Categoria: Rassegna Stampa
di IL PEDANTE Su questo blog si è spesso documentato come la comunicazione politica dei nostri tempi radichi le sue retoriche nell’odio sociale. Chi sta (ancora) un po’ meglio vive sulle spalle di chi sta peggio. In una «economia sociale di mercato fortemente competitiva» il vantaggio dell’uno è la rovina dell’altro. E anche il debole è un nemico: nell’eterna rincorsa di un equilibrio economico che non torna mai, i suoi bisogni non sono sostenibili né...
di GIANFRANCO LA GRASSA Seconda parte Come già detto, dopo la seconda guerra mondiale, i veri vincitori sono gli Usa. Ad essi si contrappone per un certo periodo l’altra vincitrice della guerra, l’Unione Sovietica, che però sarà sempre in tono minore malgrado varie apparenze. Gli altri pretesi vincitori tipo Inghilterra e Francia (sull’Italia stendiamo il classico pietoso velo) sono in realtà perdenti e lo dimostreranno diminuendo via via d’importanza e confondendosi con le altre nazioni...
di ALBERTO NEGRI La politica estera americana cambia, a volte, in maniera meno clamorosa di quanto non dicano le dichiarazioni più reclamizzate in queste ore dai mass media sui rapporti, apparentemente sempre più tesi, tra Washington e Mosca. E cambia anche il mondo senza che se occupino troppo le prime pagine dei giornali o delle televisioni. Sembra che Trump abbia deciso di fare quanto aveva promesso durante la sua campagna elettorale: con la Russia di...
di GLI OCCHI DELLA GUERRA (Lorenzo Vita) Con l’uscita dall’Unione Europea, il Regno Unito ha inevitabilmente aperto un vaso di Pandora con cui si sono disvelati, contemporaneamente, tutte le questioni territoriali che nel tempo sembravano dover essere dimenticate. Una di tali questioni, in particolare, rischia ha già scatenato una vera crisi diplomatica: il futuro di Gibilterra. Che Gibilterra potesse essere una questione riaperta dopo Brexit, è stato chiaro sin da subito. Non a caso, il...
di L’INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Sani) La guerra per l’egemonia culturale continua. La voce univoca del mainstream continua a non ammettere, a sè stessa in primis, di essere solamente una narrazione tra le tante possibili. Avevamo già trattato il tema della post-verità in un nostro precedente articolo, non appena i media italiani si erano accorti della tempesta che imperversava di là dall’Atlantico. Come già scritto in quell’occasione e in innumerevoli altre, le mode americane arrivano inevitabilmente...
di FEDERICO DEZZANI Ogni fase politica della Repubblica italiana è stata scandita da un partito “di protesta”, funzionale agli interessi dell’establishment atlantico: si comincia con L’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini per terminare col Movimento 5 Stelle di Gianroberto Casaleggio, passando per il Partito Radicale di Marco Pannella e la Lega Nord di Umberto Bossi. Fino alla recente svolta nazionalista, filorussa ed anti-euro, il Carroccio è infatti stato uno dei tanti prodotti di Washington e Londra,...
di VOCI DALL’ESTERO (Patrick Kaczmarczyk) Il sito di analisi politica ed economica Makroskop, curato da Heiner Flassbeck e Paul Steinhardt, passa al vaglio in questo documentato articolo il mito neoliberista secondo cui il libero mercato sarebbe sinonimo di crescita e benessere per tutti, mentre il protezionismo foriero di povertà e disastri. Giungendo alla conclusione che un’analisi senza pregiudizi della storia economica degli ultimi due secoli permette di affermare l’opposto: il libero mercato non porta affatto vantaggi a tutti...
di GIORGIO LA MALFA Un mondo pieno di dazi doganali sarebbe senz’altro più povero. Difficile che non lo sappia lo stesso Trump. Sarebbero certamente più poveri i Paesi che vedrebbero ridursi le esportazioni perché i loro prezzi, al lordo dei dazi, non sarebbero più competitivi. Ma anche i consumatori dei Paesi protetti dai dazi doganali pagherebbero di più di quello che pagavano e che potrebbero pagare per gli stessi beni e dunque sarebbero più poveri. Per questo in generale...
di L’INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessio Trabucco) Contro la frenesia divoratrice del consumismo solo l’etica borghese di un consumo responsabile potrà salvarci dalla depressione cronica. Il sommo e disilluso cantore della mancata borghesia italiana, Leo Longanesi, usava dire che la borghesia è «un’etica della responsabilità, più che una condizione socio-economica», non essendo la prima implicita nella seconda. Il ceto medio non va infatti confuso con la borghesia: l’Italia abbonda da cinquant’anni del primo ma è da sempre...
di L’ANTIDIPLOMATICO Queste parole di Marx sono tratte dal suo celebre Discorso sul Libero Scambio, fatto all’inizio del 1848, prima che la rivoluzione dei popoli travolgesse tutto l’ordine costituito europeo. In quell’intervento ad una conferenza di lavoratori e democratici britannici, il rivoluzionario smontava tutta l’ipocrisia finto progressiste dei fautori del libero mercato, senza per questo schierarsi con i vecchi protezionisti conservatori. Questo testo è di grande attualità oggi, come del resto tutto il pensiero di...
di GIANFRANCO LA GRASSA Qui Il nord industriale Usa schiaccia il sud “cotoniero” nella guerra civile (o di secessione) e il paese si avvia così a divenire quella grande potenza che sarà nel XX secolo. Inizia subito l’allargamento della sua sfera d’influenza e innanzitutto batte l’ormai nettamente decaduta potenza spagnola a fine secolo XIX sottraendole Cuba e soprattutto le Filippine (1898), dove tuttavia insorsero forze indipendentiste, sconfitte a loro volta nella guerra condotta tra il...
di LOOKOUT NEWS (Alfredo Mantici) Mentre l’Italia continua ad appoggiare il governo di Tripoli, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite diffida Serraj dal requisire la compagnia petrolifera nazionale Lo scorso 24 marzo il Governo di Accordo Nazionale (GNA), istituito sotto gli auspici delle Nazioni Unite nel dicembre del 2015 e retto da Fayez Al Serrraj, ha tentato con una mossa a sorpresa di assumere il controllo amministrativo della produzione di petrolio in Libia. Con...
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