Fine dell’ONU e trionfo dell’anarchia
di INTELLIGENCE FOR THE PEOPLE (Roberto Iannuzzi)

Lo spettacolo sconfortante offerto dall’Assemblea generale dell’ONU di fine settembre ha avuto il merito di fornire un quadro fedele della spaventosa violenza e frammentazione dell’attuale panorama internazionale.
Negli anni ’30 del secolo scorso, la Società delle Nazioni non fu in grado di fronteggiare le crisi internazionali che avrebbero spinto il mondo nel baratro del secondo conflitto mondiale. L’ONU rischia di ripercorrere la tragica parabola dell’organismo che lo ha preceduto.
L’Assemblea generale, l’organismo più alto che rappresenta collegialmente gli stati che compongono la comunità umana sul pianeta, ha mostrato la sua inutilità e impotenza, e lo sfacelo dell’ordine internazionale.
Emblematicamente, i due discorsi che più si sono contraddistinti per la loro violazione dei principi basilari della diplomazia e della stessa Carta dell’ONU sono stati pronunciati dal presidente della prima superpotenza mondiale, che fino a pochi anni fa si vantava di difendere la legalità e l’ordine internazionale, e dal premier del suo stretto alleato, Israele.
Annientare una civiltà
Il presidente statunitense Donald Trump ha esordito tracciando un quadro surreale dello stato della superpotenza americana:
La nostra economia è l’invidia del mondo. Le nostre forze armate sono le più potenti della Terra. La nostra tecnologia non è seconda a nessuno e siamo all’avanguardia praticamente in ogni campo. La nostra energia alimenta il pianeta. L’America sta risorgendo […] e il nostro futuro è davvero radioso.
Egli ha mentito sulle cause del conflitto con l’Iran accusando Teheran di aver rifiutato il negoziato (sia nel giugno 2025 che nel febbraio 2026, la Repubblica Islamica fu attaccata proprio mentre stava negoziando).
Trump ha poi pronunciato la sua minaccia di annientare l’Iran:
Devo prendere una decisione importante. Raggiungeremo un accordo con l’Iran che consenta loro di ricostruire e diventare un Paese ben più grande di quanto sia mai stato prima?
[…] Oppure devo annientare la Repubblica Islamica e farlo in fretta, senza mai più dar loro la possibilità di uccidere e distruggere persone e paesi?
Devo spingerli all’inferno senza alcuna possibilità di sopravvivenza e senza alcuna speranza di grandezza futura o di generazioni a venire?
Quindi il presidente americano se l’è presa con i “codardi e traditori” che affermano che gli stati Uniti sono a corto di munizioni ribattendo che “stiamo incrementando le nostre scorte più velocemente di quanto siamo mai riusciti a fare in passato”.
“Normalizzare” l’opzione nucleare
Ma nell’invettiva pronunciata da Trump molti hanno ravvisato la minaccia di ricorrere all’arma atomica. Non è la prima volta che il leader statunitense ha accennato alla possibilità di impiegare ordigni nucleari contro l’Iran.
Né si deve liquidare frettolosamente le sue dichiarazioni come accessi di collera senza seguito. Un manipolo di alti ufficiali del Pentagono sta alacremente lavorando a una revisione della dottrina nucleare USA allo scopo di fornire al presidente “maggiori opzioni” per l’impiego di armi nucleari.
L’idea alla base della revisione è di enfatizzare il ruolo della armi nucleari tattiche in un conflitto, e di facilitarne l’impiego sul campo di battaglia eliminando la distinzione tra forze convenzionali e forze nucleari.
L’architetto della nuova dottrina, il sottosegretario alla Difesa per le Politiche Elbridge Colby, ha affermato che essa intende fornire al presidente “opzioni nucleari credibili e razionali”.
La “logica” alla base dell’iniziativa è che, riducendo le barriere all’impiego di armi nucleari, gli avversari eviteranno di sfidare gli Stati Uniti a livello regionale, consapevoli di uscire sconfitti a ogni gradino della cosiddetta “scala di escalation”.
La nuova dottrina è destinata a rimanere segreta. Come ha detto Colby, “non è pensata per essere una revisione destinata al pubblico”. Rimarrà un documento interno al Dipartimento della Difesa. Un altro sintomo della deriva autoritaria in corso a Washington.
Un mondo senza legge
Ma la velata minaccia nucleare all’Iran è stata solo una fra le tante intimidazioni a cui il presidente americano ha fatto ricorso.
Egli si è vantato del brutale assedio economico imposto a Cuba (illegale in base al diritto internazionale), il quale sta provocando una terribile crisi umanitaria nel paese, e ha predetto il crollo del governo cubano.
Ha lodato l’operazione, anch’essa illegale, che ha portato al sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro ed all’appropriazione statunitense del petrolio del paese, affermando che “le spoglie appartengono al vincitore”.
Ed ha minacciato che “se necessario, ricorreremo alla nostra impareggiabile potenza militare per tutelare gli interessi nazionali vitali degli Stati Uniti” nell’emisfero occidentale.
