CRONACHE DELL’ANNO QUINTO. Punto della situazione: estate 2026
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Daniele Lanza)

Il fallimento dei colloqui di Anchorage nell’agosto dell’anno passato, ha generato i 10 mesi di conflitto seguenti, che ci portano ad oggi: la capitolazione sanguinosa di Pokrovsk in autunno, la campagna di bombardamenti invernali 25/26, quindi la pausa (che in realtà non c’è mai) fino alla tarda primavera quando si fa sentire la reazione ucraina di cui si parla da settimane.
Gli aspetti più minuti, specifici, di tutti questi momenti sono già stati sviscerati al dettaglio nel corso dell’anno passato dai migliori analisti di ogni orientamento (dall’Aglio in primis), quindi non c’è necessità che sia io ad aggiungere qualcosa a riguardo. Mettendo al bando altri preamboli si può dire da subito che l’arma più potente che Kiev abbia messo in campo da Anchorage sino ad oggi è una NEBBIA DI GUERRA che è andata a calare sui mezzi di informazione come mai prima nella storia di culture democratico/parlamentari. Che la diffusione di notizie fosse viziata dalla sensibilità del narratore era chiaro sin dal 2022, ma l’ultimo anno e mezzo il “sistema” è andato peggiorando e questo per una ragione semplice, basilare ed assieme del tutto insostenibile: le forze ucraine – pur puntellate dallo sforzo economico-militare dell’intero occidente atlantico coordinato allo scopo – non soltanto non vincono…ma si trovano periodicamente a dover giustificare di fronte all’opinione pubblica (interna, ma soprattutto estera) casi imbarazzanti come perdita di centri abitati, capitolazioni, danni subiti, ed altro. Tutto questo non è – come detto in alto – sostenibile da un punto di vista comunicativo: l’emisfero euro-americano e la sua ideologia di base fondata sulla superiorità morale (della quale si sono convinti società ed elite al potere) è del tutto impreparata alla circostanza storica in cui ci troviamo. Una circostanza dove le forze del “BENE” (occidente) non possono oggettivamente vincere, eppure (qui sta il nerbo della disgrazia) non possono nemmeno realmente venire a patti col “MALE”, poichè la superiorità morale menzionata è una condizione esistenziale assoluta e non negoziabile (…).
Il discorso, tradotto in concreto comporta l’impossibilità di veicolare la notizia non conforme, vale a dire quella che il “bene” sta perdendo, costringendo quindi l’intero sistema dell’informazione a labirinti dialettici, salti mortali grammaticali, magia e talismani pur di sfornare un flusso informativo che non leda l’equilibrio psicologico del proprio pubblico (il quale non concepisce altro che il “prevalere del bene”). In base a tutto questo il tonfo di POKROVSK – peggiore rovescio militare del 2025 per Kiev – discusso con clamore sui canali indipendenti, è passato quasi inosservato su quelli dell’informazione ufficiale a larga diffusione…..lo stesso per i bombardamenti invernali che hanno dimezzato il potenziale energetico nazionale (in questo caso in realtà l’informazione è stata diffusa, anche se, chiaramente in funzione antirussa – per dimostrarne la brutalità ed ispirare compassione e supporto alla causa di Kiev – anche se così facendo ci si tradisce indirettamente), prima della consueta e beneamata pausa operativa nella stagione fredda che a suo modo aiuta anche l’informazione, consentendo di non dire NULLA di specifico e tenersi il più possibile sul vago. La buona stagione, viceversa, pone seri problemi: offensive russe, avanzate, azioni militari ad alta risonanza (…), ragion per cui i labirinti di parole non bastano più. Occorrono fatti concreti, successi da dare in pasto al pubblico, ma quali ?! Ci si risolve col mettere nella massima luce possibile gli attacchi di droni ucraini in profonità…le esplosioni nella grandi città, le raffinerie etc. Etc. In modo tale da OSCURARE tutto il resto per logico effetto: signori, qui non si tratta nemmeno di minimizzare i danni procurati dai droni ucraini (che ci sono e sono ingenti, lo si ammette anche qui), ma comprendere che la situazione per Kiev è ormai talmente compromessa, talmente grave da rendersi indispensabile una qualsiasi azione che dimostri che le forze armate ucraine sono ancora vive perlomeno. Che siano vive, in grado di arrecare danni: quest’ultima azione – il semplice provocar scompiglio – viene equiparata a “successo militare” (nella sua accezione più ampia).
Ci siamo quindi, il punto è il seguente: la grande azione militare ucraina per il 2026 consiste per l’appunto in quanto stiamo osservando da settimane, ovvero o suoi raid in profondità (tutto si riduce a questo, non può esserci altro). Ricapitoliamo schematicamente le azioni delle forze armate di Kiev per ordine cronologico:
2022 = nella seconda metà dell’anno (tra estate e autunno) parte la controffensiva che recupererà alcuni territori di valore a partire da Kherson e zona attorno a Kharkiv (il tutto però enfatizzato dai media al punto tale di far credere in una completa liberazione entro l’anno seguente).
