La vicenda Rutte è davvero pessima.
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Alessandro Volpi)

Prima di entrare nel merito vorrei però ricordare che il Segretario generale della Nato viene scelto, per consenso e dunque, di fatto, all’unanimità dai 32 Stati membri della Nato. Nel caso di Rutte, la sua nomina, avvenuta nell’ottobre 2024, è stata caldamente sostenuta dal presidente Biden e ben accolta dai principali paesi europei, Italia compresa.
Le dichiarazioni di Giorgia Meloni, all’atto della nomina, non lasciavano dubbi: “Congratulazioni a Mark Rutte per la sua nomina a Segretario Generale della NATO.
La sua esperienza e competenza saranno fondamentali per rafforzare l’Alleanza Atlantica in una fase così complessa. L’Italia continuerà a lavorare con determinazione per una NATO ancora più forte, coesa e capace di affrontare le sfide del futuro.”
Ora Mark Rutte smentisce proprio Meloni, che ha sempre sostenuto il non coinvolgimento operativo del nostro paese nella guerra in Iran, sostenendo che ben 500 voli sono partiti da basi italiane durante le operazioni di guerra. Rutte si è espresso in questo modo, molto probabilmente, per compiacere il presidente Trump, da lui definito il vero tutore della democrazia mondiale, e per tentare, dal suo punto di vista, di mostrare quanto i paesi della Nato siano devoti ai diktat degli Stati Uniti.
Non è vero che l’Italia non ha partecipato alla guerra, anzi ha fatto un enorme lavoro, ha tuonato Rutte; Meloni e Crosetto si sono precipitati a smentirlo, ma, in realtà, non ci può essere alcuna smentita perché tutte le operazioni di volo, partite dall’Italia verso l’Iran, sono state definite “classificate” e dunque segrete anche per il Parlamento.
In realtà Rutte, con simili affermazioni, ha assolto anche ad un’altro compito: Trump gli ha chiesto ripetutamente se i paesi europei della Nato hanno raggiunto una spesa militare pari al 5% del Pil perché questa è la sua vera preoccupazione fondata su tre motivi, tutti e tre di natura economica.
1) Il debito federale Usa paga ormai 1200 miliardi di dollari di interessi, circa 200 miliardi in più della spesa militare. Alla luce di ciò, la spesa degli Usa per la Nato, stimabile in 35 miliardi di dollari l’anno, deve essere ridotta e sostituita con una spesa degli europei.
2) Trump vuole, soprattutto, che la cresca la spesa militare degli Stati europei destinata ad acquisire sistemi d’arma prodotti da società americane. In merito a ciò occorre ricordare che le importazioni di armi dagli Stati Uniti in Europa sono praticamente raddoppiate negli ultimi 10 anni e tali importazioni costituiscono ormai quasi il 60% del totale delle importazioni di tale settore. Ciò significa commesse di paesi europei agli Stati Uniti per 150 miliardi di dollari l’anno. Trump vuole che tale somma triplichi rapidamente, con un enorme beneficio per il comparto industriale degli armamenti.
3) E’ rilevante notare chi siano i principali azionisti di tale settore: Raytheon, Lockeed Martin, Boeing e altre società quotate nelle Borse Usa hanno come azionisti principali, con quote che oscillano dal 20 al 25%, i grandi gestori Usa del risparmio, a cominciare da Blackrock, Vanguard e State Street. Maggiori acquisti europei significa per le società Usa maggiori profitti e dunque maggiori dividendi da distribuire ai grandi fondi, che nel frattempo possono costruire prodotti finanziari da piazzare in giro per il mondo proprio a partire dai titoli del settore del riarmo. In tal modo si tiene in piedi la bolla Usa e, al contempo, i grandi fondi possono continuare a drenare i risparmi collettivi verso il pericolante debito Usa.
Rutte, figlio di Biden e degli europei, sottoposto di Trump sta facendo il suo mestiere al servizio del capitalismo finanziario, mentre Meloni, che ha portato l’Italia in guerra a sua insaputa, dovrebbe telefonare all’amico Larry Fink per capirci qualcosa.
Ma forse le hanno già spiegato tutto e la nostra “cara leader” ha accettato di recitare un copione un po’ impopolare – quello della tradita e dell’incompresa – per non essere abbandonata da chi le ha conferito la credibilità internazionale e le ha messo in salvo l’enorme debito pubblico da aggressioni sul modello del 2011.
In tale prospettiva, si capisce meglio anche l’ormai sempre presente “ombrello” del Presidente della Repubblica.
#TGP #Nato #Usa #Italia
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