Da Napoleone a Israele: il retroscena di 200 anni di complotti occidentali sulla Palestina
di L’ANTIDIPLOMATICO

In un’approfondita analisi storica per Middle East Eye, il professore Joseph Massad sostiene che l’attuale oppressione del popolo palestinese non sia un fenomeno recente, ma il proseguimento di un progetto coloniale e teologico europeo iniziato secoli fa. Secondo Massad, i governi occidentali e il movimento sionista condividono una matrice storica comune radicata nell’antisemitismo e nell’imperialismo, agendo di fatto come nemici sia dei palestinesi che degli ebrei europei.
Le radici storiche: dal fanatismo protestante a Napoleone
Massad traccia una linea di continuità che va dall’espulsione dei Crociati cattolici fino all’avvento del protestantesimo e dell’imperialismo moderno:
Il ruolo del protestantesimo: A partire dalla fine del XVIII secolo, i protestanti evangelici (britannici, americani e tedeschi) promossero l’idea di inviare gli ebrei in Palestina. L’obiettivo profondo era duplice: privare i palestinesi della loro terra e accelerare la “Seconda Venuta di Gesù Cristo” attraverso la conversione degli ebrei all’anglicanesimo.
Il precursore Napoleone: Già nell’aprile del 1799, durante la sua campagna militare da Gaza a Giaffa, Napoleone Bonaparte – ispirato dai pensatori ugonotti – emanò un proclama che esortava gli ebrei europei a colonizzare la Palestina, un appello che tuttavia rimase allora inascoltato.
Il sionismo come movimento antiebraico e antisemita
Un fulcro della tesi di Joseph Massad è che l’Organizzazione Sionista, fondata da Theodor Herzl nel 1897, sia stata storicamente considerata un nemico dagli stessi ebrei europei e americani fino alla Seconda Guerra Mondiale:
- L’opposizione ebraica: Al progetto di Herzl si opposero i rabbini ortodossi e riformati (che cacciarono il primo congresso sionista da Monaco), gli ebrei liberali assimilati e i socialisti dell’antisionista International Jewish Labor Bund.
- La convergenza con gli antisemiti: La borghesia ebraica dell’Europa occidentale e i governi europei antisemiti condivisero l’obiettivo di espellere gli ebrei poveri dell’Europa orientale. Invece di aiutarli a lottare per i propri diritti nei paesi d’origine, finanziarono la loro partenza verso la Palestina come coloni, usandoli come strumenti imperiali.
La manipolazione della propaganda: riformulare l’antisemitismo
Massad evidenzia il paradosso ideologico costruito dopo il 1917 e consolidatosi dopo il 1967: la colonizzazione e la tutela imperialista sono state ribattezzate come posizioni “filo-ebraiche”. Di contro:
- La legittima lotta anticoloniale dei palestinesi è stata falsamente etichettata dall’Occidente come “antisemitismo”, reinterpretando la resistenza non come opposizione al furto della terra, ma come ostilità verso il “carattere ebraico” dello Stato.
- Gli ebrei antisionisti vengono oggi definiti dagli stessi ambienti prosionisti come “ebrei che odiano se stessi”. Tuttavia, Massad sottolinea come nell’ultimo quarto di secolo una fetta consistente dell’ebraismo occidentale stia riscoprendo le proprie radici antisioniste, opponendosi fermamente alle guerre genocidarie di Israele.
Il fallimento coloniale e la tenacia della resistenza
Secondo Joseph Massad, l’Occidente si trova oggi di fronte a un vicolo cieco. Nonostante il sostegno incondizionato dei media occidentali, delle università (impegnate a reprimere la libertà accademica) e degli apparati statali, il progetto coloniale non è riuscito a compiersi definitivamente, nemmeno mentre Israele celebra il suo 78° anniversario.
Mentre l’Autorità Palestinese viene definita da Massad un “regime collaborazionista di stampo vichy” totalmente subordinato a Washington e all’Europa, la vera resistenza palestinese resta tenace. Proprio come i coloni fanatici americani dell’800 che fondarono colonie poi smantellate (come Monte Speranza a Giaffa nel 1851), anche l’attuale struttura coloniale sionista è destinata, secondo l’autore, a scontrarsi con una resistenza quotidiana e una solidarietà globale – inclusa quella degli ebrei occidentali – che ne decreterà il fallimento storico.





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