“Putiniani d’Italia”: la disfatta giudiziaria del giornalismo forcaiolo
di LA FIONDA (Bruno Gravagnuolo)

Clamorosa stangata per il Corriere della Sera. Condannato a risarcire Alessandro Orsini con circa 32 mila euro tra spese e penale al professore di geopolitica, fatto oggetto di diffamazione e danneggiato sul piano professionale e di immagine. E i diffamatori sono, nell’ordine: Luciano Fontana (ex redattore capo de l’Unità), Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, colleghi condannati per aver affermato il falso due volte il 5 giugno 2022, in una pseudo-inchiesta velina intitolata “Putiniani d’Italia”, di cui Orsini sarebbe stato il capofila. Una rete attenzionata dal Copasir, dai servizi e attiva in sottofondo per propalare le tesi di Putin sulla guerra. Tutto falso.
La condanna è imperniata su due caposaldi. Anzi, tre:
- La falsità della notizia istituzionale (il Copasir allertato, ecc.);
- La falsità del suo contenuto;
- Il danno arrecato con questa falsità alla reputazione di Orsini.
Ebbene, non è la “bufala” del Copasir a essere in questione nella sentenza, come ripetono i soliti idioti in mala fede sui media di destraccia e sui social (sarebbe un dettaglio irrilevante). Il punto vero è la falsità non controllata dai giornalisti, rimproverati dalla Corte proprio riguardo all’etica professionale: la falsità non verificata della spectre russa e, infine, l’offesa incivile allo studioso.
Il Corriere si è comportato peggio di un foglio di mezza tacca, denigratorio e forcaiolo, con una paginata plateale del tipo Wanted. Mancava solo la taglia. Sbatti il mostro a pagina 3 con strillo in prima, mappe e retroscena. Una condanna esemplare, che non solo fa giustizia di una campagna infame e persecutoria, ma che squarcia il malvezzo paranoico e lesivo dell’altrui dignità di chi urla “putiniano” a chiunque osi sostenere che la guerra fu favorita anche da un’Euro-NATO correa di tragedia e invasione, e a chiunque si azzardi a sostenere che occorra un accordo con la Russia e la relativa iniziativa diplomatica.
La condanna arriva nel momento stesso in cui il duo Calenda-Picierno presenta una proposta di legge per zittire i “putiniani immaginari”, secondo il criterio inquisitorio di cui sopra: con chiusura di siti, stop a eventi artistici e sanzioni varie ai “filorussi” su istanze politiche o di privati all’Agcom! Una perfetta logica censoria, utile ad alimentare linciaggi e un senso comune infame (la Colonna infame manzoniana). Una sorta di Vannaccismo di massa anti-russo e anti-pacifista, secondo il modulo del “dagli all’untore” contro il contagio della peste putiniana.
Siamo in pieno tentativo di diffondere una psicologia di massa gregaria e autoritaria, del tutto organica e funzionale al riarmo da 6.800 miliardi, con mobilitazione di massa della psiche isterica guerresca. Cose già viste nei regimi dispotici, incluso quello putiniano, di cui i moderni Stenterelli nostrani sono l’equivalente speculare e rovesciato, in una versione da Dugin di “Europa Waffen Civiltà”.
Purtroppo, dal punto di vista di chi scrive, questi spiriti animali allignano anche dentro il PD. Lo abbiamo visto nella levata di scudi inquisitoria di esponenti di primo piano di quel partito allorché Goffredo Bettini osò ipotizzare la necessità di una trattativa con la Russia, difeso in quella circostanza apertamente da Orlando su Rinascita. Perciò è necessario, a questo punto, mettere a frutto la sentenza contro il Corriere in chiave etica, non solo per sancire l’inciviltà di un costume di opinione repressivo e fascistoide, ma per riaprire la partita a tutti i livelli — PD incluso — sulla necessità e la piena legittimità del voler “parlare con la Russia” per mettere fine al massacro di cui l’Euro-NATO fu ed è correa. E per combattere la filosofia keynesiana militare-industriale che ne deriva e che ci strangola. Argomento e idea-forza, questi, che possono e devono essere decisivi per sconfiggere la destra italiana (liberaltecnocratica o postfascista che sia) pieghevole a Trump e Von der Leyen.





Commenti recenti