza con la lingua italiana. Ma queste argomentazioni servono. Servono a riempire di chiasso i talk show (andrebbero aboliti in blocco, per tornare alle tribune elettorali del servizio pubblico), servono per aizzare polemiche starnazzanti tra opinionisti di professione, servono per far dimenticare che poi, dove conta davvero, si vota allegramente tutti insieme.
E lì, lontano dal chiacchiericcio quotidiano, si vota austerità economica e si vota riarmo e si vota per la guerra. Qui, al contrario, la propaganda e il marketing concepiscono indignazioni a buon mercato, tanto per far litigare un po’ gli appassionati consumatori di questa merce politica. Destra e sinistra, sinistra e destra: due confezioni dello stesso prodotto ma targettizzate con sapienza.
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