Il presidente americano se l’è presa anche con la Corte Penale Internazionale (CPI), invitando tutti i paesi membri a ritirarsi immediatamente “da questa istituzione canaglia”.
L’Assemblea generale ha accolto simili parole con apparente indifferenza. Ad eccezione della delegazione cubana che ha abbandonato l’aula quando Trump ha accennato al rovesciamento del governo dell’Avana, non si sono registrate manifestazioni o gesti di protesta.
Alla richiesta di un commento sulle minacce di Trump all’Iran, il premier canadese Mark Carney, che poco tempo fa qualcuno aveva lodato per aver tenuto testa al presidente americano, le ha liquidate affermando che “è in corso una guerra e lui parla il linguaggio della guerra”.
Un uomo contro tutti
Accusato di crimini contro l’umanità dalla stessa CPI duramente condannata da Trump, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato all’Assemblea generale due giorni dopo il presidente americano.
Al suo ingresso, decine di delegazioni non occidentali hanno lasciato l’aula in segno di protesta.
Pronunciando il suo discorso, Netanyahu non ha presentato una visione sul futuro della regione, ma è sembrato rivolgersi soprattutto all’opinione pubblica del proprio paese dove il prossimo 27 ottobre si terranno elezioni per lui decisive.
Egli ha difeso la propria condotta della guerra, e ha dipinto Israele come vittima di un mondo ostile, presentandosi come il leader che unisce gli israeliani e tacendo sulla realtà di una nazione in crisi e profondamente divisa al proprio interno.
Netanyahu ha affermato che Israele sta difendendo molti dei paesi i cui delegati avevano lasciato l’aula, da lui definiti “codardi”. In realtà, fra i paesi europei solo la delegazione spagnola aveva abbandonato il proprio posto in segno di disapprovazione.
Egli ha invocato il cambio di regime in Iran senza tuttavia fornire prove sul programma nucleare di Teheran, ed ha accusato Turchia e Qatar di “diffondere menzogne” e di appoggiare Hamas.
Il premier israeliano si è vantato ancora una volta dell’operazione dei cercapersone esplosivi che nel settembre 2024 ha ucciso e ferito in Libano non solo membri di Hezbollah ma anche decine di civili innocenti. Un’operazione definita da esperti dell’ONU un atto terroristico indiscriminato e una grave violazione del diritto internazionale.
Egli ha sminuito le violenze indiscriminate dei coloni israeliani in Cisgiordania definendoli “un pugno di giovani delinquenti”. E ha definito “antisemita” il sindaco di New York Zohran Mamdani, affermando che “accusare Israele di genocidio è la più grande menzogna del secolo”.
Ancora una volta vale la pena ricordare che la violentissima operazione militare israeliana a Gaza è stata definita “genocidaria” da rapporti dell’ONU e di organizzazioni internazionali come Amnesty International, Human Rights Watch, e Médecins Sans Frontières, ma anche della nota organizzazione israeliana B’Tselem.
Tali rapporti si aggiungono al verdetto provvisorio della Corte Internazionale di Giustizia, risalente al gennaio 2024, che definiva “plausibile” l’accusa di genocidio mossa dal Sudafrica nei confronti di Israele.
Rinomati esperti internazionali di studi sull’Olocausto, anche ebrei come Raz Segal e Omer Bartov, hanno definito “genocidio” lo sterminio condotto da Israele a Gaza.
Nel frattempo il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas ha dovuto rivolgersi all’Assemblea generale in collegamento virtuale perché si è visto negare il visto di ingresso dagli Stati Uniti per il secondo anno consecutivo.
Frammentazione
Ma non sono stati solo Trump e Netanyahu a gettare discredito sull’organizzazione delle Nazioni Unite.
Il presidente argentino Javier Milei ha definito l’ONU “un’organizzazione inutile il cui unico scopo è mantenere una casta di parassiti arroganti che si spacciano per benintenzionati burocrati”.
Egli ha criticato la posizione dell’ONU su Israele, affermando che “i presunti difensori dei diritti umani hanno protetto dittature sanguinarie e regimi che lapidano le donne per strada”.
Milei ha affermato che l’Argentina è “inequivocabilmente schierata” con l’Occidente e condivide una “profonda affinità di valori” con gli USA e Israele. “Perciò condanniamo gli attacchi del regime iraniano contro lo stato di Israele, e abbiamo designato la Guardia rivoluzionaria iraniana come organizzazione terroristica”.
Dal canto suo, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, ricordando che il suo paese ha subito una guerra di aggressione illegale e che la stessa Guida Suprema Ali Khamenei è stata assassinata in violazione di qualsiasi quadro giuridico, ha duramente condannato il doppio standard adottato dall’Occidente sul nucleare.
Egli ha affermato che Israele, che non ha aderito al Trattato di non-proliferazione, possiede armi di distruzione di massa ma non ha mai subito ispezioni. “L’arma nucleare è in Israele, ma gli ispettori sono in Iran. Israele uccide, ma è l’Iran a essere soggetto a sanzioni”, ha sottolineato.
Altri leader hanno parlato nel disinteresse generale, spesso rivolgendosi più alle rispettive opinioni pubbliche nazionali che alla platea dell’ONU.