2023 = si radunano tutte le forze possibili per un attacco che dovrebbe tagliare in due il Donbass, separandolo dalla Crimea: è così che si arriva alla collisione campale di Bakhmut (dove Kiev si brucia il meglio di tutto quello che aveva).
2024 = terza estate di guerra: a corto di forze da impiegare (già 2 anni fa) e nella consapevolezza che attaccando frontalmente in Donbass si fallirebbe di nuovo senza risultati, si opta per l’attacco a KURSK (originale). In pratica anzichè bruciare riserve per un attacco inutile si preferisce concentrarle su un obiettivo non prevedibile, nella speranza di alleggerire la pressione sul Donbass: il Cremlino però non ci casca, tira a vanti in Donbass e le forze ucraine nel kursk vengono comunque distrutte.
2025 = semplice: le forze di Kiev fanno NULLA per tutto il corso dell’anno, la prima volta nel corso della guerra. Non hanno più le risorse materiali per farlo (aiuto estero senza limite sì, ma non ci sono abbastanza uomini per difendere…figuriamoci attaccare).
2026 = Eccoci a noi. La realtà è che anche quest’anno non ci sarebbero forze sufficienti per intraprendere alcuna azione: Kiev però, per motivi di immagine, non può permettersi di ripetere il “nulla” del 2025 (pena crollo di fiducia da parte alleata), qualcosa va fatto, pertanto si mette in moto la campagna fatta di raid in profondità. Una campagna offensiva basata esclusivamente sui droni: in parole altre il surrogato di una campagna terrestre che non possono effettuare per mancanza di uomini ormai drammatica.
Tale ultima campagna in corso (il surrogato) per brillare ha bisogno di un potente alleato: i mezzi di informazione globale che ne enfatizzino gli effetti in modo carnevalesco, come abbiamo rimarcato nell’incipit. Si concede precedenza – a caratteri cubitali – ad un’offensiva fatta via droni (che possono fare danni ma non avanzare fisicamente sul terreno) per mascherare l’impotenza sul terreno e riducendo quindi, di fatto, a glorificare una campagna semi-terroristica. Con questo non si nega che i danni reali ci siano: il problema è un altro (che ci conduce alla parte più importante di tutto l’intervento**) ovvero che sarebbero gravi, sì, in un ottica di guerra a bassa intensità come stata sinora, ma che nell’ottica di una guerra TOTALE che tali attacchi rischiano di provocare (paradosso), sono da considerarsi soltanto moderati. Ecco, siamo arrivati al cuore: “guerra totale” è un’espressione che da sgomento, ma al punto in cui ci troviamo è da considerarsi sul tavolo delle probabilità.
Una manciata di dati: secondo le ultime rivelazioni compiute da gruppi hacker le forze armate ucraine soffrono un deficit di 2.4 MILIONI di uomini. (informazioni sono state ottenute dagli hacker nazionali PalachPro e dal gruppo NoName057 da database hackerati dello Stato Maggiore delle Forze Armate Ucraine, del Centro Transcaucasico per la Lotta alla Corruzione, di organizzazioni mediche ucraine e di obitori, inoltre suffragate in modo indiretto dal ministro degli interni ucraino nel denunciare in parlamento il numero di renitenze e diserzioni). La cifra includerebbe tutto (caduti e feriti non recuperabili, catturati e dispersi, disertori e renitenti al richiamo), ma complessivamente è quella riportata: se nell’agosto 2025 un’analoga fuga di notizie dava il totale di perdite ucraine a 1.7 MILIONI sin dal principio della guerra, questo significa che nel giro dell’ultimo anno l’emorragia è andata alle stelle (pesa molto il numero dei disertori e dei dispersi) presupponendo un deficit di 600’000 combattenti per ogni singolo anno di conflitto, in media.
Si tratta di un dato ancor più serio di quanto già non potrebbe sembrare: considerando che la riserva demografica totale di richiamabili era di 4.5 milioni (dichiarati 2 anni fa,) e che gli uomini già in armi sono all’incirca 900’000, questo indicherebbe che oggettivamente che approssimativamente qualcosa come il 75-80% di tale riserva è stata già utilizzata. Considerando poi l’impossibilità di arruolare i giovani nella fascia 18-25 anni (per un rischio di rivolta interna) questo semplicemente azzera o quasi il suddetto bacino (normale in un paese che fa 30 milioni di cittadini): ci si ridurrà a richiamare gente tra gli espatriati in UE con tutti i colpi di immagine che questo provocherà (ed anche così non basterà). A questo aggiungiamo che il bilancio di distruzione complessiva dovuta al conflitto è stata massimizzata nell’ultimo anno: le strutture energetiche convenzionali hanno cessato di funzionare (solo le centrali nucleari non sono state colpite per ovvie ragioni) il che comporta che la capacità di generare energia è stata neutralizzata a quasi il 70% rispetto all’ultimo anno di pace. 26’000 km di strade non esistono più.
