È stata approvata in via definitiva la nuova legge elettorale
di L’INDIPENDENTE (Salvatore Toscano)
La riforma elettorale voluta dal governo Meloni è legge. Il nuovo sistema proporzionale con premio di maggioranza — già ribattezzato Stabilicum — ha infatti ottenuto l’ultimo via libera dalla Camera, passando con 227 voti a favore. Sugli scudi le opposizioni, che dopo la bagarre parlamentare si sono dette pronte a proseguire per vie legali, fino ad arrivare alla Consulta, denunciando profili di incostituzionalità nella legge elettorale appena approvata. Sono diversi i punti contestati, a partire dalla stretta nei confronti della partecipazione dal basso e dunque delle forze extraparlamentari. Ci sono poi il mancato equilibrio di genere tra i capilista e la previsione del premio di maggioranza.
Questa volta i franchi tiratori non hanno colpito. E alla Camera il governo Meloni ha superato la prova dello scrutinio segreto, vedendo lo Stabilicum diventare legge. Si passa così a un sistema proporzionale con premio di maggioranza fissato a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o la coalizione vincitrice, capace di ottenere almeno il 42 per cento dei voti in ciascuna delle due Camere. Viene introdotto un sistema di preferenze limitato però dalla presenza di un capolista bloccato, che renderà di fatto marginale la quota di candidati effettivamente “scelti” dai cittadini. Inoltre, non viene prevista la quota minima del 40% di donne tra i capilista, richiesta dalle opposizioni.
Nei giorni scorsi, l’esecutivo aveva incassato la fiducia sui primi tre articoli della riforma, oggi è arrivata l’approvazione del testo integrale. Con 391 presenti, la maggioranza necessitava di 196 voti a favore. Ne sono arrivati 227, contro i 164 provenienti dalle opposizioni, che ora annunciano battaglia nei tribunali. Facendo leva su una rete della società civile composta da associazioni e giuristi, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale verranno presentate decine di ricorsi, con l’obiettivo di attivare la Corte Costituzionale. Un’eventuale sentenza potrebbe arrivare a febbraio, prima dunque del prossimo appuntamento elettorale (a meno di una fine anticipata della Legislatura).
Tra i punti contestati figura la stretta sulla partecipazione dal basso, che renderà quasi impossibile candidarsi ai nuovi partiti e in generale alle forze extraparlamentari. Dovranno infatti raccogliere più di 400mila firme per accedere alle elezioni su tutto il territorio nazionale, un numero quattro volte maggiore rispetto alle previsioni attuali. Si passa dalla soglia vigente di 1.500-2.000 (a seconda del collegio) alle 6.000-7.000 firme: numeri mai visti nella storia repubblicana. Il deputato del M5S Filippo Scerra l’ha definita «la norma dell’autoconservazione del potere e dell’arroccamento della casta. Un attacco vergognoso ai principi democratici del nostro Paese». Le opposizioni richiamano l’articolo 49 della Costituzione, secondo cui «tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».





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