Il blocco unico
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)

Non c’è giorno in cui il Partito democratico non assecondi la propria funzione storica. Il Ddl antisemitismo rappresenta una vera e propria cartina di tornasole che scredita in un lampo quell’improvvisa energia, opportunisticamente emotiva, sviluppatasi in occasione della missione Global Sumud Flottilla. In realtà, prima dell’impresa internazionale, con Biden alla Casa Bianca, il Partito democratico partecipava attivamente alla minimizzazione narrativa sul genocidio di Gaza. I dirigenti progressisti si sfiancavano, nelle televisioni di regime, a condizionare i ragionamenti con lunghe premesse sulla crudeltà del 7 ottobre. I loro ritornelli si sovrapponevano a quelli della destra, sì della destra postfascista, per assolvere Israele, per giustificare il suo terrorismo di Stato.
Oggi tutto torna com’era. I democratici, stanchi di recitare una partitura meno affidabile e meno accomodante per i “mercati” e per la tecnocrazia sovranazionale, si nascondono uscendo dall’aula; insomma se ne lavano le mani. Dopo il viaggetto di Elly in quel di Bruxelles, al cospetto di sua Nobiltà Ursula e di sua Santità Romano Prodi, l’obbedienza ai ciclostilati del potere ritorna a essere la vera ragione sociale del partito. Quel partito che esprime dal 1992 l’inquilino del Quirinale e che punta dritto a una riconferma, perché è da lì, dal colle, che si condizionano le sorti del Paese, che si congegnano dispositivi per la gestione della politica.
Lo sguardo, il nostro sguardo, deve sempre essere benevolo con gli ottimisti. Quelli che credevano a una spinta ri-politicizzante del movimento Pro-Pal. E quelli che credevano a una rigenerazione del Pd animata dall’attivismo dei Democratic Socialists of America. Purtroppo, lo si deve affermare con rammarico, le nostre classi politiche ragionano da colonizzate e quelle che formarono attivamente la Seconda Repubblica, si confermano essere un unico blocco storico, granitico e impermeabile alle trasformazioni della Storia.
Ci si trova così in un ambito di partecipazione sempre più ristretta, con leggi poliziesche e repressive che accomunano tutti i paesi occidentali. Ma mentre in Francia e in Spagna il conflitto popolare è vivo, brillante, politico, qui si ulula al pericolo fascista per costruire lo sdegno impolitico e moralistico della società civile. E lì ci si ferma. Purtroppo quella grande mobilitazione Pro-Pal si è presto rivelata una bolla emotiva che ha, suo malgrado, trasformato le rivendicazioni palestinesi in un tormento umanitaristico, slegandole dalla questione Palestina. E il Partito democratico, funge, come da proprio statuto costitutivo, da architrave del sistema, cinghia di trasmissione tra sfera sovranazionale e sfera nazionale, garante degli interessi portati da Nato e Unione Europea. Il Pd è il partito della guerra. Di tutte le guerre.





Commenti recenti