Mts, perché Meloni vuole riprendersi il mercato dei Btp
da START MAGAZINE (Valentina Nicolì)
Cdp potrebbe acquistare per circa 600 milioni di euro il 63% della piattaforma Mts oggi controllata da Euronext. Sullo sfondo, il timore di perdere il controllo nazionale su un’infrastruttura strategica per il debito pubblico, mentre Bruxelles punta a centralizzare la vigilanza sui mercati finanziari
Il governo vuole riportare sotto controllo italiano la piattaforma su cui si scambiano i titoli di Stato. A riferirlo è Bloomberg, secondo il quale Giorgia Meloni è disposta a mettere sul tavolo circa 600 milioni di euro.
La partita riguarda Mts, il principale mercato regolamentato all’ingrosso per le obbligazioni governative italiane, oggi controllato dal gruppo paneuropeo Euronext. Stando a quanto riporta Bloomberg, la presidente del Consiglio sta valutando l’acquisto, attraverso Cassa depositi e prestiti (Cdp), del 63% detenuto da Euronext, che valorizzerebbe l’intera piattaforma circa 600 milioni di euro. Il restante 37% è in mano ad altri azionisti, tra cui un consorzio di banche e Borsa Italiana. L’operazione è ancora in fase di valutazione e il prezzo potrebbe rappresentare uno degli ostacoli da superare. Né Cdp né Palazzo Chigi hanno voluto commentare le “indiscrezioni”. Euronext ha invece ribadito il ruolo di primo piano della piattaforma: “Mts è un asset strategico per Euronext e intendiamo continuare a investire nel suo sviluppo all’interno del gruppo”, ha dichiarato un portavoce.
Il nodo del debito pubblico
Perché spendere una cifra simile per riprendersi una piattaforma di negoziazione? La risposta è nel peso del debito italiano e nella necessità di mantenere un presidio nazionale sul mercato che ne accompagna il collocamento e gli scambi. L’Italia ha un debito pubblico superiore al 130% del Pil, uno dei più elevati in Europa. E quando cresce la percezione del rischio, come accaduto nelle ultime settimane con l’allargamento dello spread tra Btp decennali e Bund tedeschi, garantire liquidità al mercato diventa ancora più importante.
Mts nasce proprio per questo. Fondata nel 1988, la piattaforma fu creata per rendere più stabile ed efficiente il mercato dei titoli di Stato italiani. Il suo compito è facilitare gli scambi: i principali operatori indicano continuamente i prezzi a cui sono disposti a comprare e vendere i titoli, rendendo più facile trovare qualcuno con cui concludere una transazione. In questo modo si favorisce la liquidità del mercato, un aspetto particolarmente importante per un Paese che deve collocare e scambiare grandi quantità di debito pubblico.
Da Borsa Italiana a Euronext
In origine Mts era una struttura di cooperazione tra Tesoro, Banca d’Italia e intermediari finanziari. Il passaggio sotto il controllo di gruppi internazionali è arrivato più tardi: nella seconda metà degli anni Duemila la piattaforma è entrata nell’orbita del London Stock Exchange, dopo l’acquisizione di Borsa Italiana da parte del gruppo britannico. Nel 2021 è passata a Euronext, che ha comprato Borsa Italiana ampliando così la propria presenza in Italia.
Da allora, l’ipotesi di riportare Mts sotto un controllo italiano è riemersa più volte, senza però tradursi in un’operazione concreta, anche per il costo dell’acquisizione. Ora il progetto torna sul tavolo mentre Bruxelles spinge per una maggiore integrazione dei mercati finanziari europei.
La partita con Bruxelles
Il timore di Roma riguarda anche le nuove regole europee. Una proposta di regolamento consentirebbe a operatori come Euronext di agire con un’unica autorizzazione e sotto la supervisione dell’Esma, l’autorità europea dei mercati finanziari, anziché ottenere il via libera dei singoli regolatori nazionali. Un cambiamento che potrebbe ridurre il peso delle autorità italiane sulla vigilanza di un’infrastruttura considerata strategica per il debito pubblico.
Non a caso, ricorda Bloomberg, il governo si è battuto per portare l’italiano Carlo Comporti alla guida dell’Esma. Ma l’acquisto di Mts rappresenterebbe un’ulteriore garanzia per mantenere un presidio nazionale. L’amministratore delegato di Cdp, Dario Scannapieco, ha già definito la piattaforma un’infrastruttura sistemica, la cui governance richiede adeguate tutele.
C’è poi un precedente che aiuta a leggere la strategia della premier, secondo l’agenzia finanziaria: le riserve espresse dal governo sul progetto di integrazione tra le attività di gestione patrimoniale di Generali e quelle della francese Natixis, operazione poi naufragata. Anche in quel caso, al centro delle preoccupazioni c’era il controllo di un soggetto cruciale per il risparmio italiano e per gli investimenti in titoli di Stato. Con Mts, la posta in gioco è ancora più diretta: mantenere una leva nazionale sul mercato in cui si negozia il debito del Paese.
FONTE: https://www.startmag.it/economia/mts-perche-meloni-vuole-riprendersi-il-mercato-dei-btp/





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