USA, oggi le elezioni di medio termine: cosa cambia se Trump perde la maggioranza
di L’INDIPENDENTE (Dario Lucisano)
Oggi i cittadini statunitensi sono chiamati alle urne per il rinnovo del Congresso. Le elezioni si svolgono in un contesto di difficoltà per gli Stati Uniti, alle prese con la crisi economica e coinvolti nella guerra in Iran, da loro stessi innescata. Le cosiddette elezioni di metà mandato, o midterm, riguardano tutti i membri della Camera dei rappresentanti e un terzo dei seggi del Senato. Le principali proiezioni danno i democratici in vantaggio almeno alla Camera, mentre la competizione per il controllo del Senato appare molto più serrata. In base ai risultati, il margine di manovra di Trump potrebbe ridursi notevolmente: i democratici potrebbero sfruttare un’eventuale maggioranza alla Camera per avviare una procedura di impeachment, bloccare o modificare le iniziative legislative e finanziarie della Casa Bianca e avviare indagini sull’operato dell’amministrazione. Il rischio è che il governo Trump venga travolto da quello che i media statunitensi definiscono uno «tsunami blu», trasformando il presidente in una «anatra zoppa», con una capacità d’azione politica fortemente ridimensionata.
Le elezioni di metà mandato di quest’anno si svolgono sullo sfondo di un Paese direttamente coinvolto in una guerra e alle prese con una crisi economica. Trump si presenta alle sue seconde elezioni di midterm con molte promesse mancate, tanto che la maggior parte dei sondaggi e dei modelli statistici attribuisce al presidente un indice di gradimento inferiore al 40% e indica i democratici in vantaggio almeno alla Camera. Il Congresso è composto da una camera bassa, la Camera dei rappresentanti, che rappresenta la popolazione, e da una camera alta, il Senato, che rappresenta gli Stati. La Camera è composta da 435 membri con diritto di voto, tutti chiamati al rinnovo, mentre il Senato conta 100 membri, due per ciascuno Stato, e vedrà rinnovati 35 seggi. Sebbene entrambe le camere detengano il potere legislativo, ciascuna dispone di funzioni specifiche che potrebbero contribuire ad «azzoppare» l’amministrazione Trump, come scrivono i media statunitensi.
Alla Camera i democratici sono dati in netto vantaggio in quasi tutte le proiezioni, che attribuiscono loro il 90% di probabilità di conquistare la maggioranza. In virtù delle sue prerogative, un’ipotetica Camera a maggioranza democratica potrebbe favorire l’avvio di indagini sul presidente e sulla sua amministrazione e formulare le accuse alla base di una procedura di impeachment contro Trump; la Camera ha inoltre l’iniziativa legislativa in materia di entrate e imposizione fiscale, anche se le misure di spesa e di bilancio devono essere approvate da entrambe le camere del Congresso. Per quanto riguarda il Senato, fino a pochi giorni fa gli osservatori consideravano improbabile una conquista della maggioranza da parte dei democratici. Nelle ultime ore, tuttavia, il quadro delle previsioni è cambiato e l’ipotesi di una loro affermazione viene considerata con maggiore attenzione; la battaglia, tuttavia, resta serrata. Oltre a condividere con la Camera il potere legislativo, il Senato può approvare o respingere le nomine presidenziali per le principali cariche federali e votare la ratifica dei trattati internazionali.
Tradizionalmente, il partito del presidente degli Stati Uniti in carica perde parte dei propri seggi alle elezioni di metà mandato. Nel caso di Trump, gli indici di gradimento particolarmente bassi potrebbero accentuare questa tendenza, esponendo il presidente al rischio di una procedura di impeachment e privandolo del controllo sul potere legislativo, attualmente esercitato da una doppia maggioranza repubblicana, sia alla Camera sia al Senato. In ogni caso, Trump ha dimostrato di saper aggirare i tentativi dell’opposizione di rallentare o ostacolare la sua agenda attraverso un massiccio ricorso agli strumenti esecutivi. Dall’inizio del suo secondo mandato, il presidente ha emanato quasi 300 ordini esecutivi, più di quelli firmati da Barack Obama nell’arco dei suoi due mandati. Per quanto riguarda l’impeachment, invece, un’eventuale procedura nei confronti di Trump difficilmente porterebbe alla sua rimozione, come già accaduto nei due precedenti procedimenti che lo hanno coinvolto e agli altri presidenti statunitensi sottoposti alla sfiducia.
La conquista del Congresso – o anche soltanto di una delle due camere – da parte dei democratici renderebbe, insomma, molto più complicati i prossimi due anni di presidenza per Trump, soprattutto per quanto riguarda l’approvazione delle misure legislative, le nomine e il controllo sull’operato dell’esecutivo. Non arriverebbe, tuttavia, a tarpare del tutto le ali al presidente, che conserverebbe i poteri propri dell’esecutivo e la possibilità di ricorrere agli strumenti presidenziali.





Commenti recenti