Il bilancio ipotetico di una ricostruzione sarebbe pari a circa 580 miliardi di $, cui si aggiungono i debiti finora maturati con l’asse euro-americano che ha sostenuto la guerra finora, cioè 600 miliardi di $: se domani la guerra finisse Kiev avrebbe comunque un debito che supera il TRILIONE di $….qualcosa che l’economia ucraina impiegherebbe aritmeticamente 150 ANNI per pagare (si sottolinei questo anzichè ripetere che Mosca di questo passo ci mette 150 anni a “conquistare l’Ucraina”).
Sulla base dei dati grezzi stimati fin qui, lo stato nazionale ucraino è clinicamente morto. Morto o “inattivato”, oltre ogni possibile argomentazione di qualsivoglia schieramento tra i lettori che seguono. Malgrado tutto, il governo di Kiev ha optato per proseguire……il che rende il quadro pericolosamente singolare (attenzione*): la maggior parte degli analisti di buon senso concorda che il conflitto ucro-russo sia una grande proxy war euro-atlantica contro Mosca, dato che ci si serve dell’Ucraina come punta di lancia ad est. L’intesa Kiev-UE/USA è di micidiale semplicità: questi ultimi mettono denaro e mezzi di ogni tipo……..mentre Kiev mette la manodopera.
Sin dal principio l’Ucraina non aveva altro da porgere sul piatto che non la carne da cannone (quella che i figli di papà europei non possono mettere). Nessun high tech, nessuna capacità produttiva o intelligence propria…..unicamente la materia prima umana, di base, Kiev poteva offrire e l’ha fatto: a questo punto, dopo 4 anni ha fisicamente dato TUTTO quello che poteva dare….tutta la materia “biologica” di cui disponeva.
Da qui in avanti come prosegue allora ? Se Kiev non può nemmeno più mettere la carne da cannone al punto che le campagne devono farle i droni (offrti in soluzione illimitata da UE/USA), allora COSA mette ? In cosa consiste lo scambio ? In nulla: da ora in poi sono i robot e gli ordigni euro-americani guidati da AI a farla la guerra, servendosi del suolo e delle strutture ucraine rimaste, come se fosse un’estesissima base aerea di cui si ha utilizzo illimitato. Il punto è che il conflitto si sta evolvendo in modo tale da travalicare l’Ucraina stessa: il suo territorio nazionale è un semplice campo lungo il quale transitano armamenti occidentali, dato che di per sè non ha più risorse materiali nè umane. Le flotte di droni che manovra – l’unica vera arma che resta loro – sono fabbricate ed assemblate all’estero in territorio UE non violabile dall’aviazione russa. Il conflitto formalmente è sempre intitolato “Russia vs Ucraina”, ma se – oramai – tutto ciò che combatte e si muove sulla linea del fronte contro la Russia è di provenienza euro-americana, se di ucraino non c’è più nulla salvo i soldati (e tra un po nemmeno quelli che li hanno finiti) allora a questo punto come lo si può definire ?
“Scomparendo” fisicamente gli ucraini dal fronte e affidando il tutto a flotte di droni, intelligence starlink, etc. Si evidenzia come il conflitto sia a questo punto tra Mosca e l’occidente (con un proxy talmente allo stremo che lascia intravedere chi vi è dietro e tira i fili). Con la transizione materiale verso la rovina dello stato ucraino……….mano a mano che esso si smaterializza…….per forza di cose qualcosa dovrà prendere il suo posto al fronte e questo qualcosa altro non può essere che l’asse Washington/Bruxelles (nel senso che o questi ultimi devono farsi avanti a un certo punto, oppure sarà Mosca che dovrà riconoscere il territorio Nato come base avversaria, pena portare avanti una guerra dove l’avversario che ti colpisce non può essere a sua volta colpito). Sperare che i danni che Kiev assesta coi raid possano fiaccare Mosca, non tiene in considerazione il fatto che se essi dovessero superare una certa linea NON è la Russia a cadere (come si spera da occidente): se viene esautorato Putin, va al potere uno dello stato maggiore o dei servizi, un radicale che replicherà con lo sventramento dell’Ucraina che Putin non ha mai osato ordinare.
La capitolazione della stringa fortificata imperniata su Kramatorsk e Slaviansk sarà un’altra svolta di questa transizione verso l’ignoto: ancora una volta saranno sacrificati sui 70’000-80’000 uomini tutti assieme (tra cui unità d’elite), riserve che non vi saranno più dopo per difendere da colpi successivi. Con cosa rimane il paese? Un altro diniego alla trattativa: i prossimi 10 mesi quali perdite comporteranno ?
#TGP #Russia #Ucraina #Nato
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