La grande paura del capitale di fronte al contagio della rivolta francese
da L’ANTIDIPLOMATICO (Paolo Desogus)

Il movimento studentesco in Francia si sta allargando e, nonostante la durissima campagna repressiva del governo, sta aprendo una stagione politica nuova, che ci impone di guardare in modo diverso non solo la vicenda francese ma anche quella europea.
Quello che accade nelle strade di Parigi, di Lille, di Marsiglia e di altre città della Francia ha a che fare con il nostro assetto democratico e riguarda un modello di vita, un modo di concepire l’organizzazione sociale incapace di assicurare benessere reale e uguaglianza nei diritti. Prima ancora che qualche episodio di violenza dei manifestanti, esposto all’ennesima potenza dai media per giustificare la repressione poliziesca, ciò che veramente disturba il governo francese è il ritorno del conflitto sociale fuori dagli schemi, fuori dalle pratiche che è in grado di controllare e dirigere.
È anche per questo che la propaganda, a cui ha contribuito anche Trump, si concentra nella delegittimazione degli studenti, nei discorsi che li descrivono come dei fannulloni o in altri in cui si sottolinea la presenza di “islamici” o di stranieri. Razzismo e classismo nascondono la seria preoccupazione che la nuova ondata politica nate nelle scuole e nelle università si saldi alle proteste sociali. La grande paura del capitale è in altre parole che la freschezza intellettuale e politica della nuova gioventù francese travolga le resistenze burocratiche e corporative che hanno indebolito le lotte sindacali e diano respiro nuovo all’iniziativa politica in netta discontinuità con i passato.
*Commento Facebook del 7 ottobre 2026






Commenti recenti