La mobilitazione europea contro la Russia e i fantasmi del passato
da INTELLIGENCE FOR THE PEOPLE (Roberto Iannuzzi blog)
Il conflitto è ormai uno scontro militare diretto tra Mosca e i paesi membri della NATO. Dal punto di vista russo, la storia si ripete a 85 anni dall’inizio dell’Operazione Barbarossa.

Il ministro della difesa tedesco Boris Pistorius (Photo credit: Tobias Schwarz/AFP/Getty Images)
Il 22 giugno di ottantacinque anni fa (1941), la Germania nazista lanciò contro l’Unione Sovietica la più grande invasione militare della storia mobilitando milioni di soldati e migliaia di aerei, carri armati e veicoli motorizzati.
Denominata “Operazione Barbarossa”, l’invasione avrebbe aperto il rovinoso fronte orientale della seconda guerra mondiale.
La distruzione di intere città, lo sfollamento e la morte di decine di milioni di persone, e le immense sofferenze umane prodotte da una simile catastrofe, avrebbero rappresentato un monito per l’intera umanità negli anni a venire.
Nella sua opera “The Wages of Destruction”, lo storico Adam Tooze evidenzia la logica economica alla base dell’operazione nazista. Per sfidare lo strapotere economico degli Stati Uniti e dell’impero britannico, Hitler aveva bisogno delle enormi risorse naturali dell’Europa orientale e del Caucaso.
Secondo Tooze, l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica può essere meglio compresa come l’ultima grande conquista territoriale nella lunga e sanguinosa storia del colonialismo europeo:
Lo sterminio della popolazione ebraica fu il primo passo verso l’eliminazione dello stato bolscevico. A ciò seguì una gigantesca campagna di bonifica e colonizzazione. Questa non comportò solo l’eliminazione della popolazione ebraica, ma anche lo “sgombero” della stragrande maggioranza della popolazione slava e l’insediamento di coloni tedeschi su milioni di ettari di Lebensraum orientale.
Ricordando questo tragico periodo della storia del suo paese, il giornalista e storico russo Evgeny Norin ha scritto nei giorni scorsi che il 22 giugno del 1941 avrebbe segnato l’inizio del disastro per l’URSS e per la Russia:
La seconda guerra mondiale, nota in Russia come la Grande Guerra Patriottica, ha inflitto il trauma collettivo più terribile nella storia moderna del paese; le conseguenze a lungo termine si ripercuotono sulla popolazione ancora oggi. La maggior parte delle famiglie russe sa dove i propri antenati hanno combattuto, lavorato e dove sono morti durante il conflitto.
Ottantacinque anni più tardi, i paesi europei si stanno ancora una volta mobilitando per la guerra.
Truppe britanniche scavano trincee nelle foreste dell’Estonia lungo il confine russo. La Germania ha schierato una brigata corazzata in Lituania – il primo dispiegamento permanente di una forza militare tedesca all’estero dalla fine della seconda guerra mondiale.
Londra e Parigi hanno intensificato la loro guerra contro la cosiddetta “flotta ombra” russa, moltiplicando le intercettazioni e i sequestri di petroliere russe in acque internazionali. Mosca ha definito queste operazioni come altrettanti atti di pirateria.
Ad aprile, la Gran Bretagna ha assemblato una coalizione navale internazionale per contenere la Russia fra l’Artico e il Baltico.
Poco prima, il viceministro degli esteri russo aveva messo in guardia sui rischi che la fusione di questi due fronti della nuova guerra fredda tra Russia e Occidente avrebbe comportato.
Nello stesso periodo, l’ambasciatore russo in Finlandia, Pavel Kuznetsov, aveva dichiarato che la sfida più seria alla sicurezza russa in questo momento è probabilmente rappresentata dalle “estese operazioni NATO di sorveglianza elettronica e ricognizione aerea condotte dal territorio finlandese”, che si affiancano alla militarizzazione del confine.
Secondo Kuznetsov, nel paese limitrofo si sta “diffondendo un clima di psicosi bellica” nel quale i cittadini finlandesi vengono intimiditi con la presunta “minaccia russa” ed esortati a prepararsi alla guerra.