Tra i pochi che hanno affrontato questioni di interesse internazionale, Balendra Shah, il primo ministro del Nepal reduce dalla catastrofica alluvione del 26 agosto, ha denunciato come l’attuale sistema globale assicuri una logistica perfetta per il trasferimento delle armi mettendo invece in difficoltà i paesi più poveri nel reperire cibo, carburante e altri beni essenziali per le loro popolazioni.
“Abbiamo costruito un mondo con una logistica impeccabile per la guerra e una logistica inefficiente per il cibo”, ha dichiarato all’Assemblea generale, ricordando come i conflitti e le crisi internazionali come quella di Hormuz creino scompiglio nelle catene di fornitura impedendo l’approvvigionamento di prodotti essenziali come i fertilizzanti.
Un problema, ha sottolineato Balendra Shah, che non riguarda solo il Nepal, ma paesi come Bangladesh, India, Bhutan, Pakistan, Maldive, Sri Lanka.
Veleno tra Russia e Occidente
Altri eventi hanno avuto luogo a margine o in concomitanza con l’Assemblea generale dell’ONU. L’infruttuoso colloquio tra il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, l’inaspettato e tesissimo incontro fra quest’ultimo e il ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul.
Parlando all’Assemblea, Lavrov aveva denunciato che
la minoranza occidentale, la quale ha dominato per cinque secoli sfruttando le risorse di altri, persevera nei suoi tentativi di mantenere i propri privilegi e di imporre le proprie “regole” a chiunque altro. L’Occidente ricorre sempre più spesso all’uso della bruta forza, agisce in modo imprevedibile e sconsiderato, e mette a repentaglio la vita e il benessere di milioni – se non miliardi – di persone sul nostro pianeta.
Nel frattempo, il dossier ucraino sembra ormai saldamente in mano al direttore della CIA, il falco John Ratcliffe. La prima avvisaglia si ebbe con il viaggio di quest’ultimo a Mosca a fine agosto, allorché Putin e Lavrov rifiutarono di incontrarlo.
Il 21 settembre, provenendo dall’Egitto Ratcliffe ha misteriosamente incontrato Zelensky in un aeroporto irlandese, mentre i due per una “coincidenza” rifornivano di carburante i rispettivi aerei diretti a New York dove il presidente ucraino avrebbe preso parte all’Assemblea generale dell’ONU.
E’ poi giunta la soffiata della CIA sugli imminenti attacchi con droni che Mosca starebbe preparando contro Francia, Spagna e Italia, una notizia smentita sia da Roma che da Parigi.
La CIA ha anche ammonito Varsavia a preparare il proprio sistema bancario alla possibilità che Mosca tagli i cavi sottomarini che tramite il Baltico collegano la Polonia alla Scandinavia e agli USA.
Simili episodi lasciano intendere che il capitolo della “mediazione” USA tra Russia e Ucraina sia definitivamente chiuso. Washington fomenta l’isteria europea sulla “minaccia russa alle porte”.
Crisi di civiltà
Contemporaneamente il segretario generale della NATO Mark Rutte ha sbandierato al mondo il ruolo “cruciale” giocato dalle basi europee a sostegno dell’operazione americana ‘Epic Fury’ contro l’Iran: 5.000 sortite fino a metà aprile, “da allora probabilmente molte di più”, ha detto Rutte.
“Si potrebbe sostenere che sarebbe stato impossibile realizzare ‘Epic Fury’ senza disporre dell’Europa come piattaforma di proiezione di potenza per gli Stati Uniti”, si è pavoneggiato Rutte, mettendo in forte imbarazzo tutti quei leader europei che avevano smentito di aver concesso le proprie basi.
Una sfrontatezza miope, quella di Rutte, visto che rischia di attirare sul vecchio continente rappresaglie iraniane missilistiche e di altra natura qualora dovesse riesplodere un conflitto ad alta intensità fra Teheran e Washington. Ed anche ingiustificata, visto che la crisi di Hormuz sta determinando una grave emergenza energetica per l’Europa.
Un altro sintomo di quella che l’ex diplomatico britannico Alastair Crooke ha definito “la disfunzionalità della modernità occidentale”, basata su un (ir)razionalismo materialista che sfocia in “un’amoralità radicale” finalizzata alla preservazione ad ogni costo del declinante primato occidentale.
Per difendere tale primato ogni mezzo diventa lecito, scrive Crooke, dall’imposizione di assedi economici che riducono alla fame intere popolazioni, come nel caso di Cuba, all’aggressione militare e addirittura all’adozione di tattiche genocidarie nei confronti dei paesi che non si assoggettano.
In un simile quadro, non esiste più alcun ordine mondiale, resta solo il principio della sopraffazione.
E’ ciò che porta l’Occidente, sostiene l’ambasciatore americano Chas Freeman, a non avere alcuna reazione di fronte alla minaccia trumpiana di annientare un’intera civiltà, o a rimanere indifferente di fronte al genocidio di Gaza ed alla pulizia etnica del Libano per mano di Israele.
FONTE:https://robertoiannuzzi.substack.com/p/fine-dellonu-e-trionfo-dellanarchia





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