Il Foglio, il fervore sionista e l’ignoranza su cosa sia l’università pubblica
da LA FIONDA (Alessandro Somma)

Il fervore sionista del Foglio è noto. Nessuno stupore, quindi, se si esibisce in un attacco contro la “lettera aperta firmata da una quarantina di docenti del Comitato Sapienza per la Palestina” con cui si “pretende dal futuro rettore o rettrice un impegno esplicito e vincolante contro Israele”: lettera liquidata come un “assurdo diktat” (articolo a firma della redazione del 22 luglio).
Lasciamo perdere il numero dei firmatari, che al momento sono circa quattrocento, ovvero dieci volte il numero indicato dal Foglio. E lasciamo perdere la palese manipolazione del senso della lettera, che non chiede un impegno contro Israele, bensì a favore della Costituzione italiana e del suo ripudio della guerra. Chiede invero che “Sapienza non sia implicata, per nessun motivo e ad alcun titolo, in collaborazioni scientifiche o progetti di ricerca collegati, anche solo collateralmente, alle istituzioni militari nazionali o estere e alle imprese attive nel comparto bellico”.
Quello che colpisce è la percezione del tutto fuori asse di ciò che l’università pubblica rappresenta, che per il Foglio è l’università il cui Rettore “deve garantire la qualità della ricerca, la didattica, la gestione delle risorse, la libertà accademica di tutti i docenti e studenti. E “pretendere il contrario significa trasformare l’ateneo in un attore di politica estera parallela, scavalcando governo e Parlamento”.
Nulla da dire sul fatto che si debba garantire la libertà accademica, ma quest’ultima non può essere assoluta e illimitata: vale anche per chi intende realizzare strumenti di sterminio e di morte o per chi lavora per annientare il fondamento democratico di una società? Altrimenti detto: la libertà accademica può muoversi fuori dalla cornice dei valori costituzionali? Ovviamente no, inclusi quelli concernenti il ripudio della guerra.
Ma non è tutto. L’articolo del Foglio ci offre l’immagine di una università che opera unicamente attraverso un vertice. Immagine molto diversa da ciò che l’università vuole essere: una comunità accademica le cui componenti sono rappresentate – certo in modo imperfetto – nella sue innumerevoli articolazioni. Una comunità chiamata a prende parte alla definizione del contributo che intende offrire alla società, ovvero a valutare le innumerevoli implicazioni della sua azione e a decidere come impiegare e come non impiegare le proprie energie intellettuali.
Per il Foglio, l’università che si muove in questo modo finisce addirittura per divenire un attore politico colpevole di scavalcare governo e Parlamento. Ma delle due l’una: o si tutela la libertà accademica o si afferma che la ricerca deve rispettare l’orientamento politico contingente. È un concetto semplice, che evidentemente sfugge da chi è accecato da eccesso di ideologia: quello che il Foglio imputa ai critici di Israele e delle sue politiche di genocidio, e invece finisce inevitabilmente per accecare chi è pronto a tutto pur di sostenerle.





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