La Francia, dal canto suo, ha proposto di estendere a est il proprio ombrello nucleare, secondo quello che il presidente francese Emmanuel Macron ha definito uno schema di “deterrenza avanzata”.
La Norvegia è il nono paese ad aver aderito alla proposta francese dopo Germania, Polonia, Svezia, Danimarca, Grecia, Olanda, Belgio e Gran Bretagna.
A fine aprile, Francia e Polonia hanno deciso di compiere periodiche esercitazioni di deterrenza nucleare nel Baltico, a un passo dal confine russo. Caccia francesi Rafale, in grado di ospitare missili a testata nucleare, voleranno insieme agli F-16 polacchi.
In concreto, si tratta di simulazioni che prevedono il superamento della soglia nucleare in un possibile conflitto con la Russia.
Varsavia punta anche alla modernizzazione delle proprie forze armate ed a sviluppare un esercito di 300.000 effettivi entro il 2030. Tale modernizzazione si inserisce nel più ampio quadro del potenziamento militare europeo.
L’ambizioso (quanto probabilmente velleitario) piano di riarmo promosso dall’Unione Europea, inizialmente denominato “ReArm Europe” e poi ribattezzato “Readiness 2030”, dovrebbe mobilitare sulla carta fino a 800 miliardi di finanziamenti.
Il piano sarà corredato dal cosiddetto “Schengen militare”, iniziativa UE volta a rimuovere le barriere burocratiche e infrastrutturali che ostacolano il rapido spostamento di truppe e materiale bellico sul territorio europeo.
La svolta di Berlino
Al centro della mobilitazione militare europea spicca il riarmo tedesco.
L’impennata delle spese per la difesa, che hanno raggiunto i 114 miliardi di dollari nel 2025, segna una svolta storica che rende la Germania il paese con la maggiore spesa militare in Europa, e il quarto a livello mondiale.
In base a questo piano di riarmo, la Germania punta ad avere le forze armate convenzionali più forti d’Europa entro il 2039.
Complessivamente, nel 2025 i membri europei della NATO hanno speso 559 miliardi per le loro forze armate, con un aumento di spesa che lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha definito il più vigoroso dal 1953.
Il riarmo europeo rientra nel quadro di ristrutturazione dell’Alleanza Atlantica previsto da Washington.
A un recente incontro dei ministri della NATO, il segretario della Guerra USA Pete Hegseth ha ribadito la richiesta che gli equilibri nell’Alleanza vengano ridefiniti in base al principio secondo cui l’Europa si assume la responsabilità primaria della propria difesa.
Tra le conseguenze preoccupanti di questo processo ne spiccano due in particolare: il crescente tentativo di militarizzare la società tedesca, e la progressiva integrazione fra l’industria bellica europea (e tedesca in particolare) e quella ucraina.
In Germania, gli infermieri devono ora imparare specificamente a curare le ferite di guerra; e il personale dei centri per l’impiego viene formato per collocare i disoccupati in ruoli all’interno dell’esercito.
Il governo tedesco sta promuovendo l’integrazione delle organizzazioni di protezione civile nella pianificazione bellica, in particolare per un eventuale conflitto armato con la Russia.
In base a piani che sono stati finanziati con 10 miliardi di euro, gli operatori di tali organizzazioni devono contemplare l’eventualità di essere chiamati dalle forze armate per fornire servizi di supporto in uno scenario di guerra.
Nel frattempo, come ho scritto in un precedente articolo,
Berlino sta stringendo la cooperazione bellica con Kiev, diventando sempre più un paese cobelligerante nel conflitto con la Russia.
Con il disimpegno americano, la Germania è ormai da tempo il principale finanziatore dell’Ucraina. Ma a metà aprile, per la prima volta il governo tedesco è entrato in una partnership strategica con il settore della difesa di un paese in guerra.
L’accordo apre la strada alla coproduzione di sistemi d’arma, droni con gittata fino a 1.500 km, e missili a lungo raggio, insieme a Kiev. Il governo tedesco cancella con un tratto di penna l’intero dibattito interno degli anni passati sulla fornitura di armi tedesche all’Ucraina per colpire obiettivi in territorio russo.
Come ha scritto l’ex parlamentare tedesca Sevim Dagdelen, con l’integrazione fra l’industria bellica di Berlino e quella di Kiev stiamo assistendo alla nascita di un complesso militare-industriale tedesco-ucraino sotto l’egemonia di Berlino.
Crollano gli ultimi tabù
In Russia tutto ciò non passa inosservato, e numerosi commentatori e politici di rilievo parlano di “ritorno del nemico tedesco” con evidente riferimento al secondo conflitto mondiale.
La crescente ostilità fra Europa e Russia si accompagna ad una situazione alquanto paradossale in Ucraina.
Le due cittadine strategiche di Konstantinovka e Lyman, nell’oblast di Donetsk, stanno per cadere sotto l’urto dell’offensiva russa. Ciò aprirebbe la strada ai due centri chiave di Kramatorsk e Slovyansk, e al possibile crollo dell’intero fronte ucraino nel Donbass.
Sebbene le forze armate di Kiev stiano mettendo in difficoltà le linee di approvvigionamento russe alla Crimea, l’Ucraina è ormai un paese economicamente e demograficamente in crisi, e ciò si ripercuote sulla tenuta di un esercito ormai logoro.
Kiev sta però intensificando gli attacchi con droni a lungo raggio in territorio russo, con il chiaro supporto europeo, e ultimamente è arrivata a colpire le due città più importanti della Russia, Mosca e San Pietroburgo.
Sebbene non in grado di alterare significativamente l’andamento del conflitto, tali attacchi sono di alto impatto visivo ed emotivo.
Centrando raffinerie, terminal petroliferi e depositi di carburante, essi provocano seri danni ambientali mentre i bersagli colpiti restano avvolti in colonne di fumo e fiamme per ore.
La vista dei cieli di Mosca oscurati da dense nubi di fumo nero è senza precedenti. Va ricordato che durante la guerra fredda, mai il territorio della Russia, e tantomeno la sua capitale, erano stati direttamente colpiti.
Una linea rossa senza precedenti è stata chiaramente oltrepassata.
Scontro diretto tra NATO e Russia
Se a ciò si aggiunge il recente attacco alla fabbrica di Voronezh, nella Russia sudoccidentale, che produceva componenti per missili Iskander e Kh-101, il bilancio per il Cremlino si fa ancor più pesante e difficile da minimizzare.
Il probabile impiego di Storm Shadow di fabbricazione britannica, sofisticati missili da crociera che non possono essere utilizzati senza l’intervento di Londra, pone ancora una volta in prima piano l’implacabile ostilità della Gran Bretagna nei confronti della Russia.
Sebbene le riserve di Storm Shadow siano ormai agli sgoccioli, il quotidiano britannico Telegraph ha provocatoriamente rivelato che Londra sta sviluppando missili “a basso costo”, con una testata di 250 kg e una gittata di circa 500 km, che intende consegnare a Kiev.
I missili, che dovrebbero essere disponibili entro pochi mesi e sarebbero potenzialmente in grado di colpire Mosca, verranno inizialmente prodotti al ritmo di circa 20 esemplari al mese.
Ancora una volta, non si tratta di un’arma in grado di rovesciare le sorti del conflitto, visto che i russi impiegano numeri ben maggiori di missili in un singolo attacco sul territorio ucraino.
Ma una testata di 250 kg è in grado di provocare danni molto superiori a quelli causati da un attacco con droni.
L’operazione condotta con gli Storm Shadow a Voronezh, e la rivelazione del Telegraph, lanciano tuttavia un messaggio politico prima ancora che militare, e cioè che Londra è determinata a portare avanti lo scontro con Mosca sebbene si prepari a un nuovo avvicendamento ai vertici del governo.
Gli attacchi sempre più frequenti e massicci in territorio russo con il crescente coinvolgimento europeo, proprio mentre Kiev sta perdendo militarmente sul proprio territorio, lanciano a Mosca un segnale che non solo i vertici russi, ma progressivamente anche i comuni cittadini, hanno compreso.
Il conflitto non è più una guerra per procura limitata all’Ucraina. E’ uno scontro militare diretto tra la Russia e i paesi membri della NATO. Dal punto di vista russo, la storia si ripete a 85 anni dall’inizio dell’Operazione Barbarossa.
FONTE: https://robertoiannuzzi.substack.com/p/la-mobilitazione-europea-contro-la





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