Come rinnegare sé stessi: Conte dice no al Superbonus.
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)

Seguiremo con trepidazione i mille passi indietro, i mille distinguo rispetto al passato che Giuseppe Conte, promesso sposo al Campo Largo, sarà costretto a denunciare pena la scomunica del Bel Mondo che da decenni dispensa affidabilità con la regia del Quirinale. In effetti furono il Reddito di Cittadinanza, ma soprattutto il Superbonus, vera misura di controtendenza rispetto al vento neoliberale, a rappresentare lo scandalo nei piani alti dei palazzi che filosofeggiano austerità di mercato. Quell’abbozzo di moneta alternativa, di circolazione fiscale che aggirava le soglie ottuse dei vincoli esterni, ha parecchio innervosito la finanza in blazer blu.
Tanto che Draghi, il suo nunzio apostolico più fidato, in vari incontri con l’obbediente obaniana Elly, ha già predisposto i ciclostilati che serviranno da prontuario al prossimo governo di Regime, benedetto da Mattarella in persona e validato da otto scagnozzi capitanati da Matteo Renzi, da salvaguardare dentro le liste del Partito democratico. Quindi, Giuseppe Conte, dovrà abiurare il proprio passato, rinnegare sé stesso e quel poco di novità rappresentata allora dai 5Stelle, con la loro indole proporzionalista, con il loro sguardo alle libertà positive che avrebbero dovuto, nella mente dei costituenti, rappresentare un antidoto all’ingiustizia capitalista.
Il sentiero è stato già tracciato. Trump, Meloni, così come allora il fascismo nell’interpretazione crociana, sono piccoli incidenti della Storia. La retta via è quella precedente all’intoppo, da riprendere con vigore come se nulla fosse accaduto. Ululare al fascismo in arrivo ma non occuparsi mai dei motivi per cui arriva. Anzi, ripresentarsi con una macchina dalle dorature nuove, meglio accessoriata, ma pronta a rispondere sempre “yes” alle sollecitazioni imprescindibili dei mercati, dei fondi di investimento che fondano la loro razionalità nella disintermediazione sociale e nella privatizzazione della sfera pubblica.
Certo, poi la discussione sarà sempre molto accesa nei talk show della prima serata. Ma dalla remigrazione si passerà al nuovo DDL Zan. Ore, giorni, mesi e anni saranno passati così, a scimmiottare lo snack bar dove, in tempi non troppo lontani, il quartiere accendeva scaramucce alcoliche nei tempi pigri dei pomeriggi cittadini. La differenza è che ora, quel fare nervoso, grossolanamente appassionato, che cadenzava le briscole tra clienti abituali, viene chiamato “politica” e quelle innocue fazioni, che si formavano a seconda dell’argomento di giornata, vengono chiamate impunemente “partiti”. Una continua ripetizione dell’uguale a salvaguardia del capitalismo predatorio occidentale che da Bruxelles e Washington lancia i vademecum di affidabilità contabile. Conte sembra pronto a rispondere yes.
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