Il doppio standard UE: nuove sanzioni alla Russia, bocciate quelle contro Israele
da L’INDIPENDENTE ONLINE (Dario Lucisano)

Dopo quasi un mese di proclami e discussioni, ieri, 15 giugno, si è tenuta l’attesa riunione del Consiglio degli Esteri dell’Unione Europea per discutere formalmente l’ipotesi di emanare sanzioni contro il ministro israeliano Ben Gvir. Il risultato degli incontri? Niente provvedimenti contro il membro dell’esecutivo di Tel Aviv, sanzioni contro altre 80 realtà russe. La massima diplomatica dell’UE Kaja Kallas ha annunciato sin dalla mattina che non sarebbe stato possibile approvare le sanzioni contro il ministro israeliano poiché mancava l’unanimità; a pesare, da quanto si apprende dalla stampa, sarebbe stato il veto della Cechia. Da un lato, Mosca, contro cui continuano a piovere provvedimenti e sanzioni; dall’altro, Tel Aviv, nei cui confronti l’UE fatica ad andare oltre le parole. E proprio le parole sono l’unica cosa che resta dell’ondata di sdegno sollevatasi lo scorso 20 maggio, quando il ministro pubblicava un video in cui sfilava sorridente davanti a decine di attivisti legati, bendati e costretti in ginocchio sotto il sole.
Gli incontri di ieri sono giunti dopo settimane di rinvii e riunioni in cui il Consiglio ha approvato sanzioni contro alcuni coloni israeliani, schivando le richieste di diversi Paesi di applicare misure più incisive contro Tel Aviv. Il tema di Ben Gvir era emerso dopo il video in cui il ministro si era fatto ritrarre con una bandiera israeliana mentre passeggiava, scortato, tra l’equipaggio sequestrato, deridendolo e provocandolo: la Spagna è stata il primo Stato membro ad alzare la voce e ha chiesto all’UE di estendere a livello comunitario le misure che diversi Paesi avevano già emanato contro Ben Gvir. A fare eco a Madrid, sono arrivati la maggior parte dei 27, Italia compresa, che tuttavia non ha emanato contro il ministro sanzioni su scala nazionale, come fatto per esempio dalla Francia. Nei giorni successivi è stata avanzata anche la proposta di restringere il commercio con le colonie israeliane, che tuttavia risulta ancora al vaglio del Consiglio, e diversi Paesi dell’UE e del Vecchio Continente hanno ampliato i provvedimenti contro gli insediamenti illegali israeliani in Palestina. Le critiche dei ministri dell’UE ai fatti di fine maggio, insomma, sono finite per non avere alcun effetto concreto. In Italia, contro il ministro israeliano, resta aperto un fascicolo d’indagine per tortura e sequestro di persona.
Se quando si tratta di Israele l’UE non riesce a trovare una posizione comune o ad approvare provvedimenti mirati, quando si tratta di Russia non si può certamente dire lo stesso. Sempre ieri, infatti, mentre Praga esprimeva il suo veto contro le sanzioni a Ben Gvir, il Consiglio approvava nuove misure contro entità moscovite. In particolare, 34 individui e 47 entità legati al complesso militare-industriale russo verranno sottoposti a nuove misure restrittive, inclusi il congelamento dei beni e il divieto di ingresso nel territorio dell’Unione. Bruxelles punta a colpire in particolare il settore dell’energia, inserendo nella propria lista nera anche Lukoil-Siberia Occidentale, insieme ad altre società. «Le entrate energetiche continuano a rappresentare un’àncora di salvezza per l’economia russa in difficoltà», ha dichiarato ieri l’Alta Rappresentante dell’UE per la Politica Estera, Kaja Kallas, annunciando le sanzioni.
In generale, dall’inizio della guerra in Ucraina, Bruxelles ha varato 20 diversi pacchetti di sanzioni contro Mosca, senza contare tutti gli interventi specifici (proprio come quello di ieri). Il 21esimo è ancora in fase di discussione, ma è stato presentato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen la scorsa settimana: esso colpisce i settori dell’energia, dei servizi finanziari e del commercio e prevede una sospensione dell’adeguamento del price cap sul petrolio moscovita, in modo da lasciare che il mercato si stabilizzi. Il pacchetto, inoltre, aggiungerebbe 31 banche russe all’elenco degli istituti finanziari che non possono concludere transazioni con soggetti europei, e amplierebbe la lista della cosiddetta “flotta ombra” – usata dalla Russia per aggirare i divieti occidentali – con 30 nuove navi (attualmente l’elenco ne contiene 632). Il 21esimo provvedimento, infine, imporrebbe il divieto di esportare equipaggiamenti e sistemi di lancio di droni, adotterebbe per la prima volta sanzioni commerciali nel campo della pesca e introdurrebbe un divieto di ingresso nel territorio dell’UE per gli ex soldati russi